Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Vivo in un Armadio, per lasciare ai miei Scheletri il resto della Casa.
chi mi conosce già l'ha letto.
E' mio, stranamente,
mi piace, ovviamente,
lo aggiungo, stabilmente.
Rosen, cordialmente.
Vorrei avere una chitarra acustica Un aereo rigava il blu, il sereno Tra Ponza e Ustica è spuntato Erano decollati gli aeroplani Sfrecciano sul mare come bisce Ormai non frega quasi più a nessuno Ma io voglio guardare in faccia i generali Voglio la verità, la voglio tutta
per fare un ballata, sì, su Ustica
una testimonianza, un mio messaggio
per gli 81, compreso l'equipaggio.
al centro quasi esatto del Tirreno,
il cielo nel tramonto ci si ammanta
era il 27 giugno dell'80.
un mig libico, forse dirottato
prima corre basso sulle onde
poi dietro l'Itavia si nasconde.
erano tanti, e tutti americani
su quel mig c'è forse il colonnello
lo attaccano, lo sfidano a duello.
e sparano missili, gli aerei a stelle e strisce
Urla lo yankee: "Il libico lo fotto"
ma il mig libico sta dietro al DC8.
Un missile ha colpito il suo bersaglio
ma triste e terribile è lo sbaglio
non è il mig libico a esplodere sul mare
ma un aereo la cui colpa è di volare
nel centro esatto esatto di una guerra.
Intanto più nessuno parla a terra
Ma ecco velocissimi i servizi
che si affannano a cancellare indizi
cosa successe in cielo agli 81,
meglio occuparsi del gossip delle star
fa più notizia un morto alla Dakar.
voglio guardarli in faccia quei maiali,
quelli che hanno ordinato di sparare
quelli che hanno ordinato di occultare.
la voglio soprattutto quando è brutta,
e paghino gli assassini vili
di inermi ed incolpevoli civili
Prendi un Dinosauro.Impossibile ,vero?Davvero pensavi che questi mastodonti sarebbero riusciti a farla franca per decine di migliaia di anni sotto i nostri piedi senza che noi ce ne accorgessimo,per scoprirli solo nei primi anni del 1800,non lo trovi strano?Avori di scoglio lunghi svariati piedi e stinchi titanici sarebbero potuti essere oggetto di studio da parte dei molti scienziati ricchi e sfaccendati a spasso per il mondo medioevale contrapposti alla plebe che pure tra i colpi di coda per la sopravvivenza non avrebbe potuto non vedere,avori ciclopici dicevamo,passati inosservati.Un addetto ai lavori interrogato sul punto lo spiega col fatto che le varie branche della scienza prendono piede per esigenze variegate in tempi contingenti.Non mi basta.Hai mai visto un tirannosauro,non nei cartoni animati o in virtuali documenti,sul serio?.Sempre che non si vogliano prendere in considerazione quelli in bachelite(o quale altro diavolo di sostanza chissà ),esposti nei musei,a ricordarci un passato troppo lontano per essere smentito
Sveglia ogni giorno alla stessa ora. Movimenti abitudinari, meccanici. "Consueto", era la parola d'ordine della sua esistenza, racchiusa in ogni singolo gesto che iniziava. Anche negli incompiuti. Colazione a metà, per non fare tardi. Sempre la stessa, sempre mai conclusa. Per non fare tardi diveniva la giustificazione. Consueta, ovviamente.
Si svegliava nello stesso modo da anni oramai, e così come faceva quello, si guardava allo specchio. Nessuna velleità di narcisismo o ricerca dei segni del tempo. Si guardava perchè lo faceva sempre, ed era uno spazio di tempo da occupare. Forse cercava qualcosa negli occhi, una luce di rabbia, di sfida. O forse aveva solo un po' di sporcizia fra i denti da levarsi prima di non finire il pasto da inizio giornata.
Nazionalità incerta, foto sul comodino sbiadite, vestiti anonimi, macchina sempre nuova: l'unico vezzo, anche quello consueto. La cambiava a scadenze regolari, ammettendo candidamente di non averne bisogno reale, ma oramai aveva preso l'abitudine: era la gioia delle concessionarie, probabilmente per incapacità insita a contrattare. Era un individuo misero, ma lo era sulla soglia dei duecento orari. Sarebbe morto in un incidente, era un suo pensiero. Sarebbe morto ed avrebbe fatto storia. Ma era un piccolo pensiero di un piccolo uomo con una grande macchina, nulla più. Sarebbe divenuto una lamiera come tante altre, persino in quel frangente, sarebbe stato consueto.
