L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

sabato, 27 maggio 2006
Pugni,bulli,pepite(intercessioni)

Signori e Signore,benvenuti all'Arcadian Square Garden.Si affronteranno stasera,solo per voi, tutti i migliori protagonisti delle nostre notti bianche per la corona della "Words Boxing Council " in una serata sensazionale che nessuno potrà portarvi via.Vanno a incominciare William "sugar" Shakespeare



contro Thomas Mann,meglio noto come "mano di pietra" che va subito al tappeto prima di poter far assaggiare le sue mattonate all'inglese.Proseguono Fedor Dostoevskij che se la vedrà con Charlotte Brontè,la regina nera dei dannati(ricordiamo ai gentili spettatori che nelle sfide open possono affrontarsi sessi alternativi).Charlotte lancia unghiate furiose in un delirio di avverbi senza uscita,ma il russo bianco le schiva come un ballerino arguto lasciando basita l'avversaria che.. ecco..attenzione..smette di rincorrerlo nell'anello,e in un trionfo di fischi lascia il match lanciando maledizioni a un dio che non riconosce.Ora tocca a Tolstoi,un uomo in fuga,cui spetta il difficile ruolo di chi tenterà di non farsi mettere fuori combattimento dai manrovesci di Wilde,osteggiato da quella parte della platea più ombofobica.Oscar fa cascare il mantello inavvertitamente sull'arbitro,a cui nella concitazione spezza le caviglie con un limerick imparato da bambino,poi stringendo la mano all'avversario saluta tra gli improperi i supporter dello slavo con un bacio e una poesia,infine si dirige verso un'uscita secondaria urlando di aver di meglio da fare,per esempio ubriacarsi,che non dimostrare di essere un numero uno.Seguono Emily Dickinson versus Emile Zola,e l'incontro finisce in parità per impraticabilità del campo visto che la nostra affezionata si è sciolta preventivamente in un mare di lacrime,pensando a quale demone avrebbe potuto osare sedurre in selvaggie notti impregnate di umori,se solo le circostanze glielo avessero permesso.Il francese pregusta il superamento del turno a tavolino e si prepara ad incassare.E' l'ora di Joyce,cui la sfida non dispiace visti i trascorsi dublinesi nelle taverne dei vecchi marinai.Lo si capisce da come stende,con la sola arma del flusso di coscienza,quel diavolo di Hemingway ormai ridotto al fantasma di se stesso,perso in qualche altra fiesta. Da un angolo spuntano le corna di Rimbaud che non vede l'ora di prenderle di santa ragione da quella "carcassa di Francese" come lui chiama simpaticamente Flaubert,"il più grande di tutti".La sfida non si compie,Gustave fa sapere tramite dispaccio telegrafico di essere impegnato nella milionesima stesura dell'"Educazione Sentimentale",chiedendo nel contempo di rinviare il tutto a tempi più tranquilli.I giudici di gara dopo breve consultazione,promettendo il rimborso di metà biglietto accolgono la franca richiesta(con soddisfazione nostra,e non senza giovamento per se stessi.Come commenteremo qualche ora più tardi nel tavolo di un'osteria prenotata da tempo da consessi superiori)

Postato da: diamonds a 16:37 | link | commenti (13) |

giovedì, 25 maggio 2006
[ Confessiones ]

