L.A.NOIR

Storie di funghi sotto i ferri (straight on till morning) **Elementi di Tenebra -"Il passato è una terra straniera"-Davanti,Sua Maestà Il Futuro(dilazioni) #"Se spezzi il nucleo dell'atomo ci troverai racchiuso il sole"# -----Guai ai Vinti------(La piccola bottega dei clangori)§§§§§§§§§§§ "Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini"

giovedì, 08 dicembre 2005

Voglio fare briciole di me stessa

soffiarci sopra

e

volare via

come pioggia

su pistillo

Postato da: zoestyle a 19:37 | link | commenti (8) |
rain

lunedì, 13 giugno 2005
le storie di Roberto Bernabo'

Vorrei raccontarti le storie segrete che vivono nascoste nei cuori degli uomini mentre la loro vita trascorre, inconsapevole, macinata dai giorni del lavoro e dei rari incontri della sera. 

Esse seguono, sai, traiettorie asimmetriche e rimbalzano negli spazi lasciati vuoti da un addio, dalla fine di un amore, dai titoli della sigla di un film appena terminato.  

Ti vorrei condurre in questo mondo popolato da forti sentimenti, da tremendi inganni, da fantasie erotiche e assassine, da richiami notturni e dagli incontri, quelli ostacolati dal destino, dalla malasorte, quelli mancati anche perché eri arrivata solo troppo tardi.  

E' lì che dove, finalmente, la freccia scoccata dal destino prende proprio nel centro il suo bersaglio.

La vela si gonfia, il raggio coglie proprio la purezza dello sguardo e il cielo è di quel colore azzurro intenso ed il mare ha sempre le sfumature di settembre. Ed il sole, che accompagna la natura, abbraccia la terra, l'uva, gli ulivi, i pini ed i castagni e l'uomo è proprio come tu l'immaginasti.  

E la musica allora tu mi chiederai esitante ? Quali gli strumenti che la suoneranno ? 

E quali le segrete melodie che vibrano nei giorni dell'inganno ? 

Una voce soltanto, ti risponderò la tua voce, che canta senza sosta la canzone della vita che sogno quando sogno, da solo, di notte, mentre ti ripenso.

Postato da: Nonostantetutto a 20:30 | link | commenti (2) |
rain

giovedì, 17 febbraio 2005

 

01basvio4fk2aj.jpg

 

Tastò le coperte ma dalla parte opposta del letto matrimoniale non c’era neppure una piega che indicasse che qualcuno si era seduto accanto a lei, veramente.

Pensando ad un’allucinazione, si sdraiò, fece un respiro profondo e si decise a spegnere nuovamente la luce.

Niente.

Solo il rumore della pioggia fuori.

Poi all’improvviso la porta si aprì, passi pesanti percorsero la stanza, un sedere pesante si sedette dalla parte opposta del letto, scarpe pesanti si sfilarono e caddero sul pavimento, un corpo pesante si sdraiò accanto a lei.

Gelo, paura, occhi sbarrati.

Buio, silenzio, un respiro pesante, l’odore della polvere che impregnava le tende e la tappezzeria di stoffa.

Poi un corpo si protese  verso di lei, e l’abbracciò.

Era un corpo reale, poteva sentirne le pulsazioni, il respiro, una voce che mormorava - cara, come stai?-  l’odore di vino da una bocca sconosciuta.

Tese le braccia per accendere la luce, ma braccia più forti l’afferrarono, la strinsero, un corpo estraneo si unì al suo, paralizzato dalla paura.

Nemmeno riuscì a gridare.

Un amplesso abituale, come di uno che tutte le sere beve il suo bicchiere di vino e si corica.

Il tempo di bere un bicchiere, appunto.

Poi la presenza si voltò e respirò un – buona notte – e presto iniziò a russare.

Rain restò paralizzata e gelida.

Accoccolata in se stessa.

 

Quando ebbe il coraggio di accendere la luce, si aspettava di trovare uno degli ospiti dei suoi datori di lavoro, dormiente.

Uno dei tanti cugini di Milord, o della principessa.

Uno stupratore di famiglia.

Ma non ebbe il coraggio di girarsi.

Allungò la mano e provò solo una gelida assenza.