Uscito di casa, vestito di abitudini e pregiudizi, si recò a lavoro e, per intonarsi al grigio del cielo cittadino, lo fece a piedi. Non mancava mai a questo appuntamento corroborante con lo smog, scusante per perder peso, per accumulare catrame, per non usare la macchina nuova. Perchè lui voleva morirci dentro come ogni piccolo uomo, ma aveva paura di farlo in maniera banale. Per un burrone, contro un treno: mai in un ingorgo. Ma non importa poi tanto, in fondo da monolocale a cubicolo, poco cambia della sua vita. Fotocopie da fare, computer da accendere, sigaretta da tralasciare - non avrebbe avuto il tempo di finirla - immagini di donne per l'unica erezione della giornata, ed iniziò la routine. Aveva qualcosa da fare, aveva sempre arretrati di altri che toccavano a lui, tanto non era capace di lamentarsi, avrebbe semplicemente levato tempo utile ad accumulare bonus e straordinari, entrambi fasulli e non retribuiti. Le dita battevano sui tasti della tastiera con monotona pigrizia, nella mente una musica splendida, forse Cohen, forse i cartoni animati, non riconosceva mai la differenza fra i generi; E' sempre splendido ciò che non ci appartiene, ciò che vediamo come libero. E' splendido per noi il pettirosso nella gabbia, perchè noi fra quattro sbarre non canteremmo, ma ci dispereremmo. Ma forse anche lui lo fa, anche lui si dispera, e noi gioiamo della bellezza di quelle grida strazianti. Non importa, in fondo battendo le dita su una tastiera non faceva nè l'uno nè l'altro, non cantava nè si disperava, era troppo meschino per esser in grado di avere uno dei due estremi, per provare gioia o dolore: aveva un'erezione, aveva il suo computer e le sue fotocopie, e tanto gli bastava. Sfruttò gli attimi fra un programma ed un'applicazione per inserirsi abusivamente nella vita del suo personaggio, per trasferire in lui gioie, dolori, ed anche la possibilità di provarci con una probabile donna di una razza irreale che dall'immagine tipicamente standard sembrava esser bella. Poi in fondo ci stava, e l'avrebbe aiutato a passare meglio la giornata. Non si era accorto che pioveva, in fondo non c'erano finestre nel suo cubicolo, ma rispose di sì alla domanda in merito, per sembrare più disponibile, più amichevole: sono piccole perversioni mascherate da cordialità, necessarie nel gioco delle parti, per sfogare nel sorriso qualcosa che non si è in grado di trattenere. Chiuse poi tutto quando la tipa iniziò a parlargli della vita reale, e del suo fidanzato lontano, facendogli domande personali a cui non aveva risposta, non avendo in fondo nulla da offrire oltre a quella stringa di dati che era il suo io virtuale. Si era concentrato solo sulla sua caratterizzazione, rinunciando alla propria, e nel fare ciò poteva solamente vivere quando spegneva l'anima, ed accendeva la connessione. La consapevolezza lo turbò, spezzò la sua routine, e lo spinse ad alzarsi sotto gli occhi distratti - la curiosità è un lusso che non molti hanno - dei suoi compagni di lavoro. Forse avrebbe dovuto dire amici, ma non lo erano, e compagni era già tanto.
Fuori pioveva, come già detto, e lui rincorse le gocce di pioggia dall'ultimo piano dell'ufficio fino al terreno, a braccia spalancate, un sorriso di libertà sul volto nel compiere l'unica azione non consueta della giornata. Di normale però ebbe solo un trafiletto nella penultima pagina di cronaca, assieme al ritrovamento di un cane scomparso, segno di quanto fosse stata considerata importante la sua fine. I cari non lo piansero perchè già morti, gli amici faticavano a ricordarsi nome e cognome e quindi lo ignorarono. Dietro lo schermo moltissimi sconosciuti invece si disperarono, ma in fondo erano lacrime fatte di dati, destinate a svanire nell'arco di pochi giorni.
Era stato nominato miglior impiegato del mese quel giorno.
Fu il più grande traguardo della sua vita, nonchè l'unico.
Ma non lo seppe mai.
Absyntheismo
(choka 5,7,5...7,7)
Tutta la notte
Ho cercato ristoro.
Rifletto nel The
Un volto stanco, curvo
d'ore perdute:
L'immensità del buio
è un pensiero che
Non posso concedermi.
Eppure è lì
Nascosta nell'angolo
della coscienza,
Incurante, pressante
come un felino;
A cui attenzioni assidue
non so negare.
Inutile il "Mea Culpa":
vano riparo,
come fumo d'arghilè
che cerca di sopirmi.
abteilung in Il tuo viso guardato...
utente anonimo in Il tuo viso guardato...
abteilung in Il tuo viso guardato...
utente anonimo in Il tuo viso guardato...
utente anonimo in è meglio viaggiare
"il giallo è geometria.Il nero è caos,emozione forte.E non prevede regole" Laura Grimaldi
Babsi Jones
Emir Kusturica
I delitti della Rue Morgue
Il Compagno Segreto
la seconda mappa
The Houses of the Rising Sun
Travelblog
Una discesa nel Maelström
we will survive(maybe) - mp3
Wu Ming Foundation
^^burnt offerings^^
oggi
luglio 2008
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
a futura memoria
abteilungs symphonies
aforismi
amabili resti
banalitÃ
depressione senile
dolorosamente
enigma
farneticazioni con leuco
giallocomic
giochiamo
immagini
in assenza di idee
incontri
lo stato delle cose
narcisisticamente
nostalgicamente
poesia
poeticamente
promessa
rain
ristampe
scusatemi
sogni
stato interessante
the morgan plane
where the apologies have not nam
where the apologies havent no na
wwf
visitato *loading* volte