Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
L'oroscopo prometteva prosperità oniriche,e l'atlante stellare interiore indicava chiaramente che eravamo appena entrati in quel tratto della coscienza deputato alla commozione,tra Andromeda e le Pleiadi.Zampe di luce grattavano la porta dell'universo conosciuto,ma faceva ancora buio.Prima di rimetterci in cammino riflettemmo senza costrutto su ciò che i messaggeri della psiche ci avevano affidato una vita fa.Avevo deciso d'impazzire non troppo tardi in maniera tale da riuscire ad essere ancora in tempo per chiedere ospitalità a Luvanor che con la sua bossa nova subacquea sarebbe riuscito ad addormentare perfino un nervo scoperto.Scampammo un enorme pericolo evitando all'ultimo momento il relitto di quell'enorme sito abbandonato dal duemila,mentre quella nera signora bionda che fluttuava aveva tutta l'aria di essere un regalo di benvenuto.Il mare ci nutriva,nutrimmo il mare
Ispirato dal gin-tonic tracannato a pioggia fin dal tardo pomeriggio mi buttai come ipnotizzato nella bolgia del centro,nella ridda delle luci,a cercare qualche troia o una di quelle Circi cinefile che ti facevano venire semplicemente pronunciando il nome di Wim Wenders guardandoti dritto negli occhi,pure se forse non ero ancora troppo vecchio per cercare l'amore nei baretti a mente sgombra come in quell'Eco fantomatico.Avevo sempre considerato la notte una trappola per topi verso cui fuggire una volta che tutte le altre vie di fuga fossero risultate da scartare e in definitiva ci stavo scivolando dentro,in lacrime e con la velocità di un caimano che avvista una preda distratta e succulenta,quando all'improvviso sentii qualcuno prendermi per mano
Vorrei baciare Dio un giorno.
Alla fine di una danza, alla fine di qualche risata e di un bicchiere di troppo.
Vorrei incontrare Dio un giorno, per dirgli quello che non ha mai potuto ascoltare realmente, per non dirgli parole dettate da paura o adorazione.
Vorrei conoscere Dio un giorno, come si conoscono le persone alla fila della posta mentre si versa un conto corrente. Vorrei urlarlo, chiedergli scusa, e scoprirlo simpatico, e gentile.
Vorrei insultare Dio un giorno.
Vorrei spintonarlo, gridargli contro parole di rabbia, vorrei sentirmi tradito da lui come solo una persona a te cara può tradirti.
Vorrei…
Vorrei forse che Dio fosse davvero così lontano ed irraggiungibile, vorrei molte cose da lui, qualcosa che in fondo potrà sempre mancare, qualche Utopia da aggiungere al mondo, che non ne è mai sazio, l’unico sasso sognatore del cosmo.
Vorrei pregare Dio un giorno.
Giungere le mani al volto, posare la fronte sulle dita, e lasciarmi trasportare dall’estasi di qualcosa fatto una volta tanto non per me, ma per lui. Vorrei farlo per qualche motivo per cui valga veramente la pena, e poi pentirmene subito dopo, dell’averlo in ogni caso disturbato.
Vorrei ignorare Dio un giorno.
Non rispondere alla sua voce, alle sue chiamate, vorrei potermi permettere di dirgli di no se mi cercasse, vorrei semplicemente il silenzio dai suoi occhi, e non qualche richiesta d’attenzioni che in fondo non ha meritato in quel momento.
Vorrei riappacificarmi con Dio, un giorno.
Qualcosa di diretto, di immediato. Nessuna parola complicata, nessuna lacrima inadeguata. Solo una stretta di mano ed un abbraccio, dopo tutti gli insulti e le menzogne dette l’un l’altro. E ricominciare da capo.
Vorrei…
Vorrei che tutto fosse reale, che Dio stesso fosse reale e totalmente diverso da quello che gli altri dicono sia. Vorrei esser capito compreso ed ascoltato, e non a seguito di qualcosa di talmente tanto eclatante da farmi ascoltare anche da chi potrebbe con più garbo ignorarmi.
Vorrei probabilmente non avere neanche avuto il bisogno di lasciarmi andare a questo fiume di parole.
Vorrei non avere l’ispirazione, e poi vorrei averla ancora, una volta passato il bisogno di scrivere.
