L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

martedì, 26 settembre 2006
LDC

La bionda,ignara del fatto che quello sarebbe stato il suo ultimo giro di giostra,lo salutò schioccandogli un bacio,accompagnando con la mano lo sportello. Julius le sorrise.Non era quel bacio a farlo sentire così fiero,ma il pensiero che presto ce ne sarebbero stati altri partoriti da bocche sconosciute e sempre disponibili.Si sentiva libero il nostro uomo benché a casa,come sempre,lo aspettassero un centinaio di chili coltivati ad arte avvolti da un grembiule,impossibilitati a una sana vita all’aria aperta grazie alla sapiente scelta compiuta molto tempo prima configurata nell’acquisto di un quarto piano senza ascensore.Era più giovane di lei di sette anni Julius,rivelatosi capace nel percepire che quel Si pronunciato tra i confetti sarebbe stato un tesoro. L’istigazione all’accumulo di grassi avrebbe fatto il resto.La dote gli permetteva lo scialo e le auto scoperte.E la botte piena con la moglie ubriaca andavano in scena tutte le sere,in un trionfo di entraineuse. Come gli altri giorni dispari era passato in pasticceria per oliare il meccanismo di quel gioco perverso e uscirne con un pieno di bignè assortiti.Un modesto obolo da pagare,insieme alla sopportazione di quella recita,in cambio di un dolce far niente condito da magre carni voluttuose da accarezzare a piacimento,indisturbati.Per lui,palestrato viveur,quattro piani erano una burletta.Certo fu sorpreso dal trovare i resti di quell’enorme imballaggio sparpagliati nella cucina deserta,dove nessuno stava cucinando niente .E quasi si trasformò in una statua di sale quando spostandosi in terrazza vide l’ombra del sorriso di Anna che prendeva il largo sotto un deltaplano verde-oro scintillante

Postato da: quaranta7 a 15:50 | link | commenti (5) |

domenica, 24 settembre 2006
[Diario di uno Psicolabile] - Storie di Vita Perduta

Volete una storia? Ve la racconto io. E’ una storia fatta di polvere e sputi, di bestemmie e privazioni. Ma non è la mia, la mia è una storia ok, è una storia fashion & glamour. Questa è la storia di un amico, di un caro amico che mi ha dato tutto, anche la vita. Vuoi sapere chi era? Non te lo dirò, lo capirai mano a mano. Ed anche tu lo capirai, no tu no, sei già morto, e non parlo con chi è già morto.
Stammi a sentire tu tesoro, sei stata solo un po’ “stropicciata”, ma non ti preoccupare, puoi ancora andar bene per un altro paio di giri, dammi solo il tempo di finire la storia e scoprirai quanto sarà bello ballare con i ragazzi.
C’era questo mio grande amico, una personalità, un carattere come pochi. Aveva tutto, e ci teneva a farlo sapere. Aveva anche il successo, ma è solo una diretta conseguenza. In fondo se hai i soldi hai il successo, non è che se hai il successo hai i soldi, quella è una balla clamorosa. Devi perdere l’anima per il successo, ed i soldi te li danno in cambio quando la vendi. E lui l’aveva venduta, dio se l’aveva fatto. Più e più volte, in più e più modi e posizioni. In fondo se ti tappi il naso puoi fare qualsiasi cosa per dieci minuti, ricordi? Ah, era ovvio che lo ricordassi, l’abbiamo provato assieme poco fa. Tutti noi e te. Ma ti stringono troppo? Vuoi che faccia allentare la presa? Tanto so che rimani ferma, in fondo l’altro quando si è mosso troppo ha pianto dal naso. E’ difficile da fare, lo so che è difficile, ma quando non hai più gli occhi non è che ti rimane molto con cui piangere. La gola. Certo, c’è la gola, ma come puoi vedere non è propriamente acqua quella che esce quando sorridi da lì.
Ma mi stai distraendo, e non sei gentile. Stavo parlando di questo mio carissimo amico, che aveva tutto, ma non si ricordava più il perché. Aveva ottenuto anche una bella famiglia – si ottengono, non si trovano – ed ora viveva felice. Ed era davvero felice, mi piaceva guardarlo mentre rideva e scherzava con i suoi bambini, con la moglie che aveva trovato, i parenti che aveva scoperto, ed il suo lavoro. In fondo era ora un lavoro onesto, un lavoro serio. Mica quelle stronzate che fai un tempo, quelle di cui o ti penti o ne parli ridendo. Indovina un po? Io ne rido, e ne rido di cuore, perché sono belle stronzate, hanno un bel colore ed un bel suono. Il suono di quelle come te angelo, di quelle che prima o poi smettono e si fanno accordare, come il migliore degli strumenti musicali. E tu lo sarai, parola mia. E questo anche lui se lo ricordava, non dormiva bene, e se lo ricordava. E’ una cosa che va a coppia, il dormir male ed il dimenticarsi che le cose non vanno sempre come si crede debbano andare. E soprattutto nel suo caso lui si era scordato che aveva un amico. Che c’ero anche io. Che in fondo quel lavoro era il mio lavoro, quella famiglia era la mia famiglia, quella vita era la mia vita. Che l’anima l’aveva venduta a me, e che i soldi glieli avevo dati io. Se l’era dimenticato il mio grandissimo amico che c’ero anch’io. Ed ora stai iniziando a ricordare vero? Stai iniziando a ricordare che quel giorno il mio grandissimo amico era decisamente nervoso? Sì, lo era, e tu ora rivivi quel momento, rivivi quelle urla e quelle grida, quell’ordine di fare i bagagli e scappare. Troppo poco, troppo tardi, disse così la voce. E chissà come mai, quella voce me la ricordo anche io. Forse perché era la mia. E così quel mio grandissimo amico che in fondo era anche un po’ un tuo grandissimo amico, come dovrebbe esserlo ogni padre, ha provato a parlare. Ma ha parlato troppo, e troppo a lungo. E soprattutto nel momento sbagliato, quando doveva solamente pagare. Ed è finito a piangere dal naso ed a sorridere dalla gola. Ed io sono finito così, con un’altra persona che mi ha venduto un’anima scaduta, e con un nuovo carico di merce da spedire dove ci sarà più bisogno di lei. E nella merce pensa un po’, sei finita pure te. Non m’importa come ti chiami, non m’importa come sei finita e come sei ridotta. M’importa che ora tu sei la numero cento, uno-zero-zero, e con te ho finito l’ordinazione. Portatela via da davanti gli occhi, e caricatela assieme alle altre. Mi commuovo sempre un po’ quando parlo del passato. Ah, sì, se volete divertitevi ancora, almeno s’abituerà.

