Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
"Poeti,scrittori,giornalisti,si facevano in quattro per abbellire e infiorare la vita quotidiana dell'impero,i suoi fasti e i suoi eterni festini.Mettevano in piedi una recita per celare l'arroganza,la miseria morale,il servilismo.Spregevoli,abietti,miserabili,con la vocazione dei lacchè...Eppure non potevo fare a meno di comprenderli.Capivo le velleità di Zorrilla,i bassi interessi di quegli scribacchini che si tirano a lucido per potersi accostare ai polpacci coperti di tulle dell'impero.Avevano trascorso lunghi anni alla disperata ricerca di baroni di cui scrivere,di donzelle e contesse con le quali ornare i loro romanzi,di frotte di angeli e cherubini alati,di pirati dall'accento inglese,di balli sontuosi...Ora finalmente li avevano.Avevano quegli assurdi morioni delle guardie di Dalmazia che coprivano dai pungenti raggi del sole la fronte dell'imperatore,perchè non si abbrustolisse;avevano un servitore esclusivamente dedicato ai cani di sua maestà e,nel caso non bastasse,c'erano tre piani di corte a palazzo.Io stesso avvertivo l'effetto di quel fascino discreto,pur essendo un poeta plebeo per vocazione e gusto.Come non comprendere dei mestatori soggiogati da un anelito di lusso,se mai nella loro vita erano stati in grado di descrivere la cadenza dei passi di un'indigena o il vigore di un acquaiolo,se non avevano mai messo piede in una pulqueria,se mai si erano aggirati tra le rovine insanguinate di una battaglia o in mezzo ai balli e ai canti di una festa di piazza?Bramavano castelli e tulle.Adesso ce li avevano.Speravo non per molto."
(Paco Ignacio Taibo II - La lontananza del tesoro)
Preludio: Persiane socchiuse, luce che filtra, silenzio rotto dal ronzare di una mosca e da qualche auto in lontananza. Un uomo, no, forse una donna. Un uomo, scusate. La penombra gioca brutti scherzi di primo mattino. Spalle curve, capelli corti, bicchiere in mano. Occhi sul nulla, a fissare la sua vita.
Scena: Persiane socchiuse, luce che filtra illuminando una stanza anonima di un luogo altrettanto anonimo, personalizzato da un quadro rappresentante un paesaggio qualsiasi, e da una foto rappresentante una persona che sarebbe bello considerare qualsiasi. Ma non si può, e quindi ci si beve sopra.
Protagonista: Un uomo, no, forse una donna. Decisamente un uomo, senza penombra a far più di questi scherzi. Balla accompagnato nei suoi passi sghembi da un bicchiere che macchia la moquette. Balla e ride, di quel riso che nessuno vorrebbe mai fare né tantomeno sentire. Una piroetta ed un sorso, due passi ed un sorso, una scivolata con il piede portante, ed ecco che contro il muro portante finisce lui. Di schiena. Come morte del cigno si siede a terra, e batte la nuca contro quella parete, il bicchiere fra le gambe. La batte a ritmo, ed un aereo lontano fa vibrare la luce che filtra.
Antefatto: Sera, macchine in movimento, risate e neon. Vorticare perenne di persone e luci, di suoni e calore. Un qualcosa sottobraccio, una Lei probabilmente, quella Lei. E ridere ancora, della risata giusta. Una cena un paio di abbracci un sorriso e quelle cose lì, quelle che ti fanno star bene, o almeno ti rendono un po’ più intonato al mondo. Poi nulla, era una serata qualsiasi forse, o peggio ancora era l’ultima serata prima del rigoroso addio motivato da logica e coerenza, le cose migliore per ammazzare i sentimenti ed i ricordi.
Azione: Vetri infranti, rumore di vetri infranti nella penombra, e puzza di alcool per la stanza anonima. Una farfalla, no un volto, no una macchia indistinta di vetro e brandy sulla parete di fronte a lui: ci vede ovviamente Lei, e questo gli fa chinare il capo, lo fa nascondere fra le braccia, gli fa osservare un’erezione mattutina che non c’entra nulla con la storia e con il carattere, ma è deprimente maggiormente perché non sa come sfogarla. Si alza e s’infila nella doccia, che per la cronaca sarà gelata. In futuro si ammalerà per questo, ma nel presente attivo è una benedizione dal cielo. Accende la radio, la musica nazionale viene sputata fuori gracchiante all’inizio, ma è adatta per schivare i piccoli pezzi di vetro. Bossanova, odora di america latina e di piante umide dalle foglie larghe. Camicia e panama, pantaloni corti e sandali. Rinuncia al sigaro di rappresentanza, preferendo non fumare una volta tanto. Si dà un contegno raccogliendo altri cocci, quelli della sua stessa joie de vivre, ed inizia a camminare per la strada, salutando i vari volti sconosciuti che incontra, con la maledizione di trovarla ad ogni angolo, ogni piega di tenda ed ogni nuvola. Ma si dimenticherà anche di questo, chè l’aereo l’attende, e tutto deve finire lì, nell’ultima notte di rum e congas.
