Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Piume di cristallo
Se la cosa fosse diventata di dominio pubblico,
Il punto è che a volte si illude di stare bene, vede la neve, guarda la neve cadere e si rallegra, e pensa che non tutto è perso; basta una parola di troppo, però, per mandare tutto a puttane. La puzza di fallimento le si appiccica addosso, come la puzza dell'hennè rosso vivo, e nemmeno il dolce profumo della vaniglia riesce a cacciare via il cattivo odore. Vede tutto marrone, perchè il marrone è veramente il colore più schifoso di tutti. Il colore della cacca. Pensa che ormai è alla fine dell'adolescenza e non può permettersi scazzi per parole di troppo o per sguardi mancati, ma non riesce a rimediare, non riesce a crescere, in un certo senso. Dorme nel lettone reale, il lettone dei suoi, che ora sono lontanissimi, e si sente la piccola principessa, iperimpaurita dalle ombre informi che immagina girovagare per la stanza. Quelle ombre che la perseguitano ogni notte, non ben definite ma presenti, forti, e tenebrose, fin da quando era solo una bambina. C'è quello spiraglio, inoltre, nella vetrata di quella stanza, che dà all'esterno: intravede la neve sui monti, e la sua mente formula immagini vaghe di ipotetici e improbabili maniaci di ogni tipo, pronti a sfondare quella vetrata pur di rapirla e poi boh, ucciderla. Immagina ogni scena tipica di film con assassini mascherati da giocatori di hockey, o mani dalle unghie lunghissime, o inquietanti clown. Immagina ogni scena della sua infanzia, dei suoi primi 4 anni di esistenza, in cui aveva incubi ogni notte, in cui vedeva piangere sua madre. La sua mente non si ferma, non riesce a bloccarsi. Così ogni notte. Caos e insicurezza. Sentimenti mescolati, sensazioni gelide, canzoni tristi. Non trova l'equilibrio, ha crisi isteriche, è intollerante verso ogni essere, verso ogni cosa. Solo quelle sere, in cui si sfoga ballando, riesce a trovare la libertà, la pace interiore, il sorriso pieno di luce.
ma stasera non è una di quelle
neve
Il pianista
Avevo appena ridotto in frantumi due negri carismatici. Esecuzioni operate senza tagli.Forse il clima infame che si respirava aveva deteriorato anche le mie falangi,normalmente ispirate a dovere. Oppure era il fatto di non sentirmi addosso gli occhi di Claudia a mettermi a disagio.Non era potuta venire.Come ieri del resto. E ieri l’altro.
Come facessero le cose,nonostante tutto,a marciare era una cosa di cui mi sfuggiva il senso.Puro istinto di sopravvivenza probabilmente,o fottuto atto di fede.La stessa fede che a me mancava.Si erano dimenticati di affibbiarmela all’entrata.Io credo nel potere taumaturgico delle palpebre.Quando queste calano,gli Dei scendono a cercarci.La morte oggi invece è dappertutto.Una stagione spietata che di abbassare il sipario sembra proprio voglia non saperne.Una stagione grottesca. Processi,pochi, celebrati in piazza,causa di forza maggiore.Centotre tribunali saltati in aria in otto mesi.Carceri che scoppiano di detenuti.Che forza.Di motivi sul perché non pesti adeguatamente i tasti del mio Yamaha ce ne stanno in abbondanza.Non ultimo il salario di ogni serata.Settanta Euro,in nero.Uno passa venti anni di fronte agli spartiti e ad un maestro con l’alito cattivo,poi è costretto a mendicare un ingaggio da rapina,coi nervi scoperti.La porta è da quella parte,lo so,me lo ricordo. Ma la speranza che avevamo di diventare un giorno artisti è dura a morire,quasi quanto è facile insistere nei nostri vituperevoli vizi.Nel bene e nel dolore.Certo che non è potuta venire Claudia.E’ troppo impegnata lei,a mandare odore di tartufo andato a male dal pavimento della sua casa in collina. E credo proprio che non verrà a sentirmi suonare per un bel pezzo
Domenica del tempo ordinario