Postato da: Rosencranz a 17:49 | link | commenti (2) |

martedì, 12 settembre 2006
Cose che non si dicono quasi mai

Domenica stavo in una grande piazza, tra la gente che raccoglieva l'ultimo sole e lo metteva da parte per l' inverno. Io stavo lì, attenta e consapevole a studiare quei visi estranei, quei corpi alti e voluminosi. Cercavo dentro ogni volto un segno con la speranza di scoprire qualcuno che già conoscevo.

Ma non ho visto nulla, nessuna scintilla, nemmeno un briciolo di consapevolezza. E non potrebbe essere diversamente. Non so nemmeno come sei fatto. Se ti incontrassi non ti riconoscerei. Tanto è irreale questo parlare a vanvera che costruisce castelli di carte  e lacci di cemento.

Eppure buca a caso tra il fegato e i polmoni e lascia un percorso di incantamenti e genera un benessere che è quasi caldo. Questo ti direi se t'incontrassi: raccontami le cose che intuisco, quelle che proprio non ho capito,  quello che è, quello che è stato e quello che sarà.

Curiosa son curiosa, ma no, non ho bevuto  quasi nulla stasera  ...:-)

Postato da: CRONOTACHIGRAFO a 20:58 | link | commenti (6) |
banalità

domenica, 10 settembre 2006

Cinque sillabe,
altre sette sillabe,
ancora cinque.

(Haiku tautologico 5,7,5)

Postato da: Vespero a 09:33 | link | commenti (4) |

giovedì, 07 settembre 2006
i pesci in faccia

Carambolando,recuperai un barlume dal fondo.Rimuginai su plutoniche derive dandoci dentro con l'olio di gomito,e arieggiando.Non poteva essere pericoloso l'inverno degli incroci

