L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

lunedì, 28 febbraio 2005

COVER COMPILATION

Riassunto: Identificati i personaggi nella foto del matrimonio, si continua ad indagare.

L’adsl della canonica era veloce quanto bastava per consentirgli di raccogliere abbastanza in fretta indirizzi, numeri di telefono e dati biografici dei tipi della foto. Un provvidenziale peer-to-peer gli permise di masterizzare una compilation di brani eseguiti dai vari gruppi in cui i musicisti avevano suonato. Finì il lavoro che era già ora di pranzo, giusto in tempo per farsi invitare dal prete a mangiare qualcosa. In cucina c’era la ragazza del bar-tabacchi, indaffarata ai fornelli, che sfoggiava una capigliatura ispida tenuta dritta da un buon paio di etti di gel extraforte.
Poco dopo, arrotolando sulla forchetta i bucatini che grondavano sugo e peperincino, la barista disse la sua riguardo la selezione che ascoltavano in sottofondo.
"Dev’essere successo qualcosa di strano – sentenziò – se ormai le cover hanno superato i pezzi originali"
"Superato?" la interrogò il detective.
"Di numero e di qualità, in gran parte – ribadì la moicana mentre il ferro della posata si scontrava con quello del piercing alla lingua – Sarà l’effetto di Napster, tutto il materiale che trovi sulla rete… o forse la capacità degli interpreti ha surclassato l’ispirazione degli autori?"
"Spesso dagli autori ci si attende troppo, molto di più di quanto possono dare" le replicò l’investigatore mentre mangiava cercando di proteggere con un tovagliolo troppo piccolo la camicia seriamente minacciata dagli schizzi di sugo.
"Io la vedo in un altro modo – intervenne il prete che, non molto poco preoccupato di macchiarsi la tonaca – In un certo senso siamo tutti delle cover… sapete: è per via di quella vecchia storia dell’essere stati fatti ad immagine e somiglianza"
"Niente di nuovo fuori dalla mente di Dio" sentenziò la ragazza, con aria ispirata.
"Amen – aggiunse il detective – Siete degli eretici e negate il libero arbitrio"
"E tu sei un blasfemo – replicò il prete finendo la pastasciutta – Non è una questione di coscienza. Se il Signore ci ha dato solo sette note avrà avuto i suoi motivi, a noi non resta che prenderne atto"
"Non mi aspettavo una predica in difesa del plagio, e nemmeno una giustificazione alla pigrizia"
"Chiamala piacere della contemplazione e la tua svogliatezza assume un aspetto migliore. Comunque qualcosa va fatto per salvare le anime che hanno perso la capacità di provare e destare meraviglia"
Il detective ritenne che quella fosse un’esortazione a riprendere il suo lavoro. Qualcosa andava fatto e la cantante bionda doveva ritrovare il suo gusto musicale. Era una battaglia piccola contro l’apatia del cosmo ma, se l’avesse vinta, sarebbe stata un punto a favore.
Riprese le sue carte, salutò alzandosi e riprese la via verso l’uscita.
Giunto alla macchina, rimasta abbandonata davanti alla chiesa, si accorse di avere dimenticato il disco nel lettore del prete. Tornò sui suoi passi rientrando in canonica.
I gemiti che udì arrivando alla porta della cucina non lasciavano nulla all’immaginazione. Restò solo un attimo con la mano sulla maniglia chiedendosi se era giusto o meno entrare, risolse immediatamente il dilemma ed aprì la porta indirizzandosi allo stereo che ancora suonava il suo disco.
Il prete, con la tonaca arrotolata e mutande calate, stava impartendo la sua benedizione alla ragazza stesa sul tavolo fra i piatti ed i bicchieri.
"Non siete solo eretici – ridacchiò l’investigatore – Siete anche due sporcaccioni"
"Taci peccatore! – gli fece eco il religioso ridendo più forte di lui – Prendi il tuo disco ma mettine su un altro, qualcosa che abbia un buon ritmo"
Fu solo per dispetto che, pescando dalla pila di cd, scelse un’antologia di Elton John.
Mentre usciva sentì il prete inveirgli dietro sulle note di Rocket Man.

