Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Ci sono serate cubane.
Serate calde, un po’ afose, serate dove vuoi stare in una veranda – che non hai – a bere alcool – che hai – pensando a tutto ciò che è passato – che è troppo.
Il passato si siede accanto a te, ti prende il bicchiere, che non si sa come mai, ma riesce sempre ad avere più stile di te, se lo rigira fra le dita, ne osserva i riflessi, e poi si domanda.
Si domanda e basta, non ti dice mai cosa. Ma tu vedi il passato ripensare al passato, ripensare a sé stesso, ripensare non solo a sé, ma a “Se”. Il gioco più vecchio del mondo, che trasforma il tutto in malinconia, in malinconoia. Giocate in due, sulla scacchiera degli eventi, a capire se spostando quel pedone di un colloquio in fìeri potevate salvare la regina del momento. Oppure a causa di quel cavallo rotto dal meccanico la vostra torre in affitto è stata persa, oppure l’alfiere in arrivo l’avrebbe comunque presa. Non si sa, ma è sempre qualcosa che occupa una notte tenuta libera dalle stelle.
E si pensa, ci si ripiega come fogli di carta, si cerca nelle onde di imitare il mare, o di unire due punti che il destino ha reso inguaribilmente lontani. E’ uno sforzo, ma il passato ha solo tempo da guadagnare, e non ha più nulla da perdere, ed il destino in fondo non ce l’ha mai veramente con noi.
Difatti s’aggiunge, per quanto sia sempre di fretta, questa sera ha tempo per me. Per noi. Si siede anche lui, beve veloce però, non si gusta il bicchiere preso al passato, non lo sorseggia: in fondo sa già come finirà, non ha il piacere dei sapori, non ha il piacere della scoperta che posso avere io, non ha il piacere del ricordo che può avere l’altro: il Destino è un ragazzo triste, ed è l’unico giovane fra noi vecchi. Ma gioca bene a carte, e ci fa ridere quando dice che non bara.
Perché è vero, ma non sa mai spiegarcelo né convincerci. E più ci mostra dati di fatto, più noi ci ostiniamo a rifiutarne l’esattezza. E’ più logico di noi il Destino, più logico persino del vecchio Passato. In fondo il primo parla per partito preso, il secondo per esperienza vissuta.
Ma in tre beviamo duro, e ridiamo quanto basta. Si racconta a testa una storia, perché fa sempre bene raccontarci qualcosa, anche se conosciamo perfettamente la nostra vita. Che è una e trina, che dipende dai punti di vista, ma che è quella, non può cambiare. Io la vedo da davanti, lui la vede da dietro, e l’ultimo arrivato – che è il primo, ma non glielo ricordiamo mai – la vede dall’alto. Ci vogliamo bene, ma ci prendiamo a piccole dosi. Assieme siamo insopportabili, ed insostenibili.
E poi questa è una serata cubana, da sigaro sempre acceso anche da spento, da fumo che traccia disegni e contorni, e volti che non si ricordano perché mai esistiti.
Io vedo un gatto, con gli occhi di due colori diversi. Il passato rivede il passato, ma è perché rimane fisso sul bicchiere, non gli è possibile fare altrimenti. Ed il destino vede…Non importa, nessuno vuole mai sapere cosa vede, così rimango io in questo caso che racconto cosa vedo.
Un gatto con gli occhi di due colori diversi, il soffitto con le stelle colorate ed il pavimento con un sole ricamato; una bambina che balla al suono di un vecchio trombone, ed un viaggiatore che finalmente torna a casa con la rete piena di pesci e parabole.
Si pensa un po’ di tutto, quando la sera diviene notte. Si pensa alla religione, alla filosofia, all’immanente ed al trascendente. E si ride, si ride perché è sempre la stessa cosa, è sempre un gioco a rincorrersi e mangiarsi code – nostre od altrui poco importa, purchè si mangi – oppure a negare verità di fatto che sono false a priori. Esiste, ma alla fine? Non esiste, ma allora? L’Io, che se ci aggiungi una lettera risolvi il problema, ed è per questa singola consonante che divide le due parole che si sono fatte guerre e teoremi. Che poi in fondo…In fondo c’è il fondo. Del bicchiere, perché sono notti cubane, e diventano albe cubane, e non si parla più.
Si apre la finestra e si guarda il cielo, per il piacere di dare del ritardatario al sole.

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