Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Maladì
ed-ema,un salto nel palato
ovviamente mortale.
Chiedo se sta ancora piovendo,
si.
Nonostante tutto
questa camera ardente
ancora mi riesce di sopportarla.
Eppur si muore.
Qualcuno chiami un dottore,
magari un buon medico legale,
la morte mette appetito
è già ora di cena
Cammina freneticamente per le strade della grande città ; non si ferma, cammina a ignoranza, dove la porta il corpo. Il vento le scompiglia i capelli e la brezza fredda colpisce la gambe, coperte solo dai collant a righe e una minigonna estiva. Non le importa niente del freddo, quasi non lo sente. cammina ininterrottamente, alla scoperta delle stradine più remote. Ogni tanto si ferma per guardarsi attorno e realizzare che si trova davvero lì. E' fantastico. Ha un mistino anni '80 nel lettore e tiene il volume al massimo, per avere solo la musica nel cervello. Nessun pensiero, solo musica e città . La sua ossessione per gli sguardi è sempre più viva, più che mai in questa città straniera. Ogni volta che si siede in metropolitana spera di incrociare qualche sguardo interessante, e un paio di volte è successo, e, uao!, che emozione! Al pomeriggio tardi si dirige verso casa, camminando per la Hackney Road, e si sente quasi appartenente a quel posto. Vuole davvero vivere lì tra qualche mese? Sì, lo vuole davvero. Quando rientra nella piccola dimora la mente inizia a riempirsi di pensieri, belli o brutti, tartassano la mente finchè non si addormenta; ed ecco gli incubi, inevitabili, improvvisi e inaspettati. Nel cuore della notte si sveglia sudata, con le lacrime agli occhi e una grandissima voglia di strillare. Sogni pesanti, terribili, pieni di dolore. Non riesce a capacitarsene. Trascorre giornate splendenti ma la notte.. la notte è il terrore. Eppure è felice.
Non ci sono piu' lettere nella cassetta. Basta, nessuno scrive piĂą. e poi largo.. vai a largo.. cosa potrei dire? direi che mi manchi? direi che ti perdono per tutto quello che hai fatto? Si, direi forse. E' tutto qui. Sto facendo tutto qui. tutto. tanti punti che si uniscono verso l'infinito..come con il monocolo, raggiungono, convergono, sempre verso lo stesso errore. impressionante la caparbietĂ di certi locuzioni.... ARIA, ARIA. palindromi dell'opposto? oppure soltanto IRA?
Rosso
Il silenzio
che si frange
nel cornicione
rosso
di una mano
aperta
Nel sangue
lasciato
dall’onda
rossa
nella pietra
di una vena
aperta
Affonda
nell’onda
rossa
di ferro
contorto
una mano
aperta
Rossa
di sangue
Riassunto:
Il protagonista si reca al "L.A.Noir". Si presenta all’appuntamento sperando di trovare una buona cena ed una bella cantante jazz.
LO SCOGLIO
Da mangiare ce n’era, e c’era anche la bionda.
Gli spaghetti allo scoglio si presentavano appetitosi ma, un po’ come tutto in quel locale, l’apparenza non rispondeva alla qualità culinaria. In effetti non si capiva se il "L.A. Noir" era un ristorante, un pub, una sala da concerti o un night. Più che altro sembrava che cercasse di essere tutto contemporaneamente e ciò, inevitabilmente, abbassava la qualità dell’insieme. Soprattutto non c’era niente di buono da aspettarsi da una trattoria dove si mangia come in un night, e nulla di entusiasmante in un piatto in cui tutti i sapori erano confusi. Comunque cenò, annaffiando lo scoglio con un prosecco decisamente troppo frizzante.
