Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

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e prenditelo il cuore incenerito
tienimi gli occhi
strappali allo sfascio del mondo
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Come una farfalla leggera ed inaspettata ha posato le sue ali.
Ha posato le sue ali con leggero battito
Si è fatta sentire.
Sentire come la rugiada di primo mattino
Fresca ed inaspettata
Si è trasformata in pietra sul cuore.
Pietra per folletti e streghe.
Streghe cattive che grattano il mio cuore.
Ti avrei voluta nera, fanciulla...
Ti tolsi la pelle e le ossa erano chiare quanto impertinenti. Se per scriverci sopra non conoscevo ancora consoni inchiostri, ti convinsi che saresti stata la mia opera maggiore e quindi a pazientare. Fu soltanto per renderti onore e poichè necessitavo di concentrazione, soltanto per questo, che ti tolsi la parola. Quella tua maleodorante curiosa parola che tanto tanto ho sofferto a dover perdere.
Ma ora, piccola mia, ora che anche le tue ossa sono nere e ancora non sei la mia opera maggiore, ora ho ricordato ciò che già sapevo. Che non ne avevi la stoffa. Ed è sempre per amor tuo che l'avevo scordato, affinchè tu non lo apprendessi. Ma ora, per cortesia, mettiamoci una pietra sopra e parla, mio dolce cadavere, a ripagarmi di tutte le fatiche.
"L'orizzonte splende d'argento", mormorava la vecchia sorella non mia mentre filava. Movimenti da cavallino a dondolo, di fili gialli, sintetici, a formare un'enorme ragnatela tessuta a caso.
Regolare. Infantile.
Guardavo nella direzione verso cui era voltata, scorgendo solo afa e automobili e pini e una striscia nel cielo e un aereo impigliato.
"Qualcuno mi pensa."
"Questo è il modo che avete voi giovani. Ai miei tempi facevamo puntini nella sabbia."
Mi ero sempre chiesto cosa fosse, se nebbia, vapore o nubi basse, quella cosa che sbianca le distanze, con il caldo. Forse solo un dio che annacqua il suo bicchiere per resistere all'estate creata per errore.
(Perso in un bicchier di pernod?)
"L'orizzonte splende d'argento", e un cigolìo regolare, infantile.
Ai piedi della donna, decine di bambole senza capelli.
E tutto ciò che vedevo splendere era la cataratta sui suoi occhi fissi davanti a sè.
Da quando le crocifissioni incruente erano divenute di gran moda non era difficile incontrare intere famiglie che inscenavano fastosi picnic nelle zone a queste destinate dal piano prefettizio.Erano nate qualche anno prima sull'onda del malcontento popolare che invocava punizioni esemplari per coloro che si fossero macchiati di crimini non cartacei.Il governo di centro-centro che governava aveva pescato un simile provvedimento andando a rileggersi tutta la storiografia sull'argomento mediando col filtro della modernità le antiche esperienze che sembrava avessero portato buoni frutti.In virtù della legge 4672 dell'otto gennaio 2009 quindi si era stabilito che le carceri tradizionali venissero definitivamente chiuse e le loro funzioni correttive venissero assunte ad interim dagli uffici relazioni con il pubblico delle sedi decentrate del ministero della sicurezza.Il concetto di "certezza della pena" era stata accantonato negli stessi giorni,per cui,a prescindere del tipo di reato che si stava pensando di commettere,era meglio non farlo.Nel 2010 io stesso rimasi legato ad una muta di cani selvaggi per un giorno intero,in quanto colpevole di schiamazzi notturni al termine di una serata di baldoria per la conquista del titolo dei leggeri da parte di un amico.Era una società comandata dalla paura di sbagliare e forse per questa ragione si tendeva a rimanere a casa tutto il tempo lasciato libero dal lavoro e dallo shopping.Giusto la domenica,si drogavano i figli e si caricavano in macchina per portarli in quei particolarissimi Golgota affinché non si scordassero