(continua)

Postato da: quatermass a 11:47 | link | commenti (5) |

domenica, 27 febbraio 2005
Jill

Camminava sessosa lungo il marciapiede, pregna di sguardi maschili che seguivano affamati i glutei induriti dai tacchi oltre gli otto centimetri.
Un ragazzino impudente ed irlandese, operaio svogliato in una falegnameria, tirò fuori il suo metro urlando che voleva misurarli: la mano con la segatura sotto le unghie del suo padrone lo strattonò ricordandogli stile ed eleganza. A nulla valsero le urla del giovane, che asseriva di voler misurare i tacchi e non altro.
Lei sorrise senza voltarsi, la veste nera aderente e sudata, i capelli che disegnavano tatuaggi sulle spalle. Uscirono nell' ordine da: ufficio postale, panettiere, sede provinciale cisl pensionati, barbiere, negozio di tacchi dadi e datteri; fermi sull' uscio con le mandibole lasche rotearono le pupille ed infilarono in sequenza perfetta le mani nelle tasche. Il panettiere benedì il grembiale infarinato.
Avanzando girò l' angolo ancheggiando, una stradina senza negozi, senza spettatori, con solo una grata in mezzo al marciapiede che le catturò lo stiletto destro spezzandoglielo e tentando crudele di storcerle una caviglia.
Mentre piegata osservava il misfatto vide l' ombra di lui avvicinarsi e sollevandosi incontrò il muro del suo fiato e le palpebre semichiuse che sorridevano trionfanti. Attese un secondo immobile, poi si sfilò le due scarpe e gliele porse.
Lui le prese, perdendo l' attimo in cui vederla aggirarlo e continuare camminare per la strada.

Postato da: rael_is_real a 14:27 | link | commenti (12) |

 

                                                      Colonna sonora:"The house of the rising sun"-Animals (posologia:tre ascolti prima del pasto)

Ossessione

Diamonds era sicuro che lei lo stesse osservando per cui doveva andarci molto,molto cauto. Lei ronzava imprevedibile come il dorso di un camaleonte con i suoi sonar felini.Lui s’incuneava solo nei blog che aveva testato con cura certosina.La complicità che andava cercando andava ben oltre la soglia del romanticismo inglese.Era deciso a colpirla a tradimento,per suggellare il superamento di una fase che solo nelle sembianze appariva come una stasi zuppa di inconciliabilità pervasa dal mutismo.Non gli venivano in mente altre strade e niente avrebbe potuto distoglierlo dal rendere esecutiva quell’idea.Quando scorse l’ombra di un artiglio muliebre capì di avere trovato proprio quello di cui aveva bisogno.La ingaggiò con una sinuosa danza di parole e i suoi baffi da Zorro.Aveva studiato la cosa nei minimi particolari e avanzava al buio,nel chiarore diafano del delitto perfetto da manuale.Quando quella monade-pantera virtuale in tacchi a spillo,angosciata dalle prime sibilline,sinistre istruzioni ricevute, aprì la sua seconda email riconobbe le capacità di sintesi dell’amante nella dicitura:"un sorriso ci seppellirà" seguita dal suo nome,sentendosi finalmente di nuovo a casa dopo tanto tempo