Non c’era la musica dal vivo ma c’era la bionda, più interessante degli spaghetti anche se non cantava, troppo impegnata a singhiozzare e piangere. Non cantava ed infatti la pedana dell’orchestra era deserta. La musica dal vivo era stata sostituita da una colonna sonora di sottofondo jazz che dava l’impressione di essere stata più o meno improvvisata. Quando era entrato c’era "Almost Blue" nella versione di Gwen Stefani per le No Doubt e quando aveva finito gli spaghetti si era già tornati allo stesso brano, eseguito stavolta da Diana Krall. Dal canto suo la cantante bionda aveva continuato a piangere sommessamente, seduta al suo tavolo, senza bere né mangiare. Era una bella ragazza, con tutti numeri al posto giusto e perfino il classico vestito scollato di lamè. Aveva esattamente l’aspetto che ci si può aspettare per una cantante jazz ma non cantava. Ed era quello il problema.
"Devi ritrovarla… - gli aveva detto fra le lacrime – devi ritrovare la mia voglia di musica"
La richiesta, messa in quei termini, non era molto piĂą strana di altre pretese che gli erano state rivolte. Il boss del locale, peraltro, si diede da fare per riportare il tutto nella normalitĂ piĂą assoluta passandogli una foto di gruppo davanti alla facciata di una chiesa.
"Non ho altre immagini – spiegò – ma lì la si vede abbastanza bene"
Gli indicò la bambina nella foto, tenuta per mano dalla cantante che stava esattamente nel centro. Dall’altra parte la bionda stava a braccetto di un tipo con un sorriso smagliante. Ai lati del trio c’erano le due coppie di testimoni. Ultimo a sinistra si vedeva il prete.
"Per identificare una persona non si dovrebbero usare le foto di cerimonie - commentò mentre se la infilava in tasca – la gente sta in una posa che raramente viene assunta nei momenti normali"
"Non c’è di meglio – gli replicò il boss – Quantomeno è recentissima e poi lì hai anche qualche indizio…"
Non replicò. In effetti in quella foto c’era praticamente tutto quello che gli avevano raccontato: la bimba smarrita, il nuovo marito, il matrimonio appena celebrato, i testimoni, il prete e la chiesa. Mancavano molte spiegazioni che, come sempre, non gli volevano dare. Come sempre, lui lo sapeva, le avrebbe avute. Tutto a suo tempo.
Per il momento, bevuto il caffè ed i grappino finale, non gli restava che togliere il disturbo. Aveva già una mezza idea di dove andare a cominciare le ricerche e ci sarebbe andato subito.
Fandango scaleno
Bella cazzata davvero
Quella che si sta per suonare
Partitura per quattro ergastoli
Pure se nessuno poi muore
Serenata senza sangue,
arpeggiata col piombo,
ouverture al fosforo,
che piano,che messinscena
Uno entrare in banca
Due indossare passamontagna
Tre impugnare le pistole
Tre o quattro colpi in aria,
tanto per farsi notare,
poi gentilmente offrire
ai quattro piĂą sfortunati
passamontagna e pistole,
solo che questa volta
son rigorosamente scariche
gioco bello che fatto
occhi senza faccia
e nemmeno una via d'uscita
Tardi per tornare indietro
Tardi per cambiare idea
Recuperare il contante
Solo dollari americani
Facili da spacciare
Semplici da sballare
Trattare condizioni per fuga
Mediante esplicita richiesta
E via su nel pulmino
Di corsa all’aeroporto
Tutti dentro l’aereo
Non allacciare le cinture ma,
Per quanto ci si possa riuscire,
Vedere di raffreddare gli animi
Affilando bene i neuroni
Indossare il paracadute
Tutti poi giĂą
Nel culo di New York
Si,la megalopoli
Solo dopo aver diviso i quattrini
Senza tradire mai,
Dovesse cascare il cielo
Piano quasi perfetto
Azione assai repentina
Difficile l’identificazione
Gente da terra bruciata
E ancora,
commistione con mondo cialtrone
miserabile o barbone
gira che ti rigira solita guerra tra poveri
la solita guerra tra poveri
lento ritorno poi
alla vita compassata
compassata e normale
grazie,
per la collaborazione e per i duecentocinquantamila
dinero contante l’ho detto.
