Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Mi piacerebbe avere la testa piena di emozioni da spiattellare tramite soavi parole e una punteggiatura decisa ma non ho proprio niente. Nessun racconto nessuna storia vera nessun avvenimento degno di nota niente non ho niente. Almeno il velo apatico che incombeva sul mio essere pare essersi dissolto.
Ora sono molto arrabbiata con me.
Perchè indecisa perchè insicura perchè in-unsaccodicosa. Perchè non riesco ad essere libera.
Secondo me è colpa della neve: quest'anno non mi ha trasmesso la solita pace di sempre, bensì pare che i fiocchetti si siano uniti per conficcarsi proprio qui, nel petto, dove batte il cuore, e mi ha congelata. Ora sono fredda fino alla punta delle dita dei piedi. Un vero motivo che possa avere causato questo inverno interiore? Nessuno, suppongo. O forse quelli di cui sopra. Ma un vero motivo a quelli? Nessuno. L'indecisione e l'insicurezza fanno parte di me. Sono di quelle caratteristiche che mica le puoi cacciare via così, come se niente fosse; sono insite in ciò che sei tu, insomma avete capito no? Non so come colpevolizzarmi. Cioè so come farlo ma non ho motivi sufficientemente adatti a farlo in modo cattivo e spietato.
E' tutto molto bleah.
Mi perdonerete, vero?
è che devo ritrovare la me perduta

Mi strapperei
Ogni singolo sogno
Se lo volessi.
Ti offrirei
Ogni mio pensiero
non fosse tuo.
I convitati
di pietra ci osservano
giudicandoci:
posso soltanto
aspettare il risveglio
da quest'incubo
Sine requie
proseguirò il cammino
verso il tuo volto.
(Haiku concatenati)
Senza trucchi,fumavano certi quarzi facendosi scivolavare tra le labbra lunghi discorsi rotti da allusioni amniotiche a inferi diversi,e versetti drusi.Perchè non potessi mai essere della partita in queste occasioni era un quesito in divenire.Frattanto,macchie e paure increspavano la superficie dei miei Laphroig da digionese smarrito in un cono di luce su un divano altrui.La musica e il fumo invece erano souvenirs delle tenebre che mandavo giù a memoria.L'ombra del furgone mi sorprese come un diapson quasi scordato.Regolai il conto e camminai lungo il portico che portava al chiosco dei giornali.Quando prendi a cuore una faccenda,un'inezia può bastare a farti rinviare un altro tango con morfeo.In particolare,la bancarotta fraudolenta e il suo strascico di macerie avrebbero spalancato gli occhi anche alle pietre dell'isola di Pasqua.Audiovisivi concernenti dolenti sfoghi di chirografari rimasti a terra mi avevano convinto a svolgere il mio compito ancora più di una taglia certo non esigua.Da piccolo,distoglievo lo sguardo dallo schermo quando figure di bounty killers e relativi raincoats si stagliavano in oscurità molto poco secche.Non ero stato lungimirante.Sulle radici del sortilegio che fece si che fossi quì a ricercare uno sconosciuto non saprei che dire.Le cronache intanto erano avare di notizie utili,per cui dovevo commisurarmi con monsieur istinto.Disparate carovane di maestranze asserragliavano i cancelli degli Studios.Era tempo di Kolossal e di Sequel.L'industria cinematografica italiana revivesceva che era una bellezza.Un curriculum contraffatto e tre nomi giusti erano le mie carte da giocare in quel Valhalla di cartapesta.Dapprima fui un cicisbeo che applaude un Cimarosa recitato da un polacco sottratto all'Italsider.Nella pausa pranzai al tavolo con tre guardie svizzere e una camicia rossa.Due angeli illuminati dal flash,che giravano un film da zoo berlinese,centellinavano i battiti di ciglia catturando il mio sguardo,per poco.Le riprese durarono fino