Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Sentivo tutto il peso del corpo di Ruth, il voluttuoso ballonzolio dei seni e delle cosce e allo stesso tempo una formidabile responsabilità. Ero un’anima tornata sulla Terra, assente dal Cielo di straforo. Mi era stato fatto un regalo. Con uno sforzo di volontà provai a stare più eretta che potevo.
<<Ruth?>>
Cercai di abituarmi al nome. <<Sì>> risposi.
<<Sei cambiata>> disse. <<E’ cambiato qualcosa>>.
Eravamo quasi in mezzo alla strada, ma quello era io mio momento. Avevo una gran voglia di dirglielo, ma come? <<Sono Susie, ho poco tempo>>. Avevo troppa paura.
<<Baciami>> dissi allora.
<<Che cosa?>>
<<Non ti va?>>. Gli accarezzai il viso e sentii una barbetta ispida che otto anni prima non c’era.
<<Cosa ti è successo?>> fece lui sconcertato.
<<A volte capita che un gatto precipiti dal decimo piano e atterri sulle zampe. Uno ci crede solo perché lo legge sul giornale>>.
Ray mi fissava disorientato. Chinò la testa e le nostre labbra si sfiorarono, tenere. La sensazione delle sue labbra fresche mi scese dentro, fino al midollo. Un altro bacio, un pacchetto prezioso, un dono rubato. I suoi occhi erano così vicini ai miei che vedevo le macchioline verdi nel grigio delle iridi.
Lo presi per mano e ritornammo alla macchina in silenzio. Mi accorsi che restava leggermente indietro di proposito e tirandomi il braccio scrutava attentamente il corpo di Ruth per assicurarsi che camminasse bene.
Mi aprì la portiera, io mi infilai dentro e sistemai i piedi sul tappetino. Ray girò attorno alla macchina e quando entrò mi guardò intensamente ancora una volta.
<<Chwe c’è?>> gli chiesi.
Lui mi baciò di nuovo sulle labbra piano piano. L’avevo desiderato così a lungo. Il momento si dilatò e io assaporai: la carezza delle sue labbra, la barba lehhera che mi sfiorava e il bacio, il piccolo schiocco delle nostre labbra che si schiudevano dopo essersi incollate e poi, più brutale, il ditacco. Il rumore echeggiava nel lungo tunnel della solitudine in cui avevo dovuto accontentarmi di guardare gli altri sulla Terra toccarsi e accarezzarsi. Nessuno mi aveva mai toccata in quel modo. Ero solo stata ferita da mani dimentiche di ogni tenerezza. Ma dopo la morte si era disteso nel mio Cielo un raggio d luna che continuava a ruotare e lampeggiare: il bacio di Ray Singh. In qualche modo Ruth lo sapeva. […]
<<Dove vuoi andare?>> mi chiese Ray.
Era una domanda immensa, per una risposta infinita- Non avevo nessuna intenzione di inseguire il signor Harvey e lo sapevo. Guardai Ray e capii perché ero lì: per riprendermi un pezzo di cielo chenon avevo mai conosciuto.
<<Al negozio di Hal Heckler>> annunciai decisa.
<<Come?>>
<<Me l’hai chiesto tu>> dissi.
<<Ruth?>>.
<<Si?>>.
<<Posso baciarti ancora?>>.
<<Si>> risposi arrossendo.
Lui si chinò su di me mentre il motore si scaldava, le nostre labbra si entrarono di nuovo e in quel momento ecco lì Ruth che parlava a un gruppo di uomini anziani col basco e maglioni neri a collo alto; loro ripetevano in coro il suo nome, tenendo a mezz’aria una miriade di accendini fiammeggianti.
Ray si appoggiò allo schienare e mi guardò. <<Che succede?>> chiese.
<<Quando mi baci vedo il paradiso>> dissi.
<<E com’è?>>
<<Ognuno ha il suo>>.
<<Spiega>> disse lui sorridendo. <<Approfondisci>>.
<<Fai l’amore con me>> gli dissi io, <<e ti racconto>>.
<<Ma tu chi sei?>> mi chiese allora; però non si rendeva ancora conto di cosa mi stava chiedendo.
<<La macchina si è scaldata>> dissi.
..
Entrammo nel piccolo spiazzo che circondava il negozio di Hal. Ray fermò l’auto e tirò il freno a mano.
<<Perché qui?>> mi domandò.
<<Ricordati che stiamo esplorando>>.
Lo portai sul retro e tastando sopra lo stipite della porta trovai la chiave.
Dentro era come lo ricordavo, l’odore di grasso di moto riempiva l’aria.
<<Mi sa che devo farmi una doccia>> dissi. <<Tu perché non ti metti comodo?>>.
Entrai nel bagno e lasciai la porta socchiusa. Mentre mi toglievo i suoi vestiti aspettando che arrivasse l’acqua calda, sperai che Ruth mi vedesse, che vedesse il suo corpo come lo vedevo io, nella sua perfetta bellezza vivente.
Entrai nella vecchia vasca con i piedi ad artiglio e rimasi lì sotto il getto. Ma per quanto calda facessi scendere l’acqua, continuavo a sentire freddo. Chiamai Ray. Lo pregai di entrare.
<<Ti vedo attraverso la tendina>> mi avvertì lui distogliendo lo sguardo.
<<Non fa niente>> dissi. <<Mi piace. Spogliati e vieni qui sotto con me>>.
<<Susie>> disse, <<lo sai che non sono il tipo>>.
Il mio cuore perse un colpo. <<Cosa hai detto?>> gli chiesi, fissandolo negli occhi attraverso la fodera bianca trasparente che Hal usava come tenda. Ray era una sagoma scura circondata da centinaia di minuscoli punti di luce.
<<Ho detto che non sono quel tipo>>.
<<Mi hai chiamata Susie>>.
Ci fu silenzio, poi lui tirò la tenda, stando attento a non guardare altro che ilmio viso.
<<Susie?>>.
<<Vieni>> dissi, con gli occhi gonfi di lacrime. <<Ti prego, vieni>>.
Chiusi gli occhi e aspettai. Misi la testa sotto l’acqua e sentii il calore punzecchiarmi le guance e il collo, i seni, il ventre e l’inguine. Poi lo sentii armeggiare, sentii la fibbia della cintura che batteva sul freddo pavimento di cemento e gli spiccioli che cadevano dalle tasche.
Ray scostò la tenda. Mi voltai e aprii gli occhi. Sentii una folata d’aria meravigliosa all’interno delle cosce.
<<Va tutto bene>> dissi.
(Alice Sebold - Amabili resti)
domani riporto la seconda parte

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