E così sarebbe successo oggi.Ci stavi rimuginando da così tanto tempo che non speravi più di trovare il coraggio.Ma è alla lunga impossibile resistere al fascino di quegli angeli che osano sfidare gli Dei a mostrargli il loro vero volto.La quiete tenebrosa gli calibra lo sguardo.Quando il buio si complica è come andarsene a spasso con l’assassino. E’ un viaggio di piacere in tintoria quando si complica,il buio.Intarsiate connivenze con la morte con la quale si gioca a tirar tardi. "Vado a interrogare me stesso":la tua pistola per Plutarco.Anche lo stomaco ha avuto la sua parte.Una cena leggera,direi di classe:gamberi e mazzancolle,il tutto irrorato con un bianco fresco di Sicilia,a parziale risarcimento per un padre che il mare si è mangiato.Non hai bisogno di mascherarti dietro finti sorrisi o berretti verdi,è un regalo solo per te questa notte. L’asfalto è ceduto nella strada che ti porta alla scimmia che conosce il fuoco che cammina.Schivi due pozzanghere dove potrebbe nascere della vita,un giorno o l’altro.Sembrano lì da sempre.Ti apre scalza,addosso ha solo una vestaglia che ha l’aria di chi sa di essere stata una tenda una volta.Anche in quel contesto squallido è meravigliosa,e pure ti sorride. I soldi.Li vuole adesso i soldi.Si raggiunge attraversando la cucina,la camera da letto.Una rigogliosa fauna stecchita ricopre indizi di ceramica.Ti lasci spogliare come un bambino travolto dal sonno davanti alla televisione.Nel mentre,bisbiglia istruzioni a una troupe di fantasmi.Il lampadario si spegne col soffitto arancione.Disteso dal letto la vedi svestirsi in controluce.Ha un corpo così bello che ti metti a tremare. E viene proprio verso di te.Qualcosa ti tocca una spalla.Sobbalzi cercando l’abat-jour. No,non farlo,è solo un grillo,t’implora lei adesso.Lo scenario è mutato,il grillo è sparito. Rimane solo lo spettacolo di un cimitero del suo mezzo milione di buchi aguzzi che ti guardano.Un corpo di spugna. E il fuoco ora cammina con te,mentre nudo con due balzi ferini conquisti l’uscita e una luna da codardi,finalmente magnifica.
Riassunto:
Incaricato dalla cantante jazz del club "L.A.Noir" ha, come unico indizio, la foto di un matrimonio. Recatosi alla chiesa viene tramortito nella notte e, ore dopo, soccorso da una donna e da un prete.
NIENTE
La voce stridula apparteneva ad una ragazza magra con i capelli colorati, grandi orecchini e piercing sia al naso che all’ombelico. L’aveva già vista, altre volte, nel bar-tabacchi davanti alla chiesa. Non aveva assolutamente l’aria della perpetua anche se si sarebbe potuto scommettere che fra lei ed il prete ci fosse, almeno occasionalmente, qualcosa di più di un rapporto di buon vicinato.
Il prete aveva, invece, una voce calda e baritonale. Purtroppo era assolutamente stonato ed erano note le sue maldestre esecuzioni di salmi e di rythm’n’blues.
I due lo aiutarono a camminare fino alla porta della chiesa. Spingendo il battente il prete fece un impercettibile segno alla ragazza che non entrò, allontanandosi con un saluto a mezza voce. Sospinto dal religioso varcò la soglia della chiesa. Ogni volta che gli accadeva una cosa simile senza che l’edificio gli crollasse addosso avvertiva un chiaro segno dell’inesistenza di Dio. Solo una volta ne aveva parlato con quello stesso prete che l’aveva chiamato blasfemo e gli aveva spiegato che, invece, era un segno dell’infinita misericordia dell’Onnipotente. Ognuno era rimasto della sua idea e non ne avevano parlato più.
Ritrovate adeguate energie non ebbe bisogno d’aiuto per attraversare la navata della piccola chiesa romanica fino a raggiungere la porta della canonica. Conosceva bene la strada. Camminando, col prete che lo seguiva, si tastò nelle tasche scoprendo che, incredibilmente, non era stato né perquisito né derubato. Aveva ancora il suo portafoglio e la foto. C’era da essere soddisfatto anche se ciò gli rendeva più oscuro il motivo dell’aggressione.
