L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

venerdì, 31 marzo 2006
Angelo d'Infinito

la cornice - by Chatterly
- La Cornice, per gentile concessione dell'Artista, Chatterly -

 

ANGELO D’INFINITO
 
 
a Chatterly,
con infinito affetto amicizia stima
 
 
Si accende un’altra luce
Si spegne un’altra vita
E il cielo rimane in sé uguale
pacifico, così pieno di vuoto
di nuvole per il tramonto e l’alba
Solo di rado un po’ di pioggia
o come dio comanda
Rimane in sé, di vuoto in vuoto
perché lo possano occupare gl’angeli
con le loro efebiche voci,
perché la corda spezzata dell’arpa
sotto l’arroganza dell’eleganza divina
possa simulare bene il tuono e tutta l’ira
che l’inferno dabbasso
 
C’è uno strano viavai di uomini presenti
assenti in uno sbadiglio all’ora di cena;
orecchi non sentono alcunché
e gl’occhi sono già d’indifferenza
per il tutto che eppure si consuma
in strada, giusto un poco più in là
di dove lo sguardo resta annegato
nelle pozzanghere
di pioggia del giorno prima
 
Ci siamo dimenticati tra gli sguardi rapidi
più d’una distratta carezza d’un angelo perso
a piedi, dopo un lungo infinito cammino
tra uomini incapaci d’ascoltare amore
ma solo pronti ad abbracciare poeti
di lacrime perverse – di glaciali posizioni
 
Quante notti bianche e quante in bianco!
Ma il cielo è sempre più blu dice il poeta
Solo si accende un’altra luce
Solo si spegne un’altra vita
Ma il cielo è sempre più in alto lassù
E angeli non vengono con rose rosse quaggiù
 
E però quando lo sguardo tuo incontro
torno a vivere nonostante il brutto
che scava fosse in lungo e in largo
per questo mondo tanto tanto stretto
se ci pensi un po’ su a fondo
 
Tu, Angelo d’Infinito, sei come me
Così ora lo so che pietà non è morta
del tutto


Giuseppe Iannozzi

Postato da: kinglear a 21:31 | link | commenti (7) |
poeticamente

Fuga dal Futuro

Tanto valeva anticipare i tempi.Una tetra gioia invase il mio sguardo,la scheda madre era partita,nessuno avrebbe potuto restituirmela.Ero stanco,stanco di rilanciare personalmente,stanco di osservare gli altri correre abbarbicati all'illusione di un sei.E visto che entro dieci anni l'Italia sarebbe stata una succursale di Pechino o,almeno stando a sentire il ministro del tesoro,una sorta di Baden-Baden periferica per triadi in trasferta,non c'era motivo per non trattare subito la resa(almeno la prossima vita Zio Gianni ci avrebbe pensato due volte prima di regalare la sua Zenza Bronica ai figli della Rivoluzione).Avevo trovato impiego nelle cucine di un ristorante cinese e tra bacchette,involtini primavera e biscotti della fortuna avrei provato a guadagnarmi da vivere,con l'ironia di una sorte conosciuta in anticipo.Il signor Wang mise sul piatto i detersivi e,senza scomporsi,la promessa di un salario che non lasciava presagire la soddisfazione di troppi sfizi.Gli sorrisi.Sapevo di trovarmi in un film già visto,ero bravo a leggere i giornali tra le righe.Questi mandarini di li a poco mi avrebbero messo in catene per spremere meglio il mio corpo,regalandomi,in un'ipotesi ottimistica,un giaciglio di paglia dove sarei potuto crollare dopo una breve supplica.E in quel mattatoio,c'era da contarci,avrei finito i miei giorni,non prima di aver visto scuoiare ogni genere di creatura,dal tarso alla nutria,dall'ermellino spodestato nel gusto delle signore a chissà cos'altro.Con sorpresa notai che miseria e nobiltà erano di casa in quella cucina dove polli crudi e scalcitanti scorrazzavano indisturbati,immagino da secoli,tra i figli del personale che giocavano con vecchie ossa improvvisatesi pistole.La violenza di cui sarei stato vittima non era ancora esplosa,forse usavano regalare un'ultima illusione alle loro vittime,o forse stavano sprecando del tempo per verificare che nessuno a casa mi aspettasse.Molto più probabilmente erano nell'altra stanza a "sistemare" per le feste il mio predecessore,visto che vedevo dall'esterno la luce ballare come se lì dentro si stesse svolgendo una collutazione dagli esiti scontati.Giusto per trovare la conferma che cercavo decisi di abbandonare le insalatiere per buttare un'occhiata,accelerando di fatto quella pratica crudele che ero andato a scegliermi.Un imbarazzo che non saprei descrivere mi raggiunse,un neon era in procinto di fulminarsi,la stanza era vuota e avrei voluto barricarmi in bagno per la vergogna.Di sfuggita diedi uno sguardo al calendario,era l'anno zero.