al tardo pomeriggio,quando fui fucilato in un fossato per alto tradimento,ma doveva essere l'alba.Domani seguirò Attila che torna a casa,poi finalmente dirò una battuta a un greco in odore di santità ,sul tardi. Oggi sono un barbudos dell'isola di Castro che non vedrà i razzi sulla luna.Dal pirotecnico romanzo di un re,un'odissea astronomica da paura;a me l'onere di scucire,a fuoco lento, un cyborg a condizioni di reciprocità .Muoio senza sepoltura tra arcobaleni selvaggi nei pressi di Andromeda. Non mi sto impegnando abbastanza.Pochi rapporti confidenziali.E' notte fonda. In mensa,di fronte a un piatto di fagioli con le cotiche,stringo amicizia con 2 mummie australiane che incantano i miei ormoni;comunichiamo col linguaggio dei segni comprendendoci benissimo,ma lascio perdere. Giovedì.A Babele quasi mi invaghisco di una vestale;è di Voghera,e abbiamo uno zio in comune a Moncalieri(ma lei non lo sa.e io non glielo dico).Sul crinale della giornata sono un bonzo che offre e chiede venia. Venerdì..Si ricalcano le orme di coloro che sbarcarono ad Anzio.Protagonisti nelle retrovie.Io sono un crucco che arretra sotto il fuoco di troppi obici.Digrigno i denti e cado a terra ferito per esigenze di copione.Vengo raccolto e portato in spalla da un commilitone che mi trascina via da quell'inferno.Previsto un breve piano sequenza.L'uomo è forte,corre con sicumera.Dalla mia posizione posso scorgere il suo profilo che mi racconta una cosa:è lui che cercavo,è Franti,ex padrino del vapore,ex industriale del formaggio,attualmente latitante.Con cura mi adagia a su una lettiga accertandosi che stia bene.Gliene sarò grato e non lo dirò alla mamma.Altro giro,altra corsa(come il mantra prediletto da Shahrazà d)
Avendo a mente il matrimonio col principio,valido almeno da queste parti,di non avere regole e in virtù del fatto che dedicarsi al virtuale rappresenta una discontinuità dal reale dalla valenza ambigua(piacevole,dolorosa,dispersiva)tanto vale,tenuto conto della brevità infinita di un'esistenza,essere sperimentale.Decido perciò,in modalità cialtronesca,di dare un modesto contributo al discorso sviluppatosi questi giorni sui temi concernenti la volatilità delle parole in rete.A cominciare dal post prossimo venturo
Una confessione molto chiara,in un giorno dispari.Il giorno dello sciopero generale.Questa storia era cominciata molto tempo prima,all'alba di una giovinezza iniziata male e finita peggio.Vagavo come un automa sulla strada per casa col fegato da reidratare e l'anima fuori sesto.Alle sei in punto avrei dovuto trovarla seduta nella burgheria del corso,senza rete stavolta.Ci sentivamo da qualche mese ormai,con delle mail scandalosamente trascinate dal fervore d'incontrarsi.Blu-tongue.Blue-tongue.Bizzarra,un po fetish,a modo suo e deliziosamente capace di farmi perdere la testa solo a pensarla in guepiere col rossetto Red Cat a fornirle quel contrasto con le bianche carni promesse,più o meno.E soprattutto colta fino al delirio,con quel suo blog pieno di foto della sua lingua,costellato dai frantumi delle vite che si era lasciata dietro.E scarpe,stiletti e lame.Mirra.Completamente sintonizzato sulle mie corde.Insomma,mi sarei sventrato pur di essere della partita,non avrei potuto farne a meno.E il fatto che sapessi di non essere l'unico mi disturbava poco,crediateci.Sulla strada presi pure un sontuoso presente maliardo,pensate.Ma i sogni sono veri,pronti ad agguantarti.Stiamo parlando di quello del novantacinque,che mi aveva regalato un risveglio fradicio ed un io tremeabondo,nauseato.Quel bastardo del mio ex migliore amico di una vita nello stesso era apparso in guisa di una bionda fiammeggiante svelatasi,troppo tardi per me,appena tornato da Casablanca.Non avrei mai creduto che giusto qualche anno più tardi grazie al progresso virtuale non sarebbe stato necessario spargere tanto sangue e fare così tanti chilometri per essere un'altra persona