Entrati in canonica i due attraversarono il corridoio che da una parte aveva la stanza dove il prete teneva i suoi paramenti e dall’altra gli ingressi della sala prove dove durante le sere della settimana venivano ospitati gruppi di musicisti agnostici e senzadio. Il tabellone all’ingresso indicava il programma di quei giorni. Erano gruppi ben conosciuti nella zona: da quelli che facevano jazz a quelli che si esibivano in cover dei pink floyd, dei zz-top o dei metallica. C’era un po’ di tutto. Quanto al prelato i suoi gusti erano rappresentati dalla musica che proveniva dall’ultima stanza, la cucina immersa nel sound degli Abba, amalgamato con l’odore del caffè e della pancetta affumicata.
Entrando in cucina fra sé e sé dovette ancora una volta riconoscere che non c’era musica migliore degli Abba per benedire una giornata iniziata a uova e pancetta.
Il prete corse alla padella, lasciata sul fuoco, mentre lui si accomodò al tavolo in legno massiccio lasciandosi cadere pesantemente sulla sedia più vicina.
Senza nemmeno chiedergli se la colazione all’inglese fosse di suo gradimento il reverendo gli mise davanti un piatto fumante di uova strapazzate e pancetta calda. Preparò per sé un’analoga pietanza e mise fra loro una bottiglia di succo d’arancia ed una brocca di caffè caldo.
"Non credo tu ti sia scomodato per venire a fare colazione con un pazzo prete di periferia – gli disse mentre cominciava a mangiare – Sputa il rospo!"
Armeggiò con la forchetta seguendo il ritmo di "Waterloo", giunto quasi alla fine.
"Sono stato al L.A.Noir, ieri notte…" disse infine ingurgitando la prima forchettata della colazione.
Il prete fece un cenno d’intesa. Anche lui conosceva il locale, quantomeno per la musica se non perché si trattava di un luogo di perdizione. Del resto se la bella cantante si era spinta fin lì per la cerimonia non era un caso: il suo gruppo usava la sala di musica della canonica così come molti dei complessi che si esibivano nei paraggi.
"La bionda non cantava – aggiunse allora, centellinando le parole fra una forchettata ed un sorso di spremuta – dice che non si sente più la musica"
Nel frattempo gli Abba eseguivano "Mamma Mia".
"Un gran perdita, secondo te?" replicò il prete infilando nelle fauci il pane intinto nel sugo.
"Un gran paio di tette… - ridacchiò lui di rimando – e comunque è una perdita se mi ingaggia per scoprirne il motivo"
Il religioso trangugiò d’un fiato una tazza di caffè.
"Scoperto qualcosa?" chiese dopo.
Sorseggiò la sua tazza, si grattò in testa nel punto dove era stato colpito, poi mise una mano in tasca e tirò fuori la foto della cerimonia.
"A parte la botta in testa – rispose infine – finora non è successo niente!"
Eccoci. Alla festa.
Eccoli. Alla festa.
Nessuno di loro in realtà sa bene perché è lì, nessuno di noi in realtà sa perché siamo qui, solo un istinto sano di parlare, comunicare con qualcuno, dirgli guarda che esisto, guarda che esisti.
Eccoci. Eccoli.
Questa moltitudine che si sposta come gli gnu del bengala, come gli uccelli zarzagoni del Venezuela, come una qualsiasi fauna bestiale, eccoli, eccoci, spinti in vortici e maree, portati da un vento atavico, ancestrale.
Non c’è nulla di importante nel far parte di questa festa, non c’è niente di più tragico che non farne parte.