Epilogo: la vita prosegue, tutto prosegue tranne Lei. Rimarrà solo una foto, qualche dettaglio, ed un volto che si farà sempre più sottile ed effimero nel tempo. Si è ammalato alla fine, ma non per il colpo di freddo, per un altro colpo, più feroce e rabbioso. Viaggerà molto, continuerà la sua vita, ma non sarà soddisfatto come prima, non sarà più come prima. E questo lo porterà alla morte, con quella nuova risata inadatta a tutto fuorché alla fine dei tempi.
Morale: mai innamorarsi del proprio bersaglio, se per lavoro uccidi la gente.
Caino, benedetto,
ti parlerò con la verità.
Il tempo depone la vita.
La mia mente colpevole
costruisce sentimenti.
Ciò che hai vissuto
è la menzogna, Caino,
e io la vivrò ancora.
Quando Dio confessava,
tu non c'eri, non eri con me
ad assaggiare molliche della notte;
e allora, la luna rideva dal monte
sorgendo nel mare sicuro,
Sapevi ignorarli i miei sorrisi tu,
li cancellavi con astuta indifferenza.
Caino, genio di casa, lo sai,
sei stato vicinissimo
nel binario parallelo;
un'unica identica corsa,
ci unisce e ci separa.
E tu? Tu fingi di ancora non saperlo
Ti duole dirlo, fratello:
la curiosità mi legava a te,
tu il primo ed io, silenzioso d'amore,
a raccogliere tutte le tue impronte.
Che c'erano, c'erano,
insieme ai pugni
che non sapevi darmi.
Quelle carezze io
le stringevo a me, fiero,
prima di addormenentami
in sogni di speranza.
Non sapevo di nutrire così
la tua veglia angosciosa,
la paura terribile di farmi come te,
indifferente d'amore.
Caino, fratello,
non abbiamo visto niente.
da Abele nello speculum
Non sono mura, ma sogni
Speranze di resistenza
Di rigida presunzione
Dritti come pugni tesi
Innalzati come un odio gratuito
Dipinti con i colori di una guerra
Dimenticati come una grazia
È il mio paese, le mie città
Limpide barricate del fiero vuoto
Scempio di natura paziente
Dov'è la tua terra, tu che cammini
Dov'è il tuo pasto, tu che ne sei fame
Nascervi, crescervi, giocarci
E camminarvi e corrervi dentro
Siete orizzonte di una sconfitta
L'evidenza di paure abbarbicate
Quelle mura, quelle finestre, quei portoni
Le pareti della sicurezza cercata
Fragili supponenze della stupidità
Che per unire cerca la divisione
Riesci a vedermi? Riesci a sentirmi?
Quelle mura sono le mie mura
Io che cresco bastioni di lettere
Torri di parole, muraglie di frasi
Riesci a vederli? riesci a toccarli?
Io sono quei muri, io quei colori
Di me leggerai l'intonaco dipinto
O scalfito dal tempo o dall'incuria
E nel freddo ventre di distanza
Il gelo del niente di paura
Che siamo noi, senza confessarlo
Che sono io, anche se non vedi
E questo solo potrò sperare
In quanto freddo del freddo di tutti
Sarò qua, solo tra sole mura
Per un silenzio che si farà inverno.
[Pezzo visto, letto e "rubato" dal blog di QuotaZero]
Riflettersi in uno specchio di legno e non trovare nulla,o meglio:Ero il sogno,sbagliato,di ogni entreineuse e di quei giocatori di poker brillantemente votati allo sconforto,insicuri della propria fortuna.Un'assenza di lucidità contrabbandata come follia d'argento ,per lei una cotta metafisica.Quando i clienti domandavano sull'esposizione della zona giorno divenivo campione mondiale di glissaggio,nel mentre pensavo di buttarmi dalla finestra,pur di rinviare a oltranza qualsiasi cosa potesse avere la forma di una risposta.Insomma,un rifiuto psicologico verso ciò che concerne l'orientamento coltivato ad arte(per un'agente immobiliare quasi uno scherzo della natura)."Un cuore in inverno" spezzato da un sorriso trafugato nell'ombra per cui contavano solo l'azione e il non detto.Non era facile assomigliare a se stessi
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