“In nomine Patris, Et F…”
”E’ inutile.”
”….?”
”E’ inutile padre. Non è qui per questo”
”Non capisco figliolo, non vuoi esser assolto dai tuoi peccati?”
”No, padre. Non ho rimorsi, e sarebbe ipocrisia ora farlo.”
”Non è mai ipocrisia cercare conforto in Dio, dovresti saperlo”
”sì, dovrei. Ma non lo so in realtà. Per questo lei deve ascoltarmi. Non una confessione, ma parole”
”…Ti ascolto figliolo. Dimmi ciò che vuoi”
”La vita padre. Voglio conoscerla, capirla. Ma non è possibile. Ho peccato, se intendiamo la morale cattolica. Ho pregato, ed ho trattato Dio come fosse mio amico, un mio confidente, non l’essere supremo.”
”…”
”Ed in fondo, ho sempre pensato dovesse essere così. Quale amico non sta allo scherzo? Quale amico non ti prende lui stesso in giro quando tutto va bene? Ed allora mi sono trovato a riflettere sugli scherzi che mi ha fatto. Un’immensa sequela di scherzi senza capo né coda, che sono culminati nello scherzo peggiore. Oggi.”
”Figliolo…”
”No padre, non è recriminazione. Non è da me recriminare, non vi preoccupate. Perché come ogni amico con cui litighi e ti riappacifichi, anche lui è stato gentile. Ho fatto cose incredibili grazie a lui, affrontato problemi che giudicavo insormontabili, e ricevuto regali. Pessima memoria possiede, poiché i regali li faceva nei giorni più impensabili invece che in quelli stabiliti”
”Il Signore ha un’ottima memoria, vede e sa tutto. Il vangelo dice….”
”Nessuna citazione se non quelle dei film padre. Fatemi questo piacere quest’oggi. E’ già tutto troppo caricaturale. Però è vero, è vero ciò che dici, suo servitore. Ha un’ottima memoria, e salda ogni debito, e riscuote ogni credito. Non è ingiusto, può sembrare distratto o indifferente. A volte pure carogna. Ma è giusto. Troppo, temo. Lasciato a sé stesso, ci eliminerebbe se questo portasse all’equilibrio ed alla salvezza del sistema chiamato terra”
”ma…cosa dici?”
”…Vero. Scusami. In fondo è pur sempre il tizio che preghi. Io lo rispetto, non lo nego. Ma non lo venero, la sudditanza è debolezza, e l’aggrapparsi a qualcosa non permette di vivere appieno. Ed è un paradosso.”
“…”
”E poi, guardatemi. Mi osservate come fossi un martire, un santo. Ed invece sono l’ultima delle carogne, l’ultimo degli infami. I miei amici mi guardano – sono sicuro che lo stiano facendo – e scuotono il capo pregandolo di farmi cambiare idea. La mia ragazza, la mia dolcissima ragazza con cui ho fin troppo litigato stava piangendo quando presi la mia decisione. E pensare che fino a poco fa voleva strozzarmi. Vedete? Sono una carogna, un infame. Faccio soffrire sin troppi.”
”…ha brillato…”
”Sì padre, ha brillato. Vuol dire che deve uscire di qui. la scorteranno fuori assieme agli altri. E’ stato bello parlarle.”
“Dio ti benedica figliolo”
”…mi prende per il culo?
”no”
”Allora grazie, ricambia il saluto da parte mia”
 
Un Trafiletto di giornale in terza pagina parla ancora di quel gruppo di terroristi sovversivi che volevano uccidersi in un grande magazzino quel giorno di qualche anno fa, quel giorno che in fondo era Natale, la natività. Fanno solo accenno al ragazzo che ha deciso di prendere lo stesso posto dei terroristi, che decise di offrire la sua vita in cambio di quella di tutti gli altri, indossando il giubbotto esplosivo e rimanendo lì da solo. Dopo lo scambio di discorsi, le ultime parole a chi lo conosceva fra i presenti, e la resa a quelle condizioni, disse solo una cosa. Sembra ridere mentre lo faceva, sembrava aver capito una cosa che a molti sfugge.
Non riportano ciò che disse, ma probabilmente fu:


”Chiamatemi un prete”

Postato da: Rosencranz a 14:54 | link | commenti (2) |

mercoledì, 24 maggio 2006
Essere

Siamo stati sorrisi. E scelte condivise. A volte della felicità rubata, altre un bacio nascosto per sorriderne con gli altri. Siamo stati gioia di parole e gioia silenziosa. Siamo stati cosa avremmo voluto e dovuto, con le scelte giuste, con le scelte sbagliate, con le strade d'asfalto invitante e quelle di buche dalla speranza nascosta.
Siamo stati voglie di carne consumata a volontà, con la fame reciproca che non si è lasciata alle spalle desideri o ripensamenti. Siamo stati un cercarsi frenetico e dolce, allo stesso tempo.
Siamo stati anni, senza contarci il tempo sulle rughe che son nate di nascosto nelle notti rubate alla nostra felicità.
Siamo stati una scelta obbligata, che il tempo ha scandito e accumulato pazientemente, come solo i giorni e i mesi e gli anni sanno fare.
E siamo stati responsabilità, perché il tempo alle spalle questo ci chiedeva, e non ci siamo sottratti a esso, anzi, l'abbiamo guardato torvo con la sicurezza della nostra falsa gioventù, con i geni di una incoscienza giovanile che non avrebbe dovuto appartenerci.
Siamo stati dovere, e tempo rubato, e sbadigli di nascosto, e sonno mancato.
Siamo stati un futuro che è cresciuto lento, ma con una volontà di ferro, che ci ha lasciato più di un sorriso.
Ma siamo stati ritorsioni, e vendette, e parole di ferite di lama rovente, e accuse di muscoli dolorosi e ricordi da stomaco sofferente.
Siamo stati percorso conosciuto, dai molti, non dai più.
Un percorso di cui, un tempo, abbiamo sorriso, certi delle nostre deboli forze. Un percorso che adesso stiamo tracciando giorno per giorno, ora per ora.
Io e te.
Siamo stati.
Niente più.

