Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"
Lui entrò lentamente nella vasca. All'inizio non mitoccò ma poi, per prova, sfiorò una piccola cicatrice che avevo sul fianco. Entrambi seguimmo il dito che scendeva sulla ferita sfilacciata.
<<Incidente di Ruth a pallavolo, millenovecentosettantacinque>> dissi. E rabbrividii di nuovo.
<<Tu non sei Ruth>> disse lui, con il volto pieno di stupore.
Gli presi la mano che aveva raggiunto la fine del taglio e la appoggiai sotto il mio seno sinistro.
<<Vi ho guardati per anni>> dissi. <<Voglio fare l’amore con te>>.
Ray fece per dire qualcosa, ma le parole che aveva a fior di labbra erano troppo strane per essere pronunciate ad alta voce. Mi sfiorò il capezzolo col pollice e io gli presi il viso. Ci baciammo. L’acqua scorreva tra i nostri corpi e gli bagnava i peli radi del petto e dell’addome.
Lo baciai perché volevo vedere Ruth, e Holly, e sapere se loro mi vedevano. Sotto la doccia potevo piangere e Ray poteva baciare lemie lacrime senza sapere bene perché stessi piangendo.
Gli toccai ogni parte del corpo tenendola fra le mani.
Gli strinsi il gomito. Gli presi i peli del pube fra le dita.
Tenni nel palmo quella parte che il signor Harvey (colui che mi aveva provocato la morte otto anni prima) aveva spinto a forza dentro di me. Dentro di me dissi gentile e poi uomo.
<<Ray?>>.
<<Io non so come chiamarti>>.
<<Susie>>.
Gli posai le dita sulle labbra per fermare le domande.
<<Ti ricordi il bigliettino che mi scrivesti? Ti ricordi che ti eri firmato il Moro?>>.
Per un istante restammo immobili e guardai l’acqua che gli imperlava le spalle, poi scivolava giù.
Senza dire altro, Ray mi sollevò e io gli allacciati intorno le gambe. Lui uscì dal getto dell’acqua e si puntellò sul bordo della vasca. Quando fu dentro di me, gli presi il viso fra le mani e lo baciai più forte che potevo.
Duò un minuto intero, poi lui si staccò. <<Dimmi com’è>>.
<<Certe volte somiglia al vecchio liceo>> risposi senza fiato. <<Anche se sulla Terra non sono riuscita ad andarci, nel mio Cielo posso accendere un falò nelle aule o correre su e giù per i corridoi strillando quanto mi pare. Però non è sempre così. Può anche sembrare la Nuova Scozia o Tangeri o il Tibet. E’ come quello che hai sempre sognato>>.
<<E Ruth è lì?>>.
<<Ruth sta facendo una lettura pubblica, ma poi ritorna>>.
<<E tu ti vedi?>>.
<<Adesso sono qui>> risposi.
<<Ma fra un po’ te ne andrai>>.
Non gli avrei mentito. Chinai la testa. <<Mi sa di sì, Ray. Sì.>>.
Allora facemmo l’amore. Lo facemmo nella doccia e poi sul letto, sotto le lucine e le stelle fosforescenti. Dopo, mentre lui riposava, lo baciai lungo la spina dorsale e benedii ogni groviglio di muscoli, ogni neo e ogni macchia.
<<Non andartene>> disse lui, e mentre le gemme scintillanti dei suoi occhi si chiudevano udii il fiato corto del suo sonno.
<<Mi chiamo Susie>> sussurrai, <<di cognome Salmon, come il pesce>>. Posai la testa sul suo petto e mi addormentai di fianco a lui.
Quando riaprii gli occhi, la finestra era rosso scuro e capii che non mi era rimasto molto tempo. Fuori, il monto che avevo guardato tanto a lungo viveva e respirava sulla stessa terra dov’ero anch’io. Ma sapevo che non sarei uscita. Avevo preferito usare quei momenti per innamorarmi, per innamorarmi con quell’abbandono che non avevo provato nella morte, l’abbandono dell’essere vivi, la luminosa e buia pena dell’essere umani, l’andare avanti a tentoni, brancolando negli angoli per poi aprire le braccia alla luce, in un continuo attraversare l’ignoto.
Il corpo di Ruth stava perdendo le forze. Mi puntellai su un braccio e guardai Ray che dormiva. Sapevo che da lì a poco me ne sarei andata.
..
<<Posso toccarti ancora?>>. Scostò le lenzuola dalle gambe e si tirò su a sedere.
In quel momento vivi qualcosa di nebuloso e immobile in fondo al letto. Cercai di convincermi che si trattava di un bizzarro gioco di luce, una massa di pulviscolo intrappolato nel sole morente. Ma quando Ray allungò una mano a toccarmi, non sentii niente. Lui si chinò e mi baciò delicatamente sulla spalla. Non lo sentii. Mi pizzicai sotto la coperta. Niente.
La massa nebulosa in fondo al letto cominciava a prendere forma. Mentre Ray si alzava dal letto la stanza si riempì di uomini e donne.
<<Ray>> lo chiamai un istante prima che entrasse in bagno.
<<Sì>>.
<<Leggi i diari di Ruth>>.
Lo guardai attraverso le sagome scure degli spiriti ammassati in fondo al letto e vidi che mi sorridevano. Vidi il suo corpo fragile e bello voltarsi e infilare la porta.
Un tenue e improvviso ricordo.
Ripensai a Ruth, a quell’evento totalmente inatteso. Ero ben conscia che in Cielo come in Terra era sempre stata la speranza a sostenermi. Il sogno di diventare una fotografa naturalista, il sogno di vincere un Oscar alle medie, il sogno di baciare un’altra volta Ray Singh. E guarda cosa capita a sognare.
…
<<Mi passi un asciugamano?>> gridò Ray dopo aver chiuso il rubinetto. Siccome non rispondevo, tirò la tenda. Lo udii uscire dalla vasca e avvicinarsi alla soglia. Vide Ruth e corse da lei. Le toccò la spalla e con aria assonnata lei si tirò su. Si guardarono. Non ci fu bisogno di dire niente. Ray aveva capito che me n’ero andata.
Lasciare la Terra la seconda volta mi fece lo stesso effetto: la destinazione bene o male inevitabile, le cose già viste passando tante volte. Ma stavolta ero accompagnata, non strappata alla vita, e sapevo che sarebbe stato un lungo viaggio per un luogo assai lontano.
(Alice Sebold - Amabili resti)

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