Perché in fondo l’arte appartiene al divino, ed anche un raggio di sole è capolavoro visivo, anche una risata è pari ad un concerto. Chè tutti si è artisti giunti al giusto stato di malinconia e tristezza, che ogni Abisso che possediamo è in grado di renderci poeti e scrittori. Basta guardarsi dentro per trovare ogni parola, ogni pensiero, e solo chi ha la forza per rifuggire quella vista, per distoglier lo sguardo da sé stesso è in grado di non scrivere e vivere semplicemente.
Vorrei che Dio fosse solamente Dio, un giorno.
Ma non potrà mai esserlo, non gli è permesso e non glielo posso permettere. Un avversario ed un qualcosa con cui limitarsi e continuare a sfidarsi è necessario nella vita di ognuno di noi. Un amico ed un confidente, un padre ed un padrone. Probabilmente non servirà altro a noi stessi che trovare un agnello da dipingere d’oro come già successe in passato per scordarci di Lui, per renderlo obsoleto, demodé.
Vorrei credere in Dio un giorno.
Ma non oggi, oggi voglio solamente sognarlo.
La normalità era un vizio che non mi sono mai potuto concedere appieno. Una di quelle vanità affini al tabagismo ed alla bronchite da uomo vissuto. Già tanto che potevo ancora definirmi uomo, decisamente tosta giungere fino al vissuto.
Superato suona meglio. Doppiato dall'esistenza nella corsa verso il quotidiano, forse ancora più calzante. E pensare anche che stamane avrei dovuto fare qualcosa di fondamentale nella mia vita, tipo svegliarmi, o più probabilmente no. Ma sarebbe bello un giorno svegliarsi per finta, non mi era mai venuto il pensiero.
Far finta che tutto sia vero, e credere sinceramente che tutto sia finto. Qualcosa di inesatto al punto giusto da risultare corretto. Un po' una situazione di contiano contrabbando, da quattro amici al bar e da gatte sul tetto. Tanto per render noto la musica che vorrei ascoltare ora ma che mi è vieta per motivi medici. Mi hanno sconsigliato l'ascolto di tutto quello che è propedeutico ad una pronta guarigione dalla malattia chiamata sopravvivenza. Ed io, da malato immaginato e non immaginario, giungo alla conclusione che si può anche fare, che per morire c'è sempre tempo, magari durante un earl grey preso con dei biscotti al burro. Di quelli sottili, che solo chuck norris riesce a non far spappolare.
Ripenso al paradiso perduto, alla caduta angelica, ed a quel burlone che gli fece lo sgambetto per vedere cosa sarebbe successo se...
E quel maledetto, strafottuto se, siamo noi. Direi che poteva anche evitarsi, il buon dio o chi per lui, di allungare la gamba e di sollevare quell'unico granello di polvere chiamata Terra. Che poi il nome che alla fine abbiamo scelto è un po' imbarazzante, suvvia. Dovevamo chiamarla Acqua, stando alle proporzioni interne, o Nulla, stando alle esterne. Terra ci ricorda di quello che abbiamo sotto i piedi, ci evita di allontanarci da questa per poter volarcene via tranquilli.
Ed alla fine c'è solo un divieto di svolta in alto, ed un bel cartello di pericolo generico di fronte alla felicità.
Quando una situazione arriva a un punto tale che nessuna soluzione sembra possibile,restano soltanto l'assassinio o il suicidio.Se falliscono tutti e due si diventa buffoni.E' straordinario quanto si possa diventare attivi quando non si deve lottare con niente,se non con la propria disperazione.Gli eventi si accatastano di loro iniziativa.Tutto si trasforma in dramma...in melodramma.Il terreno incominciò a cadere sotto i miei piedi quando mi resi conto a poco a poco che nessuna manifestazione d'ira,nessuna minaccia,nessuna dimostrazione di dolore,tenerezza o rimorso,niente di quel che facevo o dicevo,aveva per lei la minima importanza.Quel che si chiama "un uomo",avrebbe senza dubbio inghiottito orgoglio o dolore e sarebbe uscito di scena.Ma non questo piccolo Belzebù!
