Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
A volte mi ritrovo a pensare a quella quasi alba ferragostana di dodici anni fa,a quello smisurato gesto incompiuto che avrebbe farmi forse entrare nella leggenda circoscritta di una provincia e nella vita d'adulto con largo anticipo,molto tempo prima che Venere mi ci paracadutasse aprendomi gli occhi,riempendomi le mani e la testa.Cimbali elettronici e drum machine erano stati la colonna sonora della notte bianca appena trascorsa,tra risse mancate per un soffio,cene non pagate e orgasmi d'occasione perduti per superficialità .Ero già stufo prima di partire.Al momento di andarcene a dormire riconsiderai la situazione:incombeva la nausea da mal d'auto,i piloti erano rassicuranti come un'ostetrica nevrotica nei prodromi di un travaglio.E sinceramente avevo poco da spartire con quasi tutte quelle persone,con le quali peraltro avevo appena buttato un decennio.Avrei dovuto trovarmi a Taranto il ventitre per un servizio militare che avevo richiesto con urgenza e che mi spaventava a morte,ma che mi ero abituato a considerare come un anno sabbatico in cui avrei dovuto imparare a gestire le distanze,da dedicare soltanto a me.Per cui decisi di scendere dall'auto e affrontare a piedi la strada per il rifugio in maniera tale da recuperare la lucidità smarrita con i recenti bagordi.Il panorama sarebbe stato mozzafiato,9 chilometri di tornanti con vista sul Mediterraneo;pendenza media del 35%.Il tempo parve fermarsi quando annunciai le mie intenzioni.Tutti rimasero a guardarmi stupefatti,non prima di avermi comunicato che stavo per commettere una follia,i migliori tifavano inconsciamente per me.Il sole era già alto.Entro un'ora si sarebbero sfiorati i quaranta gradi e anche allora ero un fumatore forte,per niente allenato allo sforzo.Sentivo i loro occhi puntati su di me mentre pensavo che avrei potuto farcela.Alludevano agli effetti della disidratazione,di come il cervello mi si sarebbe liofilizzato senza che io potessi rendermene conto,dicevano dell'infarto che mi avrebbe colto mentre cercavo di placare l'arsura ingurgitando emetici frutti di bosco dai colori sgargianti e del camion che mi avrebbe investito quando inconsapevolmente avrei scartato di lato.La mia sicumera fù demolita e in breve accettai di risalire sulla macchina di Sebastiano accontendando tutti quegli sporchi artefici della restaurazione.Avrei potuto capire di che pasta ero fatto,ora non lo saprò mai
I due gauchos sedevano assorti sull'utilitaria verde senza guardarsi negli occhi.Aspettavano il sole del giorno dopo e il traghetto che li avrebbe condotti a Southampton per poi potersi dirigere verso l'areoporto secondario della metropoli tentacolare e sparire indisturbati.La traversata fu ricca di quel silenzio di parole che arrichisce il mondo e gli occhi dei curiosi.Victor appogiato alla balaustra seguiva un filo dei pensieri che lo portava nella Rosario dei suoi sogni bambini,a Baires dove una catena di montaggio lo aspettava con fede canina,e a quella storia che aveva letto da qualche parte sulle streghe dell'isola di Man,che "vendevano il vento ai marinai,racchiuso in tre nodi di nastro".Con piglio vivido la sera prima si erano infilati tra le moto dei fotografi e avevano sacrificato un paio di vite per sporcare la coscienza a un intero popolo.Il silenzio si tagliò con la voce di Pedro:"Hjos de Puta..",poi tornò a ravvivarsi.
Amavano il rumore del mare e gli involucri con la pelle bianca e la criniera di rame quegli strumentisti pervasi segretamente dall'aracnofilia che parevano usciti da una raffinata pellicola orientale.E il sapore del sangue sulle dita
"Quaesivit arcana poli vidit dei"("Ciao.E la colpa di non so di chi")
Ho sognato che era Natale. C'era un albero, grandissimo e verde, con grosse radici nodose che frantumavano le piastrelle del mio salotto. La cima aveva bucato il soffitto e si ergeva maestosa oltre la terrazza. Ricordo che salivo le scale rotonde e piano piano gli giravo intorno. I rami, che si paravano davanti li spostavo con cautela, qua e là scorgevo un nido secco. Ma quando arrivavo in cima succedeva una cosa straordinaria. Lì finiva il mio Natale e cominciava un'altra vita.
Ho sognato che avevo un'altra vita. Un corpo angoloso, maschile. Portavo un lungo mantello nero, e avevo molta fretta. In fondo al vicolo mi attendevano giorni pieni di avventura e il brivido di un cavallo che con il vento ci faceva l'amore. Lo imprigionavo con un balzo solo e lo stringevo forte fra le gambe mentre la vita ci portava via. Non puoi opporti alla forza delle cose quando tu stesso sei pieno di quella forza.
Ho sognato che ero una forza della natura.Pallida e lunatica mi accompagnavo a chiunque mi volesse. Da quelle carezze estranee venivo disegnata e alla fine ricomposta. La nuca e poi la schiena , la virgola dei glutei, pelle candida di latte che piano si scopriva. Di lui restava, esangue e sfatto, un corpo esanime e svuotato.Un bacio caldo e dolciastro suggellava quello scambio.
Ho sognato che barattavo tutte le incertezze della vita con un posto fisso: moglie a tempo pieno. Sesso sicuro, il calore dell'affetto, nessun problema pratico. In ostaggio il corpo, da rivoltare come un guanto. E così ho preso una sega elettrica, sono andata in salotto e ho tagliato l'albero. Che tanto il Natale è già passato. Per l'anno prossimo si vedrà. Magari lo compro di plastica.
Chissà perchè mi sveglio la mattina e sono sempre così stanca....
Non c'è neanche bisogno del vino.
Se guardo fuori è ancora tutto grigio e sonnolento, e appesantito e ipocrita, come richiede il natale.
Ma mi lascio trasportare dal piano, e il grigio non è poi così male. E quest'atmosfera così quieta sa di calma prima della solita insensata tempesta che durerà un anno. Il tempo di arrivare a natale e ricominciare.
Dondolo il capo seguendo la mia musica. Non fatemici pensare. Se mi fermo ad ascoltarla rischio di farla sparire.
Vorrei prenderti per mano. Non per necessità, ma penso che un momento così sia un po' sprecato, se non viene condiviso. Ma è meglio non pensarci. Se mi fermo a rifletterci su rischio di rovinarlo.
Vedete, non c'è neanche bisogno del cibo. O dei regali, o della famiglia, o del calore. O di tutte le cose che rendono natale il natale.
Ma tenerti stretta, sarebbe così bello.
Mi sento un po' come la piccola fiammella di una candelina di compleanno: fragile ma ardente.
I granelli nella clessidra non sono altro che corpi che scorrono e muoiono. Dilaniami.Dilaniami. Puoi provare a dipingere con quello che rimarrà del mio midollo. Le nuvole non si leggono da sinistra verso destra. Hai le ginocchia sporche. Qualcuno ha suonato alla porta. Ho una laurea come stropicciatrice di lenzuola. Il latte scade domani.
Si dice in Irlanda che è un miracolo quando otto scimpanzè russano all'unisono imitando il mare.Danno fiato alle ombre come Dee bendate ai margini di una corsia.Sono i poeti delle acque minerali che giocano a sorte in sette col morto,fanno il verso alla vita."La colpa è castigo e redenzione a un tempo"
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