[Pezzo visto, letto  e "rubato"  dal blog di QuotaZero]

Postato da: zoestyle a 13:02 | link | commenti (11) |

venerdì, 19 maggio 2006
La donna delle Stelle (una crocifissione casereccia)

Una festosa fine del mondo venne a farmi visita,o per raccogliere testimonianze.Le scale ingombre di ricordi non rappresentarono un ostacolo per quelle leve tornite e fra noi si pose un contatto quasi indicibile.La Lincoln orbitava là fuori,i cilindri borbottavano qualcosa al tergicristallo in quella lingua perduta,probabilmente litigavano.Ero reduce da notti infinite di cui mi sfuggiva il significato,quasi un Apollo che cerca di tornare a casa o prova a smarrirsi sul serio.Non mi sorpresi quando lei,come una vergine piramidale fermatasi giusto lo stretto necessario per risolvere un'avaria,mi invitò a ballare seguendo il rituale oscuro di un silenzio in ghingheri.E come un torero rinato mi ricomposi nel fatuo fuoco di quell'amore scintillante,scoccato tardi e già lontano

Postato da: diamonds a 21:16 | link | commenti (16) |

mercoledì, 17 maggio 2006
[ Weltschmerz ]

Il vetro della finestra mutava il riflesso della sua apatia in lacrime, aiutata da un cielo che lavorava per entrambi. Attraverso la sua fronte passò una coppia a braccetto, nei toni allegri del blu e del rosso. Lei si distaccò dall’ombrello e dai suoi segreti, e si mise a danzare sfiorando in punta di stivali le pozzanghere.
Aveva un sorriso che non poteva appartenere a quella pioggia, e neanche un tuono potè fermarla: solo risate seguirono. Sbattè le palpebre, ed il suo volto specchiato perse di prospettiva, mentre sulla strada dietro quella barriera trasparente una coppia passeggiava in silenzio, senza nulla da dirsi, nei toni tristi del rosso e blu. Ogni contrasto irreale, ogni sogno pesante di pioggia. Non aveva voglia di pensarci troppo ma amò per un istante di troppo il suo passato da odiare, ma non troppo. Da dimenticare con leggerezza, da accantonare con eleganza.
Una vecchia foto impolverata da tenere contro il muro, ma da avere sempre sott’occhio, tale era il ricordo di ciò che era stata, costretta ad un perenne desiderio di ballare e ad un metallico impulso alla stasi. Il dolce della sera non rendeva meno pesante quell’incessante pioggia scrosciante, ma quanto meno la faceva presente come rumore, e nient’altro.
Cancellò il suo secondo volto con la manica, e la condensa del suo respirò le permise di disegnare un volto sorridente, un invito all’illusione. Poi tornò indietro, mormorando qualcosa riguardo ad un concerto da rivedere, ad un film da riascoltare, cose che avrebbero reso quel sorriso di vetro e dita più reale.

Ma anche no.

Postato da: Rosencranz a 14:38 | link | commenti (3) |

sabato, 13 maggio 2006
Altrove,probabilmente

Immaginavamo che sarebbe stato più facile far finta di non aver capito.Ma era troppo tardi.Christian abbassò la cornetta senza senza pronunciare nemmeno una parola,eravamo appena stati rintracciati da chi di dovere.La nostra ricerca ci aveva condotto a interpolazioni che non davano adito a dubbi sul perchè sulla lista dei novecento si fosse steso un velo.Era stato sufficiente scomporre quel mosaico mai del tutto risolto per scoprire il segreto di quella rivoltante rosa di nomi,ripristinare l'ordine cronologico d'iscrizione scordandosi l'alfabetico,e non far finta di non vedere quei quarantaquattro sudamericani,colti di sorpresa.Non occorreva essere dei maghi per prevedere quello che sarebbe accaduto ora.Uscimmo allo scoperto dirigendoci verso la spiaggia,come fantasmi nella frazione ancora deserta.Così doveva essersi sentita Simon Weil quando aveva deciso di lasciarsi andare poichè tutto le sembrava vano.Ci ritrovammo fronte mare,seduti  fumando in silenzio.In un istante capii il significato della smorfia muta di Christian che col gomito aveva richiamato la mia attenzione:anche se di certo ci avrebbero sistemati alla svelta non era il caso di dargli il vantaggio consistente di quattro polmoni pre-forati con cura certosina.Diedi un'ultima boccata,poi all'unisono gettammo nell'acqua la cicca e i nostri pacchetti mezzo pieni,come in una poesia sporca,e ci sentimmo subito esseri spurganti come il protagonista del "filo del rasoio".Alzandoci procedevamo dicendo niente lasciando incontrare ogni tanto i nostri sguardi senza sorriso che puntuale arrivò non appena decidemmo di affrettare il passo nel terrore che l'unico tabaccaio ci chiudesse

Postato da: diamonds a 10:58 | link | commenti (13) |

martedì, 09 maggio 2006
[ MeXico ] niente nuvole, grazie.