Postato da: diamonds a 13:53 | link | commenti (20) |

martedì, 05 settembre 2006

DRUM MAN WALKING

Riassunto: Uscito dal coma e dall'ospedale il batterista è ancora nel tunnel

Doveva rintracciarlo, doveva sapere cosa stava cercando e se l'aveva trovato. Questo era il suo chiodo fisso da quando lo avevano dimesso. Di lui non sapeva quasi nulla. Non l'avevano registrato all'ingresso dell'ospedale, un'infermiera forse lo ricordava vagamente, forse era una specie di investigatore. Forse da lui voleva sapere qualcosa di qualche suo amico. Di certo nella confusione sorta dopo la sua crisi il tipo si era dileguato. Eppure in qualche modo lui sapeva che la sua successiva ripresa, quasi miracolosa stando ai medici, era collegata a quel misterioso personaggio.
Prima di uscire dall'ospedale aveva insistito con l'infermiera che, facendo più o meno finta di concentrarsi, aveva aggiunto che forse la questione riguardava un altro musicista.
Non gli restava che tornare da qualcuno dei suoi vecchi colleghi. D'altra parte non aveva nessun'altro a cui rivolgersi per cercare una qualunque traccia.
Fra tutti, che poi non erano tanti, gli sembrava una buona idea cominciare da quello sciroccato religioso che anni orsono suonava il sax nella band. Lo aveva visto alla televisione proprio poco dopo il suo risveglio. Stava a fianco di predicatore, uno dei più esaltati che aveva mai visto, e gli faceva da spalla suonando le trombe del giudizio! Ripensandoci era strano che il televisore in ospedale fosse sintonizzato su quel canale privato ed ancora più strana era la combinazione che quel volto conosciuto gli si fosse presentato davanti mentre si chiedeva chi era il misterioso visitatore ed i medici non avevano spiegazioni per la sua miracolosa guarigione.
Tante combinazioni dovevano avere un senso e lui lo voleva a tutti i costi trovare.

(continua...)

Postato da: quatermass a 17:10 | link | commenti (1) |

lunedì, 04 settembre 2006
Cui prodest? (evidenziare per leggere)

Mi tormentava un piccolo, insignificante particolare. Mentre lasciavo la scena del delitto mi colpì con inaudita chiarezza il ricordo di Matilde De Nives, riversa sul pallido cretonne del divano. Giaceva scomposta, posizionata trasversalmente rispetto all'ampia seduta. La testa si trovava in una posizione più bassa rispetto al resto del corpo.

Le gambe a cavallo dello schienale del divano, piegate a seguirne, oltre il bordo, anche il retro; il bacino aderente ai cuscini verticali; le spalle, il collo, le braccia in orizzontale sulla seduta; la testa penzoloni, i lunghi capelli decolorati a spazzare il pavimento. Il sangue a spisciolare piano sul tappeto. Sulla tempia destra uno sbrego, una ferita slabbrata e orlata di rosso, un segno lungo e tormentato. Forse era stata colpita con un attizzatoio, che nella sala mancava.

Forse questo era il risultato di un atto imprevisto, un gesto di rabbia, una passione improvvisa. Del resto che si trattasse di un delitto passionale era confermato da molte diverse circostanze. La stanza era in una piacevole penombra, la lampada vicina al tavolo era accesa, ma schermata da un foulard. Sul copritermosifone di marmo c’erano i resti di tre piccole candele rotonde, di quelle colorate, che si erano sciolte fino a spegnersi, lasciando nell’aria un aroma spesso e untuoso, forse sandalo, forse  patchouli o chissaché.

E come se non bastasse c’erano due bicchieri sul tavolino basso, nemmeno toccati, il liquido ambrato allo stesso livello e lì presso la bottiglia di liquore. La posizione di lei poi: le vesti in disordine, la gonna arrotolata sui fianchi… tutto, tutto lasciava presumere un incontro galante finito male: magari per un ripensamento della ragazza oppure per un giochino  che si era spinto troppo oltre.  


Eppure …eppure qualcosa stonava in quel bel quadretto accuratamente predisposto. Nessuna fanciulla l’avrebbe mai fatto: provvedere accuratamente ad ogni particolare e dimenticare di preparare se stessa. Non l’avrei mai capito, se non fosse stato per quell’unico, insulso particolare: non avevo potuto fare a meno di notare che le belle gambe di Matilde non erano esattamente glabre… Un appuntamento amoroso senza una ceretta preventiva! suvvia.
 
Adesso seguo un’altra pista. Matilde De Nives non lavorava da almeno due anni, eppure viveva nel lusso. Ogni primo del mese qualcuno versava sul suo conto corrente una cifra di 6000 euro. Da dove le venivano quei soldi? Cosa valeva tanto?
 
Così ora cerco informazioni e se qualcuno di voi ha visto o sentito qualcosa che possa fare luce sul mistero è pregato di farsi avanti. Prometto di mantenere l’anonimato. Ogni aiuto sarà gradito. (La polizia brancola nel buio…)
 
 

Postato da: CRONOTACHIGRAFO a 20:54 | link | commenti (4) |
giochiamo

 

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