Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Allora arrivi munito di calibro per misurare il corrimano delizioso che mi è finito in petto e tenti, come a comporre un fiocco, tenti del ferro, dello strazio e del sole i diametri: collimare, perfetti: alcun borbottio. E mi interroghi su come sia accaduto che nel mezzo del provin di questa scena mi ritrovai con una spranga in seno. E non ricordi nulla di quand'eri cavalieregiocoliere e io vedevo pescatori di notte e nascondevo i miei alveari dentro la tua lancia, finchè le api non ti hanno punto e allora tu hai punto me. Pare che non ricordi nulla e mi sborsi in grembo che mi hai guardata dormire per notti e notti finchè non ho fatto un sogno più lungo del sonno: insomma, sarei un'amante da balconata, una di quelle che scambiano magnolie per morte e morte per corrimani.
Ti pare forse io avessi mani a sufficienza? Con entrambe dovevo raccogliere il mio vestito, quello verde e lungo quaresime. Quello che non so come, si fa sempre più grande e lungo, non finisce mai, il mio vestito. Niente altro che tirar su il mio vestito come arraffare una maledetta montagna allungata, svenduta allo spaccio, eppure nessun acquirente, nessun cannibale allegro.
Premuroso mi sistemi reni, muscoli e capelli: l'ultimo tocco. Allarghi le braccia e cammini lentamente all'indietro. Vedi bene di voltarti e canticchiare sopra il frastuono della tua scultura precaria che muore, così da poterla sempre immaginare eretta come il tuo fallo.
Dopo il sogno e la paura
Dopo amore e rabbia e istinto,
Signora della Pienezza
Ignorata e data ai porci,
Tingi di bianco il tuo velo
(Giallo come sangue di nobile)
E unisciti alla mia danza.
Si allungano per ricattarci le ombre,nella pioggia di giugno:la luce snellisce.Suggestionato dai tornanti macini chilometri senza pensarci,ma non sei mai stato qua.Il rosa automatico delle scrofe raccoglie il cono dei tuoi abbaglianti nelle porcilaie che custodiscono segreti grandi come il tuo,mentre capsule molli di antiemetico ingerite per tempo neutralizzano il rancore delle controcurve.I cattivi pensieri erano lì come ogni sera,pronti a regalare alle tue mani un problema sempre nuovo.La metropoli tentacolare brancola e agita le forche eccitata,ma tu vuoi costringerti a una seconda occasione.Hai ucciso un uomo l'altro ieri,le investigazioni procedono a 90 gradi.Non un litigio per un parcheggio sfociato nel grand guignol,ma una condanna, premeditata a tavolino con la cattiveria tipica di chi vede come pericolante la propria lucidità mentale di fronte all'ennesimo entusiastico dato auditel sulla seconda serata del primo canale e ha già sondato tutte le ragioni possibili del suo sentirsi inadeguato,con la prospettiva del referendum all'orizzonte.E ancora oggi nel pomeriggio livoroso sentivi le tempie battere di fronte all'ipotesi della recidività .Smetti quando vuoi,come recita il punto uno dei manuali del perfetto criminale esordiente.Sei venuto nel nero abisso della solitudine notturna per questo,per desistere.Scendi dalla Peugeot,sollevi il cofano.Il motore respira ancora mentre i lampioni del lungomare ti salutano in lontananza e tu,gettando la sabbia nel serbatoio francese,aspiri a fondo la tua senza filtro,ricambiato
Ho voglia di nettare
Nettare agrodolce
Nettare che sfami il mio silenzio
Nettare da assaporare
Nettare solo nettare
per la mia fame
Fame di emozioni
Spines in Brine
*
Così si abbeverò il petto dalla fonte del digiuno
Mentre i ribelli erano sedati a colpi di nenia campestre,
E l'Evidenza fatta umile fischiettava assorta
(assortita)
Un addio sereno a chi s'ha da buttar via.
*
Se un dio dalla pelle scura nell'alba di rosa
Si improvvisasse puttana alla mia porta,
A chi l'ardire di rifiutarlo?
Se il giovane ingrato fuggendo nell'acqua
Si scoprisse dolorosamente fenice,
A chi il coraggio di non gioire?
Tirami i capelli e strappali, piccolo angelo,
Che i miei timori trasformino temporali in tesori
- Nel ricordo di chi si era da sporchi.
Che di me sopravviva solo Sincerità.
*
Fu nei giorni dell'eclissi di ottobre
Che la trovò, ammantata di sguardi,
A rimirarsi nel suo specchio nero.
"Traditrice", gemettero i suoi occhi
Piccoli, troppo piccoli per sentire
La folla esultare, e svanire nel Sole.
*
"non sostituirò soltanto l'inattività ne i posti della sua arte"***********************************************Frammento strappato ieri ai prodromi del sonno e proditoriamente trascritto(che avrà voluto dire?§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
È piacevole, la consapevolezza del fatto che con il tempo il rancore si trasforma in placida indifferenza.
La gente parla di eterni ritorni e di perfezione,
Ma -ma- nessuno ha idea di perché.
A cosa serve?
Lasciatemelo ripetere, vi prego: A Cosa Serve?
Questione di ego?
Vogliamo dargli da mangiare in attesa della morte, fingendo di poterle sopravvivere semplicemente perché ci siamo compiaciuti di noi stessi?
Perché?
I teatri sono fatti per andarci, assistere o recitare, poi uscire e sbagliare.
E sbagliare con tutto il cuore, senza giustificazioni.
Amo sbagliare.
Amo la sincerità dell'imperfezione.
Amo ogni singola conseguenza di ciò.
Una vita calcolata non è una vita, è un lavoro frustrante che avrà la decenza di finire solo alla morte del suo esecutore.
Magari si darà spettacolo, intanto, e magari lo si troverà divertente. Per un po', dimenticando l'anima.
(Fuori c'è il sole. Sempre.
"Quante sillabe ha 'sole'?"
"Con cosa fa rima?"
"Ehi, forse è una parola troppo usata?"
"Magari l'ha usata anche qualcuno della massa, qualche volta! Oh no, io non lo farò.")
E ora, la fatidica domanda:
Tutto questo, a cosa è servito?
Mi ritorna in gola una ballerina idropica da carrillon,
scrittura in bianchiocchi e compunti kilogrammi,
tributo perfettamente tondo e salma provvisoria
a trasformare mezzepunte in pungiglioni da carne,
a lacrimare da culo, orecchie e piedi scalzi,
raggruzzolarne un fiume disadorno
e dell'amor proprio fare sabbia da spiaggia:
la domenica l'assassino porta i suoi morti a prendere il sole
e con cura coreografica inchioda uno specchietto
sulle ginocchia piegate di ciascuno.
Somebody call for the doctor, I think I'm sick Ain't had my medicine in over a week My mind's fine but my body feels weak Call the doctor, I think I'm sick A shady lady took all my bread Somebody call for the doctor, I think I'm sick Ain't had my medicine in over a week My mind's fine but my body feels weak Call the doctor, I think I'm sick A shady lady took all my bread Ravished my body, lord, and messed with my head I don't know but I've had my fill Call the doctor and tell him I'm ill My money's gone and I've got no place to go I don't believe I've ever felt so low If you've got the time while you hang around Call the doctor and tell him I'm down
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