Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
io e il prete si stava certi meriggi senza fare niente, che lui non c'aveva voglia di dire messa e rimandava le vecchie a casa dicendo loro: "aveste vissuto di più, non verreste a rompermi i coglioni tutte le mattine alle sei e tutte le sere pure, che dio non sta in un posto solo, non sta nella mia sacrestia, dovrebbe stare là fuori, sulle biciclette e nei capelli delle ragazze, al vento."
il prete e io si fumava quelle poche sigarette e lui voleva sapere un po' tutto di quello che stava là fuori, ma io pure mancavo da tanto tempo e non sapevo poi dirgli molto. delle ragazze di cui parlava, poi, non sapevo dirgli proprio nulla. "a scuola," potevo soltanto dirgli, "ne vedevo alcuna, ma stava di là dal recinto, nel convitto delle suore."
io e il prete ci si interrogava insomma a vicenda su questa faccenda delle ragazze, e poi si parlava di dio. "non ho risposte più di quante non ne abbia tu," mi diceva (insomma, io avrei dovuto saperne di ragazze e lui di dio, ma non si sapeva proprio nulla tutti e due). "epperò," diceva il prete, "so per certo che desso esiste, così come so dell'esistenza di giovani donne che se ne vanno in bicicletta, da qualche parte là fuori."
e così fu che il prete e io ce ne stavamo a sparare cazzate e a fumare guardando quelle rocce aspre e nere e la risacca che batteva contro esse, e le case arroccate più su con le vecchie che volevano andare a messa e mai avevano vissuto, e le altre cose vaste che vanno per il mondo e oltre fino ai confini dell'universo e, forse, fino a dio.
- Mi dispiace cara, sarebbe bellissimo accompagnarti ma ho deciso di dedicare l’intera giornata all’elettromakeup!–
M. liquidò con un saluto cinguettante la collega, spense il monitor del microcordless e si lasciò cadere sul divano, decisa a prendersi ancora il tempo di una sigaretta prima di entrare in attività. Il gusto dei giorni a programma libero era soprattutto in questi gesti estremi: fumare, leggere un romanzo, o semplicemente contemplare con soddisfazione il disordine quasi totale e l’aura di ciò che sarebbe dovuto esserci ma non c’era, come la cabina di elettromakeup, una delle prime cose di cui si era disfatta appena entrata in quell’appartamento. Il culto obbligatorio della Dea Privacy presentava qualche vantaggio. Si ritrovò a pensare alla collega con cui aveva appena parlato al telefono, così impeccabile nel rispetto dei colori settimanali, fanatica del total body fitness quotidiano e si chiese se nell'intimità del suo appartamento anche lei non indulgesse in pratiche anticonformiste. Ma si disse subito di no. Lei era il prototipo della donna perfetta. La sua vitalità era un cocktail perfettamente dosato di desideri che coprivano ogni fascia di prezzo. Ostentava una commovente semplicità che la faceva precipitare con lo stesso entusiasmo ad assaggiare l'ultimo formaggino anti-radicali liberi o a provare la Asphalt Jungle, la nuova monoposto Jaguar. No, neanche a pensarci. Del resto farle domande personali sarebbe stato estremamente sospetto. Anche nei videoincontri settimanali di psicofeedback in remoto M. non aveva mai osato toccare argomenti fuori dal field e si era guardata bene dal presentarsi in un abbigliamento non consono alla media della sua fascia campione. Non aveva informazioni sufficienti per valutare a quali conseguenze sarebbe andata incontro se un'anomalia come la sua fosse stata scoperta, visto che i regolamenti non erano resi noti, né del resto gli esiti di casi clinici di deviazione. La total mobility aveva creato già da tempo un continuo ricambio di popolazione in ogni ambiente ed era impossibile sapere se le persone scomparse improvvisamente erano state retrocesse, promosse