Non ero più un uomo;ero una creatura tornata allo stato selvaggio.Panico perpetuo,questo era il mio stato normale.Meno mi volevano,più mi appiccicavo.Più mi ferivano e umiliavano,più cercavo avvilimenti.Speravo sempre che avenisse un miracolo e non facevo niente perchè accadesse.E quel che è peggio,non potevo dare assolutamente la colpa a lei,o a Stasia,o a nessun altro,neanche a me,anche se spesso lo sostenevo.Nè,nonostante la mia naturale inclinazione,riuscivo a convincermi che era soltanto "accaduto".Mi restava ancora abbastanza comprendonio da rendermi conto che una situazione come quella nella quale ci trovavamo non capita soltanto.No,dovevo confessare a me stesso che stava preparandosi da molto tempo.Inoltre avevo percorso tante volte quella strada che la conoscevo a passo a passo.Ma quando si è falliti fino alla più assoluta disperazione,a che cosa serve sapere dove o quando il primo fatale passo sbagliato è stato compiuto?Importa e conta,o Dio!...soltanto ora.
Come svincolarsi da una morsa?Continuavo a sbattere la testa contro il muro,cercando la risposta a questa domanda.Se avessi potuto,avrei tirato fuori il cervello e l'avrei strizzato ben bene.Qualsiasi cosa facessi,pensassi,tentassi,non riuscivo a liberarmi dalla camicia di forza.Era l'amore che mi teneva incatenato?.Come rispondere a questa domanda?Le mie emozioni erano così confuse,così caleidoscopiche.Sarebbe come domandare a un uomo morente se ha fame.Forse si potrebbe porre la domanda in un altro modo.Ad esempio:Si può riconquistare quel che si è perduto?L'uomo ragionevole,dotato di buon senso,dirà no.Ma lo sciocco risponde si.E cos'è lo sciocco se non un credulone,uno che punta contro tutte le probabilità ?"Niente è mai stato perduto che non possa essere recuperato".Chi lo dice?Il Dio dentro di noi.Adamo che sopravisse al fuoco e al diluvio.E tutti gli angeli.Pensate un momento increduli e scettici!Se la redenzione fosse impossibile,l'amore stesso non scomparirebbe?Anche l'amore per noi stessi.Forse il paradiso che con tanta disperazione cercavo di riconquistare non sarebbe lo stesso.Una volta fuori dal cerchio magico il fermento del tempo lavora con disastrosa rapidità .Che cos'era,questo paradiso che ho perduto?O che cosa lo creava?Era soltanto la capacitò di creare un attimo di beatitudine,ogni tanto?Era la fede che m'ispirava?(parlo della fede in me stesso)O perchè eravamo uniti come fratelli siamesi?Come sembra avevo tutto chiaro e semplice ora!Poche parole dicono tutta la storia:avevo perduto il potere di amare.Una nuvola oscura mi aveva avvilupato.La paura di perderla mi rendeva cieco,mi sarebbe stato più facile accettare la sua morte.Sperduto e confuso,vagavo nel buio che avevo creato,come inseguito da un demonio.Nel mio sbalordimento,a volte mi mettevo carponi e con mani nude strozzavo,mutilavo,schiacciavo qualsiasi cosa sembrasse minacciare la nostra tana.A volte stringevo con frenesia la marionetta,a volte soltanto un topo morto.Un'altra volta era soltanto un pezzo di formaggio stantio.Giorno e notte assassinavo.Più assassinavo,più aumentavano i miei nemici e assalitori.Com'è vasto il mondo fantasma!com'è inesauribile!Perchè non ho assassinato me stesso?Ho tentato,ma è stato un fiasco.Scoprii che era più efficace ridurre la vita a un vuoto.Vivere nella mente,unicamente nella mente...questo è il modo più sicuro per fare della vita un vuoto.Divenire la vittima di una macchina che non smette mai di ruotare e cigolare e tritare.La mente macchina.
