Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Signori e Signore,benvenuti all'Arcadian Square Garden.Si affronteranno stasera,solo per voi, tutti i migliori protagonisti delle nostre notti bianche per la corona della "Words Boxing Council " in una serata sensazionale che nessuno potrà portarvi via.Vanno a incominciare William "sugar" Shakespeare
contro Thomas Mann,meglio noto come "mano di pietra" che va subito al tappeto prima di poter far assaggiare le sue mattonate all'inglese.Proseguono Fedor Dostoevskij che se la vedrà con Charlotte Brontè,la regina nera dei dannati(ricordiamo ai gentili spettatori che nelle sfide open possono affrontarsi sessi alternativi).Charlotte lancia unghiate furiose in un delirio di avverbi senza uscita,ma il russo bianco le schiva come un ballerino arguto lasciando basita l'avversaria che.. ecco..attenzione..smette di rincorrerlo nell'anello,e in un trionfo di fischi lascia il match lanciando maledizioni a un dio che non riconosce.Ora tocca a Tolstoi,un uomo in fuga,cui spetta il difficile ruolo di chi tenterà di non farsi mettere fuori combattimento dai manrovesci di Wilde,osteggiato da quella parte della platea più ombofobica.Oscar fa cascare il mantello inavvertitamente sull'arbitro,a cui nella concitazione spezza le caviglie con un limerick imparato da bambino,poi stringendo la mano all'avversario saluta tra gli improperi i supporter dello slavo con un bacio e una poesia,infine si dirige verso un'uscita secondaria urlando di aver di meglio da fare,per esempio ubriacarsi,che non dimostrare di essere un numero uno.Seguono Emily Dickinson versus Emile Zola,e l'incontro finisce in parità per impraticabilità del campo visto che la nostra affezionata si è sciolta preventivamente in un mare di lacrime,pensando a quale demone avrebbe potuto osare sedurre in selvaggie notti impregnate di umori,se solo le circostanze glielo avessero permesso.Il francese pregusta il superamento del turno a tavolino e si prepara ad incassare.E' l'ora di Joyce,cui la sfida non dispiace visti i trascorsi dublinesi nelle taverne dei vecchi marinai.Lo si capisce da come stende,con la sola arma del flusso di coscienza,quel diavolo di Hemingway ormai ridotto al fantasma di se stesso,perso in qualche altra fiesta. Da un angolo spuntano le corna di Rimbaud che non vede l'ora di prenderle di santa ragione da quella "carcassa di Francese" come lui chiama simpaticamente Flaubert,"il più grande di tutti".La sfida non si compie,Gustave fa sapere tramite dispaccio telegrafico di essere impegnato nella milionesima stesura dell'"Educazione Sentimentale",chiedendo nel contempo di rinviare il tutto a tempi più tranquilli.I giudici di gara dopo breve consultazione,promettendo il rimborso di metà biglietto accolgono la franca richiesta(con soddisfazione nostra,e non senza giovamento per se stessi.Come commenteremo qualche ora più tardi nel tavolo di un'osteria prenotata da tempo da consessi superiori)
Siamo stati sorrisi. E scelte condivise. A volte della felicità rubata, altre un bacio nascosto per sorriderne con gli altri. Siamo stati gioia di parole e gioia silenziosa. Siamo stati cosa avremmo voluto e dovuto, con le scelte giuste, con le scelte sbagliate, con le strade d'asfalto invitante e quelle di buche dalla speranza nascosta.
Siamo stati voglie di carne consumata a volontà, con la fame reciproca che non si è lasciata alle spalle desideri o ripensamenti. Siamo stati un cercarsi frenetico e dolce, allo stesso tempo.
Siamo stati anni, senza contarci il tempo sulle rughe che son nate di nascosto nelle notti rubate alla nostra felicità.
Siamo stati una scelta obbligata, che il tempo ha scandito e accumulato pazientemente, come solo i giorni e i mesi e gli anni sanno fare.