Bella cazzata per l’appunto
Nefanda,fulgida e amorale,
Ma strano come guarda il caso
noi stiamo volando giĂ
L’INVITO
Difficile ignorare un invito. Magari non lo si accetta, o si prendono adeguate riserve, ma ignorarlo radicalmente è difficile, quasi impossibile.
E quella sera non aveva scuse valide o eccessive preoccupazioni per non prendere in considerazione il biglietto che gli era stato recapitato. Lo sfondo nero, decisamente luttuoso, ed il testo minimalista non garantivano un incontro allegro ma si era ormai rassegnato ad essere coinvolto in storie infelici. Una di più non sarebbe stata letale.
Fu quell’ultimo pensiero a fargli ricordare, quando aveva già addosso il cappotto, che era comunque opportuno prendere almeno una minima precauzione. Frugò nel cassetto e, tralasciando deliberatamente la pistola, raccolse il tubetto di spray al peperoncino e lo mise nella tasca della giacca. Confidando che la misura fosse sufficiente si calcò il berretto in testa ed uscì nella pioggia.
C’era da attraversare mezza città per arrivare a destinazione. Il traffico era modesto e la sua piccola macchina sportiva poteva permettersi qualche sprint fra un semaforo e l’altro delle larghe strade che attraversavano la periferia disegnando i perimetri dei quartieri in cui la la metropoli era stata, più o meno arbitrariamente, divisa. Lo stereo a basso volume diffondeva "One More Kiss" nell’abitacolo e i tergicristalli lasciavano lunghe striature sul vetro, impegnati nel vano inseguimento delle nuove goccie che lo colpivano aprendosi come fiori in cui si rifrangevano le luci rosse dei fanalini delle delle auto che lo precedevano. Un’immagine classica, pensava, una di quelle che non possono mancare in un film noir, dal Falcone Maltese a Blade Runner. E, del resto, lui aveva la piena consapevolezza di muoversi in quell’ambiente, cristallizzato in un ruolo che un po’ era stato la sua fortuna, un po’ la sua condanna. Solitario, tendenzialmente triste, inevitabilmente destinato ad essere pestato una volta dai gangster un’altra dai poliziotti. Sperava almeno che nel locale in cui era stato invitato ci fosse una bella cantante alta e bionda che intonasse melodie jazz. Quel tipo di donna era la sua specialità: se ci fosse stata si sarebbero riconosciuti a prima vista. Era inevitabile. Ed era inevitabile che, dopo un’ardente passione, si sarebbero dovuti lasciare conservando un dolente ricordo l’uno dell’altra.
L’altra speranza era che al "L.A. Noir" ci fosse qualcosa da mangiare. Stava mettendo su chili da quando aveva inutilmente cercato di smettere di fumare. I suoi sforzi erano durati per sei mesi, poi si era arreso ma il sovrappeso non era sparito. Lo aveva combattuto con le armi delle diete dissociate e, infine, si era arreso anche a quella sconfitta. Era parte del personaggio, fatto di cibi speziati e superalcolici.
Accese la sigaretta poco prima di vedere, sulla destra, l’insegna del "L.A. Noir", decisamente più adatta ad un’esercizio di pompe funebri che ad un locale alla moda. Trovò un parcheggio una ventina di metri più avanti che poi ripercorse a piedi bagnadosi sotto la pioggia battente. Un ombrello gli avrebbe fatto comodo, pensò, ma avrebbe stonato con la sua immagine. E non poteva proprio permettersi una stonatura.
Stefano Eroe
Nelle ultime 24 ore i flash back non mi stanno dando tregua.Che stia impazzendo?Si,flash back,flash back continui. Spezzoni di vita pre e matrimoniale.Io che mi sveglio,lei li che mi guarda.Mi giro ed eccola la ai fornelli,angelo della mia cucina.L’ho anche chiamata stamane,dalla doccia.Sono dovuto andare,bagnando tutto,a prendermelo da solo,l’asciugamani.Flash back.
