L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

martedì, 14 marzo 2006

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Talor mentre cammino per le strade
-Camillo Sbarbaro

Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d'essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M'occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s'imprimono dolorosamente.
E conosco l'inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l'inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d'esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall'attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l'orlo
d'un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell'attimo dentro m'impauro
a vedere che gli uomini son tanti.

Postato da: iperio a 10:00 | link | commenti (5) |
immagini, incontri, poeticamente

sabato, 12 novembre 2005
Questa storia l'appoggio qui...

Succedeva ogni volta. Ogni volta che erano vicini. Dentro di lei si placava il bisogno di lui. Lui si sentiva a casa.  Allora si cercavano. Erano colleghi e pertanto, davanti agli altri, mantenevano un rapporto formale e correttissimo.

Ma quando erano insieme e da soli, riducevano al minimo gli spazi tra di loro. Erano poli diversi pieni di un magnetismo fortissimo. Lei, più bassa, osservava di nascosto il collo di lui che spuntava dalla camicia, immaginando di appoggiarsi alle sue spalle larghe, e di infilargli la mano fredda sotto la giacca, per sentire attraverso il tessuto il calore della sua pelle tesa. Lui aspirava gli aromi dei capelli di lei e ne carezzava i contorni con sguardi lenti.

Oppure lavoravano l'una di fronte all'altro, fra loro una scrivania. E il buio del pomeriggio scendeva lento. Le ore passavano, tutti andavano a casa e al mondo non rimanevano che loro su quella zattera-scrivania. E allora i discorsi si facevano più intimi, gli sguardi più diretti, la seduzione più esplicita. Ma non avevano mai veramente oltrepassato il limite. Il limite che separa fisicamente due esseri umani. L'altruità, il confine, la pelle e il corpo di un altro.

Finchè successe anche quello. Lui le prese una mano.Lei gliela lasciò.Cominciò di lì un viaggio di scoperta. Lei porse anche l'altro braccio e girò i polsi, esponendo gli avambracci candidi. Lui ricamò su quelle braccia rotonde carezze infinite.Quando capì che non desiderava fare altro, lei girò nuovamente le braccia, fece forza sulle mani,si alzò sulle gambe, mentre  la sedia cadeva all'indietro e in un'attimo superò definitivamente lo spazio rimasto fra loro, che non era poi molto.

 Schiuse le labbra umide e calde e lui la riempì. In fondo la scrivania era proprio una zattera, o un'altare, o forse un'astronave. La luce fioca della lampada da tavolo illuminava solo loro. E il desiderio si faceva finalmente gesto, e le parole divenivano carezze. Tutto era finalmente possibile. Tutto era lecito. Non le disse mai che l'amava. Ma l'amava, tutte le sere, con il trasporto e la passione che prova solo chi si perde..... 

Postato da: CRONOTACHIGRAFO a 19:11 | link | commenti (4) |
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