Postato da: diamonds a 10:42 | link | commenti (3) |

sabato, 26 febbraio 2005

Well, Well, Well
Questo post nasce(rebbe) come piccola presentazione a tutti i mortali che ancora non hanno avuto l'immenso piacere di conoscermi; qualcosa di discreto, non vi darei mai la soddisfazione di poter dire a qualcuno “io lo conosco”. Dovessi anche strapparvi la lingua e spezzarvi i pollici.
Tzè.
In realtà non ho fatto neanche in tempo a scrivere il terzo “Well” che gi à mi era passata la voglia di presentarmi, e i tasti traballanti (non sto scherzando) su cui digito hanno iniziato a sussurrarmi in un orecchio che, in realtà, sto scrivendo giusto perché poi passerò un’intera domenica senza toccarli.
Una domenica, capite? Ventiquattr’ore!
E senza poter fare qualcosa di costruttivo, no. Un’intera domenica chiuso in una camera di 4 metri per 5 a leggere libri già letti decine di volte, ad aprire l’album da disegno, prendere i carboncini, le matite, la gomma, il temperino e mettere via tutto perché d’un tratto mi è passata la voglia di disegnare…Roba così. Condita con la telecronaca delle partite, in salotto.
Capirete quindi che è una corsa a lasciare il proprio segno nel mondo prima che sia troppo tardi.
Bene. Abbiamo iniziato. Parliamo di <argomento>, allora.
Insomma, sì…vedo che nessuno ancora l’ha proposto, qui sul blog, e ritengo che sia una cosa interessante di cui discutere. Specialmente se si calcola che tra <argomento> e <recente avvenimento> ci sono una serie di piccoli richiami, magari impercettibili all’inizio, poi via via più evidenti, che li rendono sorprendentemente affini.
Potremmo dire che <recente avvenimento> e <argomento> (perdonate le ripetizioni, ma i termini sono quelli e usarne altri creerebbe confusione e snaturerebbe <argomento> e <recente avvenimento>), alla fine, siano la stessa cosa.
Due facce della stessa medaglia.
Due di picche e due di spade.
Due cuori e una capanna.
È stato proprio riflettendo su ciò che mi sono reso conto che, in realtà, sto dando aria alla tastiera.
Vedete, uno si aspetta che se si scrive lo si faccia in preda a una qualche ispirazione divina, una qualche emozione che sgorga da sé e va a inondare il foglio (il monitor, ok) di frasi apparentemente sconnesse che, una volta unite e rilette, rivelano qualcosa.
Oeh, io me l’aspettavo.
Ogni tanto ci riuscivo anche. Tecnica zero, evabbè. Dettagli. (pensavo).
Poi uno scopre che se rispetti le rime, lo schema metrico eccetera ti guadagni molto più rispetto agli occhi di chi legge.
Beh, stupendo. È solo questione di scrivere una poesia intitolata “mucchio di stronzate” in endecasillabe con metro ABBA ABBA CDE CDE e il mondo può essere tuo.
(Allora qualcuno mi dovrebbe spiegare perché i geometri e gli insegnanti d’italiano non sono tutti poeti)
Ok, dicevo…uno si aspetta tutte quelle cose lì, e invece si ritrova a sparar vetriolo su word prima di copiare quello che ha scritto, cambiargli colore in un lilla fru-fru, e postarlo.
C’è da dire che si prova un piacere perverso, nel farlo.
Vorrei potervi lasciare con qualcosa di profondo e intelligente su cui riflettere, davvero.
Ma già pregusto il suono ovattato della telecronaca delle partite in salotto…
Che mondo sarebbe, senza domenica. :°)

(è solo che a volte ci si accorge di essere ancora sani di mente, nonostante tutti gli sforzi fatti, e ci si rimane sorprendentemente male.)

Postato da: CaudaPavonis a 19:58 | link | commenti (1) |

BALENI

 

... giocato a dadi me ne sono andato per anni in giro per i mari, vedendo balene con immense code iridescenti che dialogavano con dio - il cui infinito occhio laterale specchiava sempre un'altra alba -  e squali che si capovolgevano per addentare la loro stessa furia, e pinne, tentacoli e carapaci di bestie ancora più inimmaginabili, nei cui corpi crudeli brillava il fuoco freddo della creazione, e sfoggiavano pelli maculate e crateri di lune viola, che gli uomini potevano contemplare con orrore e ammirazione prima di morire persuasi, infine, della loro remota piccolezza e della fragilità di velame dei loro polmoni a sangue caldo, meno di niente, meno di piume insanguinate di gabbiani neonati, meno di carcasse di legno e latta e remi e fatica che chiamavamo navi ma forse erano terra, in qualche modo, e ci pigliava come un singhiozzo, un male, una bruciatura sul braccio che era il sole di rame del tramonto che chiamava i naviganti - "vieni, vieni" - e non c'era chi non si sarebbe tuffato nel gorgo, dove - si vedeva chiaro, nelle sere di bonaccia - c'erano promontori, e case e gente e parapetti di ferro e strade delimitate da pietre, che sembrava quasi che esistesse, da qualche parte, la vita...