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I miei clienti mi adorano e io li ricambio molto più di quanto non dia a vedere. Se solo sapessero quanto disperatamente li amo e desidero aiutarli! Se ne avessero sentore, tuttavia, non capirebbero affatto. Allora dissimulo, e mi accontento di vederli andar via con quella luce negli occhi, la loro scintilla di speranza a pagamento. |
Mi guardo Scrubs
Fumo l'arghilè
Parlo al telefono con gli amici
Ho ciabatte calde
Ho una stanza calda
Mangerò muffins stasera
Ho mangiato cereali al cioccolato
Ho bevuto cioccolata calda
Sono in pigiama
Sono le sette di sera
E sono in pigiama
Non c'è metrica. Non ci sono le basi di nessun canone poetico. Sono solo frasi messe una di seguito all'altra.
Ma non suonano dannatamente bene?
Ecco le istruzioni, D.
Trovaci il Taoismo qui dentro, ti assicuro che è presente.
"Quello che ho è sopratutto stanchezza,e quell'inquietudine che è gemella della stanchezza quando questa non ha altra ragione d'essere oltre al fatto di essere.Ho una intima paura dei gesti da abbozzare,una timidezza intellettuale delle parole da dire.Tutto mi sembra sordido in anticipo.L'insoportabile tedio di tutti questi visi,ebeti d'intelligenza o della mancanza di essa,grotteschi fino alla nausea da quanto sono felici o infelici,orrendi perchè esistono,marea separata di cose vive che mi sono estranee.." Fernando "Sugar" Pessoa - livro do desassossego(por Bernardo Soares)
Chiusa nella sua vita, come dentro ad un cappotto ben serrato, affrontava i rigori invernali. Tra alberi rinsecchiti e tappeti di foglie secche camminava lesta incontro al futuro, con passo spedito e a testa alta. Da qualche giorno provava un piccolo fastidio all'altezza del seno.Come una puntura di spillo, un rimprovero, il ricordo di qualcosa che sarebbe potuto essere e non era stato. Ma naturalmente chi si ferma è perduto e così continuò per la sua strada. E il dolore piano, piano, fece parte di lei, come i suoi occhi azzurri o le sue mani lunghe e affusolate. Un giorno, lungo il suo cammino incontrò la Morte. Che non è affatto una donna, come farebbe supporre il suo nome, bensì un uomo, alto e allampanato, scuro di capelli e con un bel viso drammatico. Si presentarono, parlarono un po' e si piacquero. Lei era proprio la persona estrema di cui lui aveva bisogno. Lui era l'uomo forte di cui aveva bisogno lei. Così si frequentarono per un po'. Lui le regalava diamonds bellissimi, che raccoglieva tra le pieghe del tempo, oppure crisantemi pieni di sfumature. Lei lo abbracciava forte nel tentativo di scaldarlo un po' - era sempre così freddo! - Gli amici dicevano che non sarebbe durato : erano veramente male assortiti. Ma lei lo amava come se fosse l'ultima cosa che potesse fare per se stessa. E lui la ricambiava, colmandola di mille attenzioni, le disegnava livide ombre scure sotto agli occhi, le modellava una linea invidiabile, le illuminava lo sguardo con il luccicore ascetico e puro di chi guarda l'infinito.Le stava vicino e intorno e sopra e sotto, ma non la prendeva mai, per non perderla. Infine lei glielo chiese e con molto dolore lui l'accontentò. Così lei si sciolse in un unico bacio.
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