Postato da: diamonds a 18:39 | link | commenti (11) |

lunedì, 27 marzo 2006

Oltre la tua assenza,

le mie mani spogliano

la  tua più vera promessa.

(Desolation of  tamar) J. Tissot

Postato da: frammentivolanti a 11:49 | link | commenti (9) |
promessa

sabato, 25 marzo 2006
Ibidem (by Henry Roth)

"Poteva anche chiamarlo sonno.Era soltanto in prossimità del sonno che ogni battito delle ciglia poteva provocare una scintilla contro l'esca confusa del buio ,accendere negli angoli oscuri della della camera una tale miriade di vividi zampilli di immagini-un luccichio di barbe inclinate,l'ineguale scintillio su dei pattini,la secca luce sugli scalini di pietra grigia di un ingresso,lo splendore a diminuire delle rotaie,la lucentezza oleosa dei fiumi lisci della notte,il brillio di sottili capelli biondi,di facce rosse,il brillio sulle palme aperte e tese di legioni di mani che si precipitavano verso di lui.Poteva anche chiamarlo sonno.Era soltanto in prossimità del sonno che gli orecchi avevano il potere di cogliere ancora e di ricomporre il grido stridulo,la voce rauca,l'urlo di paura,le campanelle,il respiro spesso,il ruggito delle folle e tutti i suoni che giacevano fermentando nei tini del silenzio e del passato.Era soltanto in prossimità del sonno che uno sapeva di essere ancora disteso sui ciottoli,che sentiva i ciottoli sotto di sé;e sopra di sé,e sempre spinta veloce contro di lui come una schiuma nera,la nube perenne di piedi calzati che correvano,le scarpe rotte,le scarpe nuove,scarpe tozze,a punta,infangate,lucidate,sformate dai piedi callosi,,rovinate dai selciati,pesanti,sotto a gonne,sotto a pantaloni-scarpe,sopra di lui e attraverso di lui;e le sentiva tutte e sentiva,non dolore,non terrore,ma il più strano trionfo,la più strana acquiescienza.Si poteva anche chiamarlo sonno.Chiuse gli occhi."

Postato da: diamonds a 12:57 | link | commenti (21) |

venerdì, 24 marzo 2006

Terremoto a Cagliari?.No,è dio che sta provando le punizioni

Postato da: diamonds a 11:18 | link | commenti |

martedì, 21 marzo 2006

...non potevamo prevedere che ci avrebbero derubato dell'aria nostra,
che il caos sarebbe diventato irrespirabile

con una vita che assomiglia alla morte

mentre la musa sdentata ci sfuggiva e ci irrideva

mai riuscirete ad esprimere

la possanza di tutti gli avvenimenti consecutivi

munire i lampadari di campanelli perché oscillando

durante i terremoti ti avvertirà dei crolli

lo squartatore fiorentino disse di una coppia tanto schifosa

che non ebbe neppure la voglia di squartarla

immerso in tanti viaggi senza muovermi di casa

sono ovunque e insieme a tutti voi spostando la biro

e sulle pagine dell'agenda tascabile

si spalancava l'ultimo precipizio. 

da "L'ultima raccolta"  Luigi DiRuscio







 