"Amare e odiare;accettare e rifiutare,afferrare e sdegnare;agognare e respingere:questa è la malattia della mente".Salomone stesso non avrebbe potuto dirlo meglio."Se rinunci tanto alla vittoria quanto alla sconfitta",così si legge nel Dhammapada,"dormi la notte senza paura".Se...Il vigliacco,e tale ero,preferisce l'incessante turbinio della mente.Sa,come l'astuto padrone che serve,che basta che la macchina si fermi soltanto un istante perchè esploda come una stella morta.Non morte...annientamento!Descrivendo il cavaliere errante,Cervantes dice:"il cavaliere errante fruga in tutti gli angoli del mondo,entra nei labirinti più complicati,compie ad ogni passo l'impossibile,sopporta i feroci raggi del sole nei deserti roventi,l'inclemenza del vento e del gelo nell'inverno;i leoni non possono intimorirlo,né i demoni spaventarlo,né i draghi,perchè cercare il confronto,e superarlo,questi sono mèta e scopo della sua vita".Strano quanto abbia in comune lo sciocco e il codardo col cavaliere errante.Lo sciocco crede nonostante tutto,crede di fronte all'impossibile.Il codardo sfida tutti i pericoli,corre ogni rischio,non teme nulla,assolutamente nulla,meno la perdita di quello che cerca di trattenere,senza riuscirvi.E' una grande tentazione dire che l'amore non ha mai fatto di nessuno un codardo.Forse il vero amore,no.Ma chi tra noi ha conosciuto il vero amore?Chi è così amante,fiducioso e credulo da non preferire di vendersi al diavolo piuttosto che vedere la persona amata torturata,uccisa o offesa?Vero,ci sono state grandi figure che hanno accettato il loro destino,che sono rimaste in disparte in silenzio e solitudine,e hanno divorato il cuore.Devono essere ammirate o compiante?Neanche il più grande degli amanti respinti è mai riuscito ad andare in giro pieno di giubilo gridando"il mondo va benissimo!"."Nell'amore puro(che senza dubbio non esiste se non nella nostra immaginazione)",dice una persona che ammiro"colui che dà non sa di dare,né quel che dà né a chi dà ,e ancor meno se è ben accetto all'oggetto amato".Con tutto il mio cuore dico:D'accordo!.Ma non ho mai incontrato un essere capace di un amore come questo.Forse soltanto quelli che non hanno più bisogno d'amore possono raggiungere tanta perfezione.Essere liberi dai legami dell'amore,bruciare come una candela,sciogliersi per amore...che beatitudine!E' possibile a creature come noi,che siamo deboli,orgogliosi,vanitosi,invadenti,invidiosi,gelosi,testardi,permalosi?Evidentemente,no.Per noi,la corsa affannosa...nel vuoto della mente.Per noi,la condanna,un'interminabile condanna.Credendo di aver bisogno d'amore,smettiamo di dare amore,cessiamo di essere amora.Ma anche noi,per quanto spregevolmente deboli,ogni tanto sfioriamo questo amore vero,altruistico.Chi tra noi non ha detto a se stesso,nella cieca adorazione di qualcuno che non può raggiungere:"che cosa importa se non potrà mai essere mia!Quel che conta è quel che è,poterla adorare e venerare per sempre!".E anche se un atteggiamento così esaltato,è insostenibile,l'innamorato che ragiona così è su un terreno solido.Ha conosciuto un momento di amore puro.Nessun altro amore,per quanto sereno,per quanto tollerante,può reggere il confronto.Per quanto fuggevole possa essere quest'amore,possiamo dire che qualcosa è perduto?Forseme come lo sa bene il vero innamorato!quando perde l'immortale sentimento che l'altro ha ispirato,Che giorno squallido,cupo,decisivo è quello in cui l'innamorato di rende improvvisamente conto di non essere più posseduto,di essere,per così dire,guarito del suo grande amore!Quando lo definisce,sia pure inconsciamente,una "pazzia".La sensazione di sollievo provocata da questo risveglio può portare a credere in tutta sincerità di aver riconquistato la propria libertà .Ma a che prezzo!Che miseranda libertà .Non è terribile scrutare di nuovo il mondo con gli occhi di tutti i giorni?Non spezza il cuore sentirsi circondare da esseri che sono noti e qualsiasi?Non fa paura pensare che bisogna continuare,come si dice,con pietre nella pancia e ghiaia in bocca?Trovare cenere,soltanto cenere,dove una volta c'erano