Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
ci pensi da mesi. eppure sai che tutto si consumerà in un soffio. per la precisione: tra le 13:40 e le 14:25 [usuale ma stavolta dolorosamente puntuale scambio tra due eurostar nella città-dei-tuoi-sogni]. come in ogni rosa copione che si rispetti, lui sarà in ritardo. e cercherà di comunicartelo by sms, se non fosse che lì, in quell'agglomerato denso di carne umana viaggiante, a te oggi il cellulare non vorrà saperne di ricevere messaggi. meno che mai i suoi. li riceverai sul treno del ritorno, quando starai già sciogliendoti nel giuggioloso ricordo di un fugace incontro. nonostante le errate premesse, lui ti troverà, sbucando in centrale esattamente dalle scale mobili antistanti la tua piazzola di follemente impaziente attesa. consentendoti persino di darti una parvenza di eleganza demodé: seduta sul bagaglio, stretta nel tuo trench alla humphrey-che-vorrebbe-essere-audrey, mentre ti rigiri tra le mani un romanzo lain, con la copertina rosa in tinta col tuo dolcevita, senza nemmeno distinguere le lettere, eppure senza alzare mai lo sguardo.
da quando lo vedrai, da quando i tuoi occhi fisseranno dritti i suoi, finalmente oltre una foto, ascoltando live una voce a cui parli con cieca intensa fiducia da mesi, visualizzando il corpo che ospita la mente che ti ha portato via senza saperlo, resettando il resto del tuo mondo, da allora non ci sarà niente altro. perchè lui sta molte spanne sopra alle tue migliori previsioni. che dunque diventeranno alla velocità della luce le peggiori, conoscendo i reciproci contesti esistenziali. ma in quell'attimo, nell'attimo in cui una creatura femminile instabile, ammollata per decenni nel peggiore romanticismo e mai guarita da un'infanzia viziata, decide di votarsi all'impossibile amore, niente appare all'altezza. e niente mai più lo sarà.
cosa conta di più? aver bevuto il caffè più buono della tua vita, scambiandovi poesie ad un tavolo da lui scovato solo per te oltre la folla accalcata; avergli mostrato quell'oggetto rosso di cui così a lungo avete segretamente disquisito, azzeccando casualmente la combinazione cromatica con la sua giacca sportiva e le sue guance tinte di timidezza disciolta; esserti liquefatta su un binario ferroviario nella stretta infinita - eppure mai così breve - di un abbraccio finalmente senza filtri? o lo scontare - mesi, anni, secoli dopo - quel peccato, nella sopraggiunta consapevolezza di non rivederlo mai più? cosa conta di più? tu lo sai, se ogni mattina in cui ti svegli vuota, in una vita che non è la tua, in una città che rinneghi, in una solitudine che coltivi con la stessa cura di un'orchidea rara, riesci ancora a non provare schifo di te. lui conta di più.
Probabilmente stavo sprecando un brivido.Forse non era il dio della morte dei Maya che,secondo la leggenda,appariva ai morituri l’uccello che danzava tremolante sul davanzale della finestra dell’ufficio,o perlomeno così speravo.Il mio inguaribile ottimismo nero da romantico suggeriva queste considerazioni alla vista di quell’ospite che era venuto a trovarmi con le sue istanze da misantropo.Voleva solo che scomparissi e che mettessi fine alle sue paure più recondite,magari dopo aver lasciato briciole di pane sparpagliate sulla scrivania affinché lui dopo potesse brindare in verdi pozzanghere alla mia dipartita. E nemmeno mi ricordavo di che razza fosse l’uccello del malaugurio che aveva dato il titolo a uno dei tanti gialli per ragazzi che aveva estirpato la noia dei miei pomeriggi da vacanziero dodicenne nei quali era severamente proibita la balneazione a causa delle scorrette convinzioni paterne sulla teoria della congestione.Ma non ero scaramantico.Sapevo da sempre che la morte stava in agguato dietro il più morbido degli angoli e che non c’era verso di seminarla.Ne approfittai per buttarmi anzitempo nella bolgia del centro dove ero atteso dal mio amore per un aperitivo a cui avrei aderito con trasporto se non fosse stato per quell’arrugginita sporgenza di un frettoloso camion d’altri tempi colmo di derrate che mi strappò la faccia senza accorgersi di nulla
..e non ritrovarsi piu' tra ettari di alberi e vegetali fitti di que verde intenso cosi' naturale e primitivo, cercare di orientarsi e' inattuabile, la bussola della via d'uscita e' rotta, l'ago impazzito segna i punti cardinali a caso, e la mente impazzisce con esso. La speranza si assotiglia lasciando spazio al panico completo che avvolge tutto l'essere, e questo nonostante disperatamente cerchi di mantenere i nervi saldi e di restare lucido per poter riflettere su un altro modo per uscire da quel labirinto in cui si e' perso continua ad impazzire urlando e sbraitando chiedendo aiuto a nessuno perche' nessuno abita piu' in quel mondo contorto e intersicato di rami che si e' creato: nella sua foresta non c'e' nessun altro, e' solo. Solo.
E' un utile prospettiva vedere il mondo alla stregua di un sogno , quando abbiamo un incubo ci svegliamo e diciamo a noi stessi che abbiamo solo sognato ; si dice che il mondo in cui viviamo non è affatto diverso.
ho proprio voglia di libertà e amorevolmente la sto iniziando a sentire sulla mia pelle con questa pioggia con questa flebile umidità che penetra nella cellule e mi fa venire il male alla gola la notte perchè le finestre restano spalancate così da fare filtrare il cielo e le stelle e i desideri e i sogni che mi portano in mezzo all'oceano e in mezzo all'universò io piccola e tutto il resto enorme ed è tutta natura libera splendida potente natura che mi entra in ogni poro e mi fa sentire libera sono libera ora lo sono davvero e posso volare ovunque dove voglio da qualsiasi parte solo che mi mancano ancora le ali
Stomaco contratto.
Duro.
Teso.
Gola secca.
Graffiata.
Sanguinante.
Viscere annodate.
A morsi vorrei, per sempre,
strappare
Sull'orlo dell’ultimo sole sarebbe toccato a loro scendere in Plaza,così aveva deciso il Gremio. La mente di Carlos era distratta da pensieri extratauromachici che risalivano all’ieri sera,e parlavano di labbra umide e infuocate penombre.Il compito meno facile sarebbe toccato a Manuel Rochas che stava già scrivendo il sommario di quell'avventura un po codarda;lui invece,in bella compagnia avrebbe dovuto occuparsi dei contrappunti su un toro che sbandava,coi nervi ormai a pezzi e alla deriva,solo,in attesa della rifinitura.Un Miura nero,cresciuto troppo in fretta,cui il rosso del sangue sul mantello conferiva una bellezza da Apollo redivivo,con le tribune in spasmodica,quasi vana attesa di un incidente di percorso,nel quadro perfettamente calcolato.Era stato cooptato molto tempo prima per ancestrali motivi di casta pur difettando del carattere per certe questioni,Carlos.Ma lui non esitò un attimo a gettare per terra gli scarni arnesi del mestiere nel silenzio rombante dell’arena,e a sorridere nel parterre agli adirati occhi paterni inaciditi che l’avrebbero visto ridotto ai minimi termini la notte stessa
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