o semplicemente destinate ad altra sede urbana. Gli incontri di psicofeedback erano programmati per orientare i disagi di massa: biostress, malinconia computer-related, scorn-out, sindrome da sport overload, depressione da ritardato successo, videodipendenze acquisite, comportamenti devianti in violazione dei diritti d'autore. Niente di più lontano da quel suo disagio sottile ma persistente, per il quale non c'era un nome né alcuna definizione clinica. A volte pensandoci rabbrividiva, si sentiva condannata a veder crescere dentro di sé quel potenziale distruttivo senza poter accedere a nessuno dei servizi di sostegno. Sentiva chiaramente che il suo problema era stato estromesso dal novero dei possibili problemi: non ce n'era traccia neanche nella fiction dei pericolosi circuiti underground. Era come essere gravemente ammalati di una malattia non riconosciuta e quindi inconfessabile e per definizione incurabile. In realtà per la maggior parte del tempo M. non si sentiva malata né voleva guarire, per quanta sofferenza e solitudine potessero procurarle quelle strane fantasie: spostamenti non organizzati e immotivati, turbamenti del metabolismo delle emozioni, contatti fisici extra…
Si sarebbe quasi intristita, come sempre le succedeva pensando al suo problema, se non avesse avuto la netta sensazione che in quel catalogo lucido che si era procurata con tanta difficoltà avrebbe trovato la soluzione, la via di fuga verso il mondo delle sue tendenze segrete. In più era orgogliosa dell’abilità e della lucidità con cui aveva portato a termine le trattative, costruendosi attorno una muraglia invalicabile di credibilissime menzogne. Ora il momento era arrivato: forse addirittura per prima avrebbe scelto con estrema cura le sue vacanze eterne nel nuovo catalogo clandestino Mortal Market.
"Braccato dalla follia e dai debiti",avrei eccellenti note biografiche per diventare uno scrittore.Con grande rammarico non sono in grado di andare oltre un prolegomena.Tiratemi fuori da qui(se vi riesce)
questa mattina 1:
lui si e’ appena svegliato e sta guardando il suo ipod nuovo di zecca ormai ridotto in una fila di pezzetti piccolissimi; il disordine in giro per la stanza e’ massimo, gli scaffali dei suoi vinile vuoti.
a parte la copertina di strange days per terra, non c’e’ piu’ traccia di musica analogica in giro.
ieri notte:
- “ma è un ipod! quello che contiene un lustro mpeg ininterrotto, amore grazie!”
- “buon compleanno tesoro, ti ho gia’ caricato tutta la tua musica divisa in due sezioni: anni sessanta ed anni settanta. Ti ho preso anche l’adattatore per la macchina, cosi’ te lo porti dove vuoi.”
- “ma ci sono i love, i buffalo, i byrds, i cream, i doors, non so proprio come ringraziarti.”
lui si sdraia sul divano e comincia a scorrere i titoli sul piccolo display, è eccitato ed ascolta le canzoni una ad una per non piu’ di dieci secondi; lei lo bacia, lo saluta e torna a casa sua.
lui si e’ addormentato con sweet jane ed adesso sta russando: è sempre sdraiato sul divano.
l’ipod si spegne da solo, non per un calo di batterie, ma per mettere in atto il piano, quello per cui e’ stato progettato.
con un singulto sputa fuori il jack degli auricolari e prende vita.
ora si muove da solo e corre sul pavimento, sa dove andare, non perde tempo; con un balzo e’ gia’ sullo scaffale dei dischi e comincia a toccarli uno ad uno usando un’antennina sbucata fuori dal buco rimasto sul suo fianco.
tocca harvest ed istantaneamente il vinile scompare con tutta la sua copertina gialla, tocca il secondo e succede lo stesso, poi e’ il turno di joni mitchell e blue non c’e’ piu’, e via con gli altri.
l’azione e’ rapidissima ed in meno di un minuto ipod e’ gia’ arrivato alla fine dello scaffale.