questo uomo-navigante non mi è nuovo... e sì che finge di avermi dimenticato nel suo eleco avventuroso di squali e gabbiani.
Finge di non avermi incontrata figuriamoci...me, figlia di una Musa, me "la calme sous le vent" che quel giorno si Scirocco bianco lo vidi nell'aria calmata ... "Il vento cessato: nel cielo / gran quiete; nel mare in silenzio / ristagna: / certo un demonio perverso / ha l'aria calmata, il mar levigato e assonnato... / Caduto il vento, dormono i flutti in bonaccia." ... non può avermi dimenticata, certo che no, quell'Uomo Curioso... finge ancora una volta, perchè fingere gli viene benissimo... ed io che gli ho mostrato come essere lo sforzo di superarsi, laggiù, nell'abisso dove ogni bracciata diventa sfida contro l'elemento primigenio…e lo spirito guadagna ad ogni pinnata un pezzo di profondità ... Gli ho dato la conoscenza del limite e del suo superamento.
L'ho fatto muscolo, pinna guizzante, silenzio tra i fondali, la curva d'acqua che scivola sui i fianchi…
pesce e scoglio, alga e corrente contraria ... non può avermi dimenticato.
L'ho fatto respiro del mare nel blu cobalto e trasparente, particella nel baluginio del sole che taglia l'acqua, gli ho mostrato il cielo capovolto... l'ho fatto rimergere alla luce, risalire al tempo infinito come ad una sorgente …
"Sei sardina e onda…" - gli dissi -
"Sarai sempre l’arco che si tende tra la cielo e il mare...ad un passo dalla vita ad un passo dalla morte... sei sempre vita ...."
Voi credete che davvero m'abbia dimenticata? Finge... l'astuto, finge soltanto.




(il contro-canto di Farolit)

Postato da: manginobrioches a 08:50 | link | commenti (5) |

venerdì, 25 febbraio 2005

 I Cugini di Campagna (i cugini di campagna)

Tragedia inedita di Euripide.
Rappresentata in occasione delle feste panatenee del 1958.

CORO: Pappappàraparàppappàra, pappappàraparàppappàra, pàpparapàra, pàpparapàra, pappappàrapararappàppà!

DIONISO: Giungo, figlio di Zeus, a questa terra dei Tebani, Dioniso, che Semele, nata da Cadmo, un giorno partorì tra le vampe del fulmine. Ho mutato la mia forma divina nelle spoglie di un mortale e mi mostro alla sorgente di Dirce e presso le acque dell'Ismeno. La tomba di mia madre folgorata vedo accanto al palazzo e le macerie delle reggia fumanti, dove il fuoco di Zeus è ancora vivo, estremo segno del sopruso di Era e dell'oltraggio di un immortale contro mia madre. Do lode a Cadmo, che ha chiuso il luogo e ne ha fatto un recinto inaccessibile sacro alla figlia. Io di tralci d'uve l'ho ricoperto tutto quanto in giro.

CORO: Pappappàraparàppappàra, pappappàraparàppappàra, pàpparapàra, pàpparapàra, pappappàrapararappàppà!

(entra un cowboy.)

COWBOY: Oh, dio del vino e dell'ebbrezza e del canto, Dioniso divoratore di carne cruda, a te dedico la mia colt e il mio winchester!

DIONISO: Ah. Bello.

(Dioniso se ne va.)

COWBOY: Oh me misero, me tapino! Sono rimasto solo al mondo!

(comincia a sparare per aria dicendo "WOOOOHOOOO!! YHAAA!", finché non arrivano degli agenti della SWAT a portarlo via.)

CORO: Pappappàraparàppappàra, pappappàraparàppappàra, pàpparapàra, pàpparapàra, pappappàrapararappàppà!


FINE

..alla fine mi sono fatto convincere.