Che fare?Rassegnarsi,piangere,riconquistarla con tutte le forze?Del tutto inutile,dal momento che Lei ha deciso.Abituata troppo male.Mai un passo indietro.Bisognava Pensarci Prima..
Almeno non ci sono in mezzo bambini.Non li ha voluti.Neanche a loro.
“L’anello debole della catena è anche il più forte”.Perché?non me lo ricordo;e credo che neanche c’entri niente.
Musica lirica. Si,musica lirica e gas metano,questa sembra una buona soluzione. Andrò a trovarla la notte,io spirito. Veglierò sulla sua frigidità . Mmh,credo che ci sarà molto lavoro da fare.
Mi auguro solo buona fortuna;no anzi,non mi dimenticherò facilmente,la coscienza è un animale testardo,lo diceva anche quel libro:”l’albero della cuccagna è stato raso al suolo,dava troppi frutti amari”.Ma si,lasciamoci cullare dall’odio,padre di tutti i pomeriggi.Sviluppiamo la vis amarognola e acidula;ci mancavano pure le turbe adesso.
Noi, i grandi trombati della storia,abbiamo fatto la nostra epoca.Siamo Epocali,come certe romanze grigio-verdi e acefale.Travisiamo tutto e non ci rassegniamo mai a niente.
Sento che il grande Dio Loboctom si sta impossessando di me. ChissĂ come comincia una follia?
Impossibile rimanere impassibili.Non sono mica quel santo da Norcia. No,non impazzirò comunque,ho già deciso. E non lo farò per buon gusto,una questione che mi sta molto a pena.Anche se,anche se..
Quello che veramente ci vorrebbe in questi casi è un Neopaganesimo.Senza pudori io mi rivolgerei al Dio degli Inconsolabili.Starei li,tranquillo,a vomitare un mare di rivendicazioni,di scuse e di scusa. No,non impazzirò adesso.Almeno non lo farò nel senso classico delle trame.Diciamo che il mio sarà un martirio prolungato,uno stillicidio di autocommiserazione. E in quanto a Lei,non intendo realmente indagare sulle sue potenziali frigidità di una sera,anzi,meno soddisfazioni le darò meglio sarà .La ignorerò e basta.
Però,una denuncietta per abbandono del tetto coniugale è un’idea sinceramente stuzzicante,chissà che non me la permetta uno di questi giorni,tanto per farle ingoiare qualche rospo.Già ,una denuncia,fatta con tutti i crismi,carta e marca da bollo.Da ritirare magari all’ultimo momento per rivalutare grandemente la mia figura alla luce di tutta questa magnanimità di fondo.Il “buon padre di famiglia”,astruso concetto forgiato per cercare di ingabbiare il significato di buon senso.
Potrei anche accontentarmi di ciò che la vita mi ha offerto finora,e sedermi in disparte a farmi i conti in tasca.Eh si,a volte ingenuamente e per condire il concetto di fascino,ci illudiamo che la vita somigli al poker.Purtroppo non è così,non è quello il gioco che simboleggia la nostra mistica esistenza.Spiacente ma non è quello.La vita è decisamente più assimilabile agli shangai,quel gioco dove si deve andare avanti togliendo,una alla volta,bacchette variegate senza creare smottamenti e nemmeno barare.Anche noi,dobbiamo in qualche modo proseguire in questi termini,e per quanta circospezione si possa adottare il rischio di smuovere altri pezzi è grandioso,e va a finire che perdiamo spesso,praticamente sempre. L’alternativa è una vita statica,l’immobilismo assunto a principio,il nulla come premio,anche nella migliore delle ipotesi. Ecco,un bel nulla in salsa tartara è quel che ci vuole per farla finita.Come sono contento di averlo trovato
FECONDITA'
Oggi mi sento bene, un Balzac quasi; ora porto a termine questa linea.
Accidenti alle parole. Una volta uscite di bocca non le puoi piu' tirare indietro.
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