soli roventi,meraviglie,glorie al di là della gloria,e tutte liberamente create come da una fonte magica?Se c'è qualcosa che merita di essere chiamato miracoloso,non è forse l'amore?Quale altro potere,quale altra forza misteriosa può investire la vita di uno splendore così assoluto?La Bibbia è piena di miracoli,e sono stati accettati tanto dagli individui pensanti quanto dai non pensanti.Ma il miracolo che a tutti è concesso di vivere in un momento o l'altro della vita,il miracolo che non richiede intervento,intercessore,supremo sforzo di volontà ,il miracolo che può essere tanto del vigliacco,quanto dello sciocco,dell'eroe e del santo,è l'amore.Nato in un istante,vive in eterno.Se l'energia è indistruttibile,quanto lo è di più l'amore!Come l'energia,che è tuttora un enigma,l'amore c'è sempre,sempre disponibile.L'uomo non ha mai creato un'oncia di energia,come non ha creato amore.Amore e energia sono sempre stati e sempre saranno.Forse nell'essenza sono la stessa cosa.Perchè no?Forse questa misteriosa energia che si identifica nella vita dell'universo,che è Dio in azione,come ha detto qualcuno,forse questa forza segreta che pervade tutto,non è altro che una manifestazione dell'amore.Ed è ancora più straordinario considerare che non c'è nulla nel nostro universo che non sia permeato di questa inafferrabile forza,e allora l'amore.Che cosa accade quando l'amore(all'apparenza)scompare?Perchè l'uno non è più indistruttibile dell'altra.Sappiamo che anche la più morta particella di materia è capace di generare energia esplosiva.E se un cadavere ha vita,come sappiamo,così ne ha lo spirito che un tempo lo rendeva animato.Se Lazzarto fu risorto a vita,se Gesù si levò dalla sua tomba,anche l'intero universo che ora cessa di esistere può essere resuscitato,e senza dubbio lo sarà ,quando i tempi saranno maturi.Quando l'amore,in altre parole,vincerà sulla saggezza.E allora,se queste cose sono possibili,come parlare,o addirittura pensare,di perdere l'amore?Anche se si riesce a chiudere la porta per un poco,l'amore troverà la strada.Anche se si diventa freddi e duri come minerali,non si può rimanere per sempre indifferenti e inerti.Nulla muore veramente.La morte è sempre apparente.La morte è semplicemente una porta che si chiude.Ma l'universo non ha porte.Certamente non ne ha che non possano essere aperte o varcate dal potere dell'amore.Questo lo sciocco dentro di sé lo sa,ed esprime la sua certezza in modo donchisciottesco.E chi può essere il Cavaliere Errante che cerca il conforto allo scopo di superare,se non un araldo dell'amore?E colui che continuamente si espone all'insulto e all'ingiuria,che cosa fugge se non l'invasione dell'amore?Nella letteratura dell'estrema desolazione c'è sempre e soltanto un simbolo(che può essere espresso tanto matematicamente quanto spiritualmente)intorno al quale tutto gira:meno amore.Perchè la vita può essere vissuta,e di solito è vissuta,dalla parte del meno e non da quella del più.Gli uomini possono continuare a lottare per sempre,e senza speranza,una volta che abbiano deciso di spodestare l'amore.Quest'incommensurabile sofferenza di vuoto nella quale tutto il creato si può riversare,e sarebbe sempre vuoto,quest'ansia di Dio,com'è stata chiamata,che cos'è se non una descrizione dello stato di un'anima priva d'amore?In qualcosa di molto simile a questo modo di essere ero entrato equipaggiatissimo,con rastrello e vanga.Gli eventi si accatastavano spontaneamente,ma in modo allarmante.C'era qualcosa di folle nello slancio col quale ora scivolavo verso il basso e all'indietro.Quel che in tanti anni avevo costruito,veniva demolito in un batter d'occhio.Tutto si sbriciolava al solo toccarlo.A una macchina pensante non importa molto se un problema viene espresso in termini di più o di meno.Quando un essere umano sceglie la discesa a precipizio è virtualmente la stessa cosa.O quasi.La macchina non conosce rimpianto,rimorso,colpa.Mostra segni di fastidio soltanto quando non è stata doversosamente alimentata.Ma un essere umano dotato di una terribile mente macchina non ha quartiere.Mai,per quanto intollerabile