Nottata di sguardi intensi, liberazione dell'anima, e complimenti. La sua vita perfetta, insomma. Ha ballato per se stessa e per uno sconosciuto. E' incredibile come riesca ad essere così disinvolta quando scatena il suo corpo, mentre quando si tratta di parlare e di rapportarsi con gli altri è tremendamente impacciata e chiusa. La musica scorreva nelle sue vene, e lei era completamente trasportata da ogni nota. Stava scaricando il peso di quella settimana, di quelle lacrime insensate e della sua odiata insicurezza. Stava bene. Dopo qualche ora, era in piedi, ferma, per guardarsi intorno. Poco prima aveva ballato per un ragazzo, sperando di catturare il suo sguardo. Il suo desiderio di sentirsi guardata mentre ballava era impressionante. Voleva gli occhi su di lei, voleva caricarsi l'autostima, ormai svanita. Niente, però, il ragazzo non l'aveva guardata, o almeno così lei era convinta. "Sei sensuale, ad ogni tuo movimento". !!!! Oddio! Era lui! Proprio lui! Le sue guance si infiammarono, il cuore pulsava fortissimo, era esaltatissima. Un "uh..grazie" sono le uniche parole che le uscirono di bocca ma lui non voleva abbandonarla subito: "Sabato prossimo ti ritrovo qui?"
No, sabato prossimo non si rivedranno. Lei vorrebbe, vorrebbe ballare nuovamente per lui ma amici drogati dalla play station di suo fratello, e un naso orribilmente intasato non le permetteranno di muoversi di casa. Starà male, e affogherà il dispiacere in una tinta hennè, che provocherà un gran puzzo di fango morto nella sua testa.
Avrebbe voluto un lieto fine.
Lost,found.
Non gridano vendetta questi corsi.Disperano a fuoco lento ma facilmente dimenticano un volto gracile,sfinito da una fuga oramai giunta al termine. Circoli sconosciuti nascondono altri pianti composti gridati in idiomi venuti da soli disfatti,pieni di mosche titaniche. Piccola e bastarda città,non sarà facile riabituarmi a te.Tutto mi sembra il nulla già vissuto.Vetrine di limoges incancrenite da tarli con la lingua blu,che sostituiscono latterie fuori soglia ,e una gioventù scappata via di casa sono insormontabili vestigia di un avvenire con le gambe corte.Eccolo il mio amico Lucio venirmi incontro,quanto tempo.Le pacche sulle spalle non fanno per noi.Meglio minuziose complicità silenti innaffiate con orzi trattati,e un Endrigo remixato a fare da tappezzeria.Pietosi veli vengono stesi su ingenuità manifeste venute a galla.Anche lui è tornato questo mese,ancora scosso.Si è perso la moglie.La mia sorpresa scioglie la sua lingua avara. Era sposato da due mesi con una bielorussa salvata,in un’alba da tregenda,da una piazza che mostrava il suo lato perverso.Un vino maramaldo l’aveva consegnata ad una fossa di orchi da bar.Turpitudini incarnate,così animalesche da dare la sensazione che stessero invocando a gran voce una rapida ed eterna fine del mondo e del proprio schifo. L’aveva raccolta,e si erano lavati via due passati angusti surrogandoli con un presente che sapeva di ebbrezza di futuro.Ma era durato poco.Forse distrattamente avevo letto qualche cronaca sulla scomparsa di una straniera. I particolari me li racconta lui,come un fiume uscito dagli argini.Gli chiedo se è tra gli indagati. Si,compare nel fascicolo. Fintantochè non si trova un corpo non esiste un reato,solo semplici presunzioni. La cerca dovunque e il lampo antico che ritrovo nei suoi occhi mi dice che non ha intenzione di fermarsi adesso. Saliamo sulla mia macchina.Percorriamo strade che escono fuori da ricordi di giorni sfuggiti di mano,pieni di vuoti a perdere.Strano che i nostri fegati gli siano sopravissuti.Nella zona sportiva un faro è stato dimenticato acceso. Lucio vuole scendere. E non c’è nemmeno bisogno di scavalcare.Lo vedo entrare in area scartando la sua ombra puntando dritto verso il sette,per poi correre sotto la curva ad esultare.
c’è da chiedersi se, a fissare quelli occhi morti luccicare nell’oscurità, avesse già realizzato che il dato sensibile (in questo caso la curiosa scena che era venuta a comporsi di fronte al suo sguardo stupito) potesse essere interpretato, con un minimo margine di errore, come la prova definitiva ed inequivocabile che da quel corpo non spirava più alcun alito di vita, e che quindi si poteva giungere alla conclusione, per quanto piuttosto sgradevole, che quello che le stava di fronte non era più suo figlio, bensì il suo cadavere torturato con perizia forse eccessiva
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