Postato da: madeinfranca a 20:37 | link | commenti (1) |

giovedì, 16 marzo 2006
Il sardo di Panama

Aveva lasciato l'isola a esequie appena concluse dando corpo al sospetto che covasse quella fuga da tempo memorabile,e si era lasciato crescere i baffi.L'alternativa sarebbe stata quella di restare e murarsi vivo o rasarsi la testa a zero.Come il protagonista di quel romanzo criminale sapeva leggere la parola Fine quando la vedeva scritta,pure quando rischiava di annegare nel mare delle motivazioni.Quel sistema di chiuse oceaniche gli dava la forza di aprirsi al coraggio così come in altre occasioni aveva fatto la capillarità.Accartocciato su se stesso fingeva indifferenza ma presto sarebbe sbocciato come un'orchidea selvaggia,forse un po grottesca,mimetizzandosi tra cacatua e araucarie.In quell'universo per spostati avrebbe interpretato perfettamente la parte dell'occidentale un po stranito che salutava rispettosamente quelli della gendarmeria locale e chiunque avesse osato porgergli un sorriso non esagerato.Nel frattempo sorseggiava un caipirinha fresco nei tavolini dell'Impero,fresco come il ricordo delle lacrime di un vecchio zio,marinaio volontario esautorato dall'anagrafe,che in un etilico pranzo di famiglia,in disparte gli raccontò con composta pietà di come le onde fossero state brave ad allineare e a cullare i corpi dei nemici uccisi in una battaglia da tregenda agli occhi di un ragazzino.E non avrebbe più scordato nemmeno lo sguardo perso di Trogu che cercava il fratello scomparso da troppe ore(l'avrebbero trovato,come altri vi diranno,di lì a qualche giorno suicida in un bosco di periferia.Una storia di droghe,o di maltrattamenti,a seconda del narratore),ma di beghe di corridoio e revivescenze folcloristiche non avrebbe avuto nessuna nostalgia,seguro.

Postato da: diamonds a 16:40 | link | commenti (31) |

Citazione profondissima sentitissima issima

L'amore è bello anche se fa male.

Postato da: sempliementefallita a 13:49 | link | commenti (2) |
banalità

martedì, 14 marzo 2006

img81/4530/walk148cj7cl.jpg

Talor mentre cammino per le strade
-Camillo Sbarbaro

Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d'essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M'occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s'imprimono dolorosamente.
E conosco l'inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l'inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d'esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall'attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l'orlo
d'un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell'attimo dentro m'impauro
a vedere che gli uomini son tanti.

Postato da: iperio a 10:00 | link | commenti (5) |
immagini, incontri, poeticamente

sabato, 11 marzo 2006

ELECTION DAY

Son stefanopz
di Fatto di chinotto
aspetto le elezioni
e me la faccio sotto.

Perché mi sto chiedendo
se lo scontro è aperto
se contro il nano calvo
ci è andato Diliberto;
è come se l'America
decida un bel mattino
di dichiarare guerra
a Malta o a San Marino.

La forza del berlusca
è, come un disco rotto
fare gridare Fede
al soviet ed al complotto.
Ed ecco che ad un mese
dal turno elettorale
ci è andato un comunista
a far da contraltare;
ed ecco che a un mese
lui può fare un comizio
contro le toghe rosse
per un rinvio a giudizio.

Son stati anni terribili
anni di Bossi-Fini
di addio alla scuola pubblica
Pecorella e Ghidini,
di manette ai drogati
di regali al Vaticano
di spie e di precariato
di leggi per il nano

Anni da film horror
da ghigno sinistro
che hanno raggiunto l'apice
con Calderoli ministro.

E noi che abbiamo fatto
la figura dei fessi
bastava una cazzo di legge
sul conflitto d'interessi
bastava governare
senza inciuci nè Consorte
far cose di sinistra
scardinare Porte a porte.
E l'assurda conseguenza
è purtroppo solo quella:
votare il meno peggio,
votare er Mortadella.

Ma a pensare che appresso
al professor Romano
ci vadano soggetti
quasi peggio del nano
(Rutelli e la cicoria,
D'Alema in barca a vela)
è ovvio che il mio pensiero
il suo timore svela.

Io sono preoccupato,
non credo più al sondaggio
io credo nella forza
di ognuno, nel coraggio
di andare casa casa
e di parlare alla gente
dell'illusione ottica
del teledipendente:
c'è un'Italia spossata
c'è la crescita zero,
non è la Tv al plasma
qua  stiamo al bianco e nero.

Parliamo coi vicini,
le vecchie casalinghe
facciamoli capire
che quelle son lusinghe,
perché quando capiranno
con il senno del poi
che silvio berlusconi
fa solo i cazzi suoi,
staremo altri cinque anni
di guerra, di censura
di democrazia abortita
di notte fredda e scura.

Postato da: stefanopz a 18:22 | link | commenti (7) |
poeticamente

 

Feeds

  • Powered by Splinder

Counter

visitato *loading* volte