facilmente quale fosse il destino delle persone non perbene.Naturalmente ho accennato solo alle crocifissioni per esigenze di sintesi,in realtà era stato riportato in auge tutto il campionario di torture medioevali,dalla gogna allo stivaletto malese,aggiornate alle esigenze del comune senso del pudore. Ma quella domenica ero in giro non per gli edificanti motivi che avevano portato la famiglia Mersino a riunirsi al campo 6 di fronte a quei tre ladri che languivano sul legno,ma per esigenze che venivano da una zona più nascosta della mia anima.Cercavo Gilda,disperatamente.Da quando avevo saputo che erano venuti a prenderla a casa,in virtù della materna denuncia,non vivevo più .L'accusavano di fomentare l'eccitazione della massa,in quanto latrice di idee troppo personali e di una resistenza a pubblico ufficiale compiuta durante una perquisizione coatta,e non avevano voluto aggiungere altro.La speranza di trovarla si affievoliva ,ormai era la terza settimana che percorrevo tutte le stazioni indicate nella carta dei sospiri prontamente recuperata tramite una conoscenza che vantavo alla pro-loco,ma di lei nessuna traccia.Avrebbero potuto lasciarla marcire in uno scantinato per mesi,o assegnarla come perla ai porci,il cittadino non aveva il diritto si sapere nulla sulle espiazioni assegnate ai criminali. Aspettare,era l'unica cosa che si poteva fare,aspettare il rientro a pena scontata,macerandosi nel dubbio.Quando finalmente la trovai non doveva essere molto viva,credo,ma il terrore di saperlo con certezza mi impediva di constatarlo,o di chiamare qualcuno che lo facesse per me.Nessuno era li a godersi lo spettacolo,probabilmente non era così lampante come esempio. Come una Santa stava dentro una teca chiusa ermeticamente,col dorso rivolto verso il centro della terra e un rivolo di sangue raffermo che sfociava sul labbro superiore. I fori praticati nel vetro per l'aria erano maldistribuiti e di dimensioni troppo ridotte, non c'era spazio per dare il via libera alla speranza,per cui mi buttai sull'erba accanto al piedistallo raggomitolandomi,chiudendo gli occhi e pregando il cuore perché smettesse di sbattere.
Quella notte c'era stato IL ritorno. Era atteso da un sacco di tempo. Tutto era dolcissimo e perfetto; lui lo era, e lei anche. Bellissimi. E la passione esplose, così come i lampi nel cielo, improvvise saette che illuminano il grigiore del temporale. La passione esplose. Dopo aver fatto l'amore lei era estasiata, era felice. Aveva vissuto solo per lui, quella notte. Aveva (ri)donato il suo cuore a colui che tempo prima glielo aveva spezzato, buttandolo nel cesso apatico della non-esistenza. Aveva sentito tutto l'amore che per mesi aveva soppresso inondare il suo corpo, ogni angolo del suo corpo, e della sua mente. E la cosa che più le sarebbe stato naturale fare, era il sussurro di un tenero "ti amo". Perchè quella notte lo aveva amato più di ogni cosa, con tutta se stessa.
Ma non poteva dirglielo; avrebbe rovinato tutto.
Io non so cosa sia la libertà.
Proprio no.
So a malapena cosa significhi sentirsi l'aria addosso, cosa significhi sedersi sotto la pioggia.
(correre, che clichè superato. zitto e ascolta, mi diceva la grandine.)
Forse una volta sì.
- Forse è solo un pessimo espediente retorico per dare il via a un qualche improbabile flashback.
Qualcuno mi sta fracassando un pianoforte nelle orecchie, e penso sia bellissimo.
Se fossi nei suoi panni sarei molto, molto in imbarazzo.
Mi dispiace.
C'è una serpe, tra il mio cuore e il piano, che mi parla di sensi di colpa e della paura, che è una mia grande amica e vuole solo il mio bene.
E di come sia un verme.
Ma ho comprato carta e francobolli, e aspetto solo un segno. Spedirò la serpe pezzo per pezzo a chi di dovere.
Anche a te, se lo vorrai.
Mi sono sbagliato.
Forse so cosa sia la libertà.