si blocca davanti ad una copertina che non ne vuole sapere di scomparire, la tocca, la ritocca, cambia lato e ci riprova, striscia la sua antennina sul bordo fino a graffiarlo, sta provando a bucarla quando parte un ceffone improvviso da un maciste che lo ribalta e lo scaraventa giu’ sul pavimento.
dal basso guarda in alto e vede l’omone uscito dalla copertina di strange days che si sta calando, come i pompieri, dalla sbarra che sostiene lo scaffale; senza pensarci su molto si rialza ed inizia a correre, fugge rapido.
maciste, ormai arrivato anch’esso al pavimento, lo sta rincorrendo e travolge tutto quello che si trova davanti: sposta le sedie, fa cadere i vasi, stacca le tende dal muro.
per cercare di bloccare l’apparecchietto gli ribalta addosso il tavolo con tutti i piatti ed i bicchieri; fino a quando con un salto riesce ad acchiapparlo, o meglio, a schiacciarlo con il pancione.
lo prende in mano stando bene attento a non lasciarselo scappare, si alza in piedi, si asciuga la fronte col dorso della mano e con un urlo lo scaraventa sul pavimento facendolo esplodere in mille pezzi.
si gira sbuffando e vede per terra la sua copertina; si avvicina, lancia uno sguardo al suo padrone che, nonostante il baccano, sta ancora dormendo sul divano.
- (a denti stretti) “vaffanculo a te ed al il tuo cazzo di accrocchio”.
con un ultimo passo torna nel suo vicolo assieme ai saltimbanchi, al nano ed al mimo.
questa mattina 2:
lui, con le dita attraverso i capelli arruffati, si sta grattando la testa, guarda il posacenere e vede il culetto della rizla lunga schiacciato dentro.
- “ sono stato io?”
Potevo sentirla ristagnare in pieno giorno.Nel suo riverbero splendevano sogni minerali che avrebbero potuto raccontarci un'altra storia non filtrata.La radice di Cagliari è acqua che aleggia sotto i piedi,come " un presentimento perenne dell'abisso" in una farsa messa in scena a danno di un esercito di rabdomanti chiamati ad un irrinunciabile appuntamento al buio da un destino liquido.Acqua difficile da non considerare come entità suprema,visto che è dal suo ventre che si dipana la vita,per venir meno quando la stessa si nasconde in masse inespugnabili o in instabili molecole.Acqua che mi sarei inginocchiato a pregare qualora fosse esistito un tempio indicato,o un teatrino,per implorare un perdono pietoso come uno stillicidio.Grazie comunque
Qualcosa sull’attualità .Da sinistroide quale sono trovo incoraggiante che un premier che solitamente non da scampo all’idiosincrasia verso ogni forma di conservazione di cui ho cura,riesca in due uscite convincenti a brillare di luce propria infischiandosene della certezza di avere uno staff non all’altezza. Affermazioni,che possono condurre fino in cima chiunque le sposasse senza imbarazzo.Sto parlando di quando insolentito dall’ennesima domanda postagli sull’esiguità dei numeri rispose adducendo il fatto che un vantaggio così succinto è più sexy. Sacrosanto,stupefacente da parte sua.Senza troppa certezze sulle spalle si maturano scelte più sentite,e ci si diverte pure se si ha la bocca buona per l’ignoto(“solo i veri matti non hanno dubbi”).Come vivere in un clima nel quale è improbabile la mummificazione. E nuovamente coglie nel segno quando intervistato nei paraggi di Pechino,in particolare su cosa avrebbe voluto consigliare agli imprenditori conterranei per esorcizzare la paura degli esportatori cinesi,senza indugi declama che “la paura ammazza”.Che è quello che si prova a sostenere da queste parti da molto tempo.Però poi torno a vedere un telegiornale e vengo acchiappato dagli ingranaggi della grande ruota dell’inerzia che tutto guida e capisco che forse era solo un fuoco di paglia come sempre

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