sia la situazione,può lanciare la spugna.Finchè gli rimane un barlume di vita,si offrirà come vittima a qualsiasi demonio voglia possederlo.E se non ci fosse nulla,nessuno che lo tormenti,tradisca,degradi,minacci,tormenterà ,tradirà ,degraderà se stesso.Vivere nel vuoto della mente è vivere "da questa parte del paradiso",ma così assolutamente,così completamente che anche l'irrigidimento della morte sembra un ballo di san Vito.Per quanto cupa,malinconica,stantia possa essere la vita d'ogni giorno,non si avvicina mai al dolore di questo vuoto interminabile attraverso il quale si va alla deriva e si slitta in piena coscienza,da svegli..Nella sobria realtà quotidiana c'è il sole e c'è anche la luna,il bocciolo e la foglia morta,il sonno e anche la veglia,il sogno e anche l'incubo.Ma nel vuoto della mente c'è soltanto un cavallo morto che corre con zampe immobili,un fantasma avvinto a un nulla incommensurabile.E così,come un cavallo morto che il padrone non smette di frustare,continuo a galoppare negli angoli più lontani dell'universo,senza mai trovare pace,consolazione o riposo.Strani fantasmi ho incontrato in questi voli a capofitto!Mostruose erano le rassomiglianze che presentavano,e tuttavia senza neanche il minimo rapporto.La sottile membrana che ci separava serviva come da corazza magnetica attraverso la quale l'energia più possente non poteva agire.Se c'è una suprema differenza tra i vivi e i morti,è che i morti hanno smesso di stupirsi.Ma come le mucche del prato,i morti hanno un tempo illimitato per ruminare.Affondati nel trifoglio,continuano a ruminare anche quando sale la luna.Per i morti ci sono universi su universi da esplorare.Universi composti soltanto in materia.Materia priva di sostanza.Materia attraverso la quale la mente macchina ara,come se fosse neve morbida(...)
Un preavviso di ventiquattro ore era bastato a rendere spasmodica quell'attesa,ma erano settimane che tutti respiravamo un rebus insoluto.Di cosa si trattasse avrebbe dovuto renderci edotti l'Organizzazione delle Nazioni Unite nelle persone demandate a parlare.Le strade improvvisamente sembravano colpite da radioattività ,con nessuno a solcarle,e una luce radiante che tracimava fluttuando dai vetri di televisioni accese da giorni.La diretta incominciò con uno speaker interpretato da sottotitoli che chiedevano la massima attenzione.Il presidente americano con il suo classico ebete sorriso fu inquadrato per primo.Vederlo sorseggiare quello che indubbiamente era distillato di frumento mi sorprese un pochino anche se era ancora nulla in raffronto a ciò che mi colse quando si mise a fare le smorfie al delegato brasiliano,una pantera bionda che aveva le cuciture del vestito fuori posto senza che lei facesse niente per nasconderlo agli astanti.Tra gli spalti si agitava,con aria da entreuneuse,la segretaria generale in tailleur grigio,con un vassoio di liquori in mano e la gonna che prometteva di cascare a ogni occasione.Qualcuno cercò di prendere la parola ma era troppo ubriaco per parlare.Al terzo tentativo fu portato di peso su una scrivania arrangiata a branda per l'occasione,mentre il rappresentante di Tonga mimava una respirazione bocca a bocca tra risate da circo e scorreggie.Quando il russo improvvisò una parata solitaria al centro della scena qualcuno perse il controllo delle proprie reni.Un trenino umano carnascialesco procedeva invocando una starlette francese dei settanta,a guidarlo,manco a dirlo,l'esponente di Buckingham Palace.Finalmente uno con gli occhi a mandorla chiese e ottenne 98 secondi di silenzio.Feci in tempo a capire da una voce fuori sincrono,impastata e sciolta in lacrime,che in base a tutto lo scibile non c'era ragione di credere che il mondo esistesse veramente o che fossimo un entità più nobile di un formicaio o qualcosa di più di un coacervo di monadi sensibili a fenomeni elettromagnetici.Ascoltai quella sorta di rompete le righe universale,spensi l'apparecchio e mi trovai a pensare che mi ci voleva qualcosa di forte,decisamente.Avevo appena comprato casa in campagna
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