LASCIARE LE COSE
Riassunto: Continua la ricerca della voglia di musica della bella cantante jazz. Il detective, scontata una botta in testa, incontra un prete-operaio-rock che tromba una barista-perpetua-punk, un clarinettista che potrebbe avere un debole per le lolite, una bassista tappa e supponente ed un sassofonista arruolato in una setta religiosa. Arriva il momento di trovare il batterista del complesso
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Di Keith Moon si racconta che fosse il terrore degli alberghi in cui soggiornava durante i tours. Pare che si divertisse a gettare fuori dalle finestre l’arredo delle camere finchè, l’ultima volta, forse a seguito di un eccesso lisergico più pesante del solito, lui stesso è volato giù dall’ultimo piano di un grande hotel.
Si racconta che gli Who fecero una brevissima pausa della tournee, giusto il tempo per trovare un rimpiazzo, e subito ripresero i concerti senza dedicare partucolari attenzioni al lutto. Qualcuno, per questo, definì Townsend come un serio professionista, altri gli affibbiarono l’etichetta di cinico, non trascurando l’ipotesi che il rimpiazzo fosse già allertato da tempo in previsione dell’evento. Questione di punti di vista.
Dal punto di vista del detective, invece, il batterista che aveva finalmente trovato non era particolarmente utile. Dopo l’incontro col sassofonista mistico aveva subito una battuta d’arresto dovendo attendere l’orario di visita nell’ospedale dove era ricoverato il suo uomo. Così aveva potuto concedersi un po’ di relax, passare dall’ufficio a controllare le bollette, farsi una doccia a casa e dormire una notte intera. Forse in previsione dell’incontro con un malato dal fegato spappolato rinunciò perfino ai consueti giri alcolici.
Arrivato al capezzale del batterista, però, rimpianse di non avere portato con sé la bottiglietta di gin, un sorso del quale gli sarebbe bastato per tirarsi un po’ su. Il malato, pallidissimo, era attaccato a flebo ed a macchine. L’unico ritmo che segnava il tempo nella stanza dell’ospedale era quello scandito dal lento “bip” di uno di quei macchinari che solitamente si vedono nei telefilm d’ambiente sanitario. Era un ritmo stanco, come il respiro del malato, che chiaramente non era in grado di essere d’aiuto alle indagini.
“E’ così da quasi una settimana – spiegò il dottore – e non reagisce”
“Com’è che si è rovinato?” chiese il detective.
“Senza entrare nel dettaglio diciamo che non è risparmiato. Soprattutto negli ultimi mesi deve avere abusato più del solito"
In realtà il batterista non aveva la fama d’essere stato un personaggio stravagante, tutt’altro. Però non si poteva escludere che certe frequentazioni di gruppi rock un po’ più “duri” del solito avessero lasciato segni.
Il detective si affiancò al letto mettendo sotto il naso del malato la foto del matrimonio. Il batterista non reagì e non diede nemmeno l’impressione di avere notato la presenza delle persone nella camera.
Rassegnato l’investigatore stava per uscire quando la sua attenzione fu attirata da un’improvvisa accelerazione del ritmo del “bip”. Detective e medico si riavvicinarono al malato che, con grande fatica, sussurrò qualcosa.
“Lasciate che le cose restino così – biascicò – non ce la possiamo fare… lasciate che tutto si esaurisca…”
Il ritmo rallentò e il batterista tornò al suo stato semicomatoso.
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(continua...)
"troppi fori d'entrata,senza visto d'uscita". Fuori il colpevole.... (stanno venendo a prendermi?)
L'estate mi sorprende sempre.
La felicità cancella la mia voglia di scrivere, e resta solo un fresco languore.
Un edonismo innamorato, il piacere del semplice respirare.
Il piacere della presenza.
Disciplina.
Non mi pongo più molti problemi, vedete che ipocrisia.
Costruisco risposte, vedete che ipocrisia?
Crolleranno, oh sì.
Naturale.
Positivo.
Ma intanto è così, non ci sono più perchè.
Se.
Ma.
Paure.
(Davvero non l'avevo previsto.)
Riscopro l'estasi, riscopro i sensi.
Sogno.
Vivo.
"Da quanto tempo non mi ascolti?"
Troppo, troppo davvero. Grazie.
-Mi sorprendi sempre.
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