Esagitato, nascose l’imbarazzo dietro ad un paio di ray ban pubblicitari, e diede modo agli altri di supporre incomprese doti di ballerino; nel privè si discuteva di quegli affari là ed il divieto di fumare era qualcosa di onirico, sfumato nel gin e nei sussurri.
In un tempo che sembrava dilatarsi come le pupille di chi l’osservava, la diva cantava un jazz corroso dalla bronchite del trombettista, e le luci s’intonavano alla malinconia, assecondando gli ultimi avventori del bar di frontiera. Luogo perfetto per gli scambi, un’anima per una doppio malto, un cuore per trenta dollari a notte; chiedere del biondo, ha sempre la merce migliore, dipende se per grammi o per servilismo. Le stelle si riflettevano in quegli occhiali scuri, ma non era dovute al cielo: probabilmente a l’ultimo pugno preso. Solita storia di donne da non guardare o da guardare con la dovuta discrezione. La linea è sottile quanto il rasoio che era stato mostrato, e danzare su quel filo era la sua specialità.
Volarono insulti e banconote, in un rapporto inversamente proporzionale che portò le ultime ad aver la meglio sui primi, con buona pace del barista e del canne mozze che aveva carezzato mentre con la mano visibile offriva un bicchiere di indefinito. On the rocks, per smaltirlo più in fretta e per sentirlo più tardi.
Serata strana, iniziata a pomeriggio inoltrato ed apparentemente senza fine. La canzone era finita da tempo ma la pausa necessaria a regolare il respiro la faceva stare ancora lì, sospesa negli sguardi d’attesa per l’ultima puntata. Vide, ed i giochi furono smascherati, la puntata fu persa, ed il greco non concesse la seconda chance. Luogo comune attesta che tutto si svolse in un attimo, ma il testimone parlò di minuti di follia. Almeno all’inizio, poi ripresosi dalla sorpresa ebbe il buon senso di nascondersi ed il buon gusto di sorridere al barista che lo osservò dalla posizione raggiunta. Senza che senza alcool non avrebbe potuto resistere alla serata, e l’ottenne ad un prezzo di favore: era un tipo simpatico, e non aveva fatto casini.
Rimpiangendo il bersaglio per le freccette fu sparato un colpo sedativo, che svolse perfettamente la sua funzione mentre il danzatore era arrivato più o meno a tre quarti della sua vita riflessi nell’interno delle lenti scure, per quella particolare occasione fattesi specchio di una vita sprecata. Tutto si placò, ed una risata imbarazza ricordò che c’era una puntata – legittima o meno non importò – da recuperare.
Les Jeux sont Fait, e nessuno ebbe a criticare quel francese stentato, perché un colpo rauco di tosse segnò il riprendere della routine e degli accordi di tromba. Salvo restando per quel venti triplo fatto col piombo, non furono registrati grossi punteggi al locale, e la cantante in fondo a modo suo seppe guadagnarsi la serata.
Tornando a casa, vomitò l’anima dalla tensione scaricata, e si scordò di contare l’incasso: era un baro, non un coraggioso.

Postato da: Rosencranz a 02:15 | link | commenti (4) |

giovedì, 04 maggio 2006
Noi saremo Noi

Recrudescenze e roccie nuove,imbandite coi fiori di pesco su tovaglie estranee a servizi di lavanderia.Nature morte sulle strade della California.Ammetti che piova.Teatro in scatola,senti d'essere ventriloquo,a volte così leggero che non sai nemmeno dove sbattere la testa

Postato da: diamonds a 11:23 | link | commenti (14) |

martedì, 02 maggio 2006

Lasciami entrare.
Solo il tempo di un sospiro
e poca pace.

(Haiku impaziente 5,7,5)

Postato da: Vespero a 21:49 | link | commenti (2) |

Edonismo che
inarca la mia schiena.
Vieni a firmarla.

(Haiku di languore 5,7,5)

Postato da: Vespero a 00:32 | link | commenti (2) |

 

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