E siamo stati responsabilità, perché il tempo alle spalle questo ci chiedeva, e non ci siamo sottratti a esso, anzi, l'abbiamo guardato torvo con la sicurezza della nostra falsa gioventù, con i geni di una incoscienza giovanile che non avrebbe dovuto appartenerci.
Siamo stati dovere, e tempo rubato, e sbadigli di nascosto, e sonno mancato.
Siamo stati un futuro che è cresciuto lento, ma con una volontà di ferro, che ci ha lasciato più di un sorriso.
Ma siamo stati ritorsioni, e vendette, e parole di ferite di lama rovente, e accuse di muscoli dolorosi e ricordi da stomaco sofferente.
Siamo stati percorso conosciuto, dai molti, non dai più.
Un percorso di cui, un tempo, abbiamo sorriso, certi delle nostre deboli forze. Un percorso che adesso stiamo tracciando giorno per giorno, ora per ora.
Io e te.
Siamo stati.
Niente più.
[Pezzo visto, letto e "rubato" dal blog di QuotaZero]
Una festosa fine del mondo venne a farmi visita,o per raccogliere testimonianze.Le scale ingombre di ricordi non rappresentarono un ostacolo per quelle leve tornite e fra noi si pose un contatto quasi indicibile.La Lincoln orbitava là fuori,i cilindri borbottavano qualcosa al tergicristallo in quella lingua perduta,probabilmente litigavano.Ero reduce da notti infinite di cui mi sfuggiva il significato,quasi un Apollo che cerca di tornare a casa o prova a smarrirsi sul serio.Non mi sorpresi quando lei,come una vergine piramidale fermatasi giusto lo stretto necessario per risolvere un'avaria,mi invitò a ballare seguendo il rituale oscuro di un silenzio in ghingheri.E come un torero rinato mi ricomposi nel fatuo fuoco di quell'amore scintillante,scoccato tardi e già lontano
Immaginavamo che sarebbe stato più facile far finta di non aver capito.Ma era troppo tardi.Christian abbassò la cornetta senza senza pronunciare nemmeno una parola,eravamo appena stati rintracciati da chi di dovere.La nostra ricerca ci aveva condotto a interpolazioni che non davano adito a dubbi sul perchè sulla lista dei novecento si fosse steso un velo.Era stato sufficiente scomporre quel mosaico mai del tutto risolto per scoprire il segreto di quella rivoltante rosa di nomi,ripristinare l'ordine cronologico d'iscrizione scordandosi l'alfabetico,e non far finta di non vedere quei quarantaquattro sudamericani,colti di sorpresa.Non occorreva essere dei maghi per prevedere quello che sarebbe accaduto ora.Uscimmo allo scoperto dirigendoci verso la spiaggia,come fantasmi nella frazione ancora deserta.Così doveva essersi sentita Simon Weil quando aveva deciso di lasciarsi andare poichè tutto le sembrava vano.Ci ritrovammo fronte mare,seduti fumando in silenzio.In un istante capii il significato della smorfia muta di Christian che col gomito aveva richiamato la mia attenzione:anche se di certo ci avrebbero sistemati alla svelta non era il caso di dargli il vantaggio consistente di quattro polmoni pre-forati con cura certosina.Diedi un'ultima boccata,poi all'unisono gettammo nell'acqua la cicca e i nostri pacchetti mezzo pieni,come in una poesia sporca,e ci sentimmo subito esseri spurganti come il protagonista del "filo del rasoio".Alzandoci procedevamo dicendo niente lasciando incontrare ogni tanto i nostri sguardi senza sorriso che puntuale arrivò non appena decidemmo di affrettare il passo nel terrore che l'unico tabaccaio ci chiudesse
Recrudescenze e roccie nuove,imbandite coi fiori di pesco su tovaglie estranee a servizi di lavanderia.Nature morte sulle strade della California.Ammetti che piova.Teatro in scatola,senti d'essere ventriloquo,a volte così leggero che non sai nemmeno dove sbattere la testa
Lasciami entrare.
Solo il tempo di un sospiro
e poca pace.
(Haiku impaziente 5,7,5)
Edonismo che
inarca la mia schiena.
Vieni a firmarla.
(Haiku di languore 5,7,5)
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