Postato da: CaudaPavonis a 19:14 | link | commenti (6) |

giovedì, 24 febbraio 2005

NEVE 1 ore 11.36

rientrare a casa alle 6 con i fiocchi di neve che rinfrescano il viso e al mattino tardi svegliarsi affacciarsi alla finestra e vedere tutto meravigliosamente bianco e candido uno spettacolo sempre puro e unico anche se quando la notte arriva sale l'angoscia e il terrore di presenze immaginarie e informi che fanno battere forte il cuore e la luce se ne va e il corpo trema ma poi gli occhi prendono coraggio e si chiudono e si svegliano col sole pronti a godersi di nuovo lo spettacolo bianco che i monti presentano

NEVE 2  ore 19.47

Bloccata a casa dalla neve mi chiedo se questa inquieta solitudine mi divorerà durante la notte.

alone in my home

Postato da: sempliementefallita a 16:47 | link | commenti (11) |

 

Avevo completamente dimenticato che era carnevale.Era quel che ci voleva.Per un comico  professionista  non c’è modo migliore di mimetizzarsi che mescolarsi ai dilettanti.Posai il mio cuscino sul terzo gradino dal basso,mi sedetti,presi il cappello e vi misi dentro la sigaretta:non proprio nel mezzo e non in un angolo,proprio così,come se vi fosse stata lanciata dall’alto e cominciai a cantare…”

                                                                          

(Henrich Boll. Opinioni di un clown                                                                            .

Postato da: diamonds a 15:38 | link | commenti (7) |

mercoledì, 23 febbraio 2005

                     La scopa del sistema

Erano dappertutto. Eravamo circondati da Bingo Bongo e Bamba che giravano a vuoto con vivacità.Quasi tutta gente che meritava di stare al fresco,ovviamente.Che cazzo avessero da protestare ‘sti disperati non lo sapevo.Che se ne andassero al manicomio,se proprio volevano un letto o da mangiare.Da che mondo è mondo i poveri erano sempre esistiti e sicuramente la nostra generazione non era così fessa da farsi fottere.Avevo preso "le mie precauzioni" e alla faccia di quei comunisti recentemente avevo trovato il tempo per farmi pure una cultura visitando dei musei d’arte e leggendo tre capolavori della Fallaci a metà e tutto Wilbour Smith in meno di sette mesi.Quella full immersion in quelle pagine con tutte quelle belle parole grandi era stato per me un vero e proprio rinascimento privato,un battesimo del volo affascinante. Certo,a volte la lettura era così avvincente che mi piaceva intrattenermi con quel nettare fino alle quattro del mattino sul cesso svuotando le viscere col libro sulle ginocchia ,così non avevo potuto presenziare tutte le mattine all’apertura dell’azienda,ma mi ero abituato a trattare bene i collaboratori e nessuno mi aveva fregato.Le cose in generale sembrava andassero per il meglio,a parte qualche extra di troppo sganciato ad alcuni medici abortisti amici miei per sistemare certi piccoli fastidi.Stamattina invece pareva proprio che il vento avesse cambiato direzione.Prima quell’elicottero che volava basso intorno alla villa mi aveva svegliato. Poi le sirene che avevano circondato la casa. E infine mio figlio Bruno che mi afferra per il bavero dell’accappatoio e mi chiude nello studio minacciando la polizia di tagliarmi la gola se non faranno come dice lui.Ma forse se gli prometto di regalargli una Ferrari al posto della sua Porsche scassata posso ancora sistemare la cosa con l’avvocato.Deve esserci per forza un trucco anche stavolta

Postato da: diamonds a 20:29 | link | commenti (5) |

La fiamma del peccato

In principio avevo sentito delle grida,poi c’era stata una sciroccata abominevole.Avevo provato a restare aggrappato a quel ramo con tutte le mie forze,ma non era bastato.Mi ero ritrovato a pancia in su in mezzo a quel cespuglio e come avevo riaperto gli occhi l’avevo visto che giocava con del fango.Come si asciugò ne staccò un pugno e lo mise nell’altro mucchio di terra bagnata.Trattenevo il fiato,ma decisamente non era aria.Decisi di squagliarmela strisciando nell’erba più alta.Non prima però di avere di avere dato uno sguardo alla cosa che si era trascinato dietro.Respirava ancora

Postato da: diamonds a 10:13 | link | commenti (3) |

 

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