Il letto non era, evidentemente, stato usato da quella parte.

Era persino freddo, gelido.

Si alzò e corse via, la casa era vuota, i corridoi tutti bui.

Trovò la stanza di Costanza.

Lei russava e non la svegliò.

Si sdraiò nel lettino accanto e cercò di addormentarsi.

 

La mattina dopo a colazione erano sole.

-        Perché sei venuta a dormire da me, le chiese Costanza?

-        Nulla. Paura del buio, rispose, non volendo dire di più.

-        Certo che non sei la prima a non riuscire a dormire lì. La Signora odia quelle sciocche superstizioni, naturalmente. Ma dicono che nella stanza ci si sente. Nel ’55 ci si è impiccato uno, sai? Era un operaio che stava ristrutturando la casa. Si prese qualcosa di forte e morì sdraiato su un letto. Da allora dicono che in quella stanza ….. Persino il cugino di Milord, l’inverno scorso, è fuggito via da lì in piena notte. Ma tu hai sentito niente? Puoi dirmelo, sai, non lo dirò a nessuno.

 

 

Ps. Rain vive ancora, sta trascorrendo una lunga vita ed io sono l’unico a cui ha raccontato questa storia.

Postato da: iperio a 12:29 | link | commenti (3) |
rain

venerdì, 14 gennaio 2005

 

La stanza era cupa e magnifica.

Dannunziana.

Rain le diede un’occhiata, poi uscì di casa, era il suo pomeriggio libero.

Quando tornò, dopo essere stata corteggiata da diversi giovanotti che non aveva degnato della minima attenzione, e dallo sguardo enigmatico di quel giovanotto alto, moro, mgro e dagli occhi celesti e fulminanti, che segretamente già amava, si recò nella stanza nuova, si tolse le scarpe e prese il libro, un Moravia indifferente che presto la fece addormentare.

Si svegliò raggelata. Era notte fuori pioveva ancora più violentemente.

Il palazzo era silenzioso e buio..

Rain si accucciò sotto le coperte ancora vestita.

Stava per riaddormentarsi quando udì distintamente il rumore di un respiro pesante accanto a lei, una persona che dormiva.

Istintivamente si ritrasse, poi chiamò: Costanza.

Era capitata una volta che la donna le aveva chiesto di dormire con lei nella stanza, su un altro letto.

Costanza aveva paura a dormire da sola e se mancava la sua compagna di stanza, la cameriera austriaca Felicina, per lei era un problema.

La persona non rispose, Rain non sapeva cosa pensare.

Allora accese la luce.

Non c’era nessuno nel letto.

(continua su questo blog.2)

Per leggere la parte precedente segui il link  rain

Postato da: iperio a 11:20 | link | commenti (9) |
rain

martedì, 14 dicembre 2004

 

 

Rain viveva nell'antico palazzo a Piazza Navona da tre mesi ormai.

lei era libera.

fuggita di casa a 17 anni dalla cupa irlanda cattolica e avvilente, aveva vagato qua e là, tra Londra e Parigi, Vienna e Amsterdam, amava le grandi belle città.

ora era segretaria di una principessa di sangue antico, curava i suoi cani e i suoi appuntamenti

e le sue lettere in lingue straniere.

e badava che i suoi figlioli mangiassero la merenda e seguissero tutte le lezioni.

erano bei bambini indisciplinati, figli allegri di una principessa così triste.

quando la guardava attraverso uno specchio di rame vecchio come il palazzo, poteva vedere un ombra di morte sul volto della principessa.

ma era una morte che lei si sarebbe data da sola, qualche anno dopo.

sommersa dalla noia e dall'infelicità di una vita non voluta.

anche rain era infelice.

sarebbe stata sempre infelice, lei e i suoi figli abbastanza sensibili da essere infelici come lei.

ma in quel momento era solo stanca. fisicamente.

quella vita era brillante.

gli aristocratici la trattavano quasi da pari.

del resto era una bella ragazza.

una bella ragazza non facile.

era il 1958 e su roma pioveva fitto fitto.

rain guardava fuori la piazza stranamente deserta.

Costanza, la cuoca, venne a chiederle una cosa.

un favore. la principessa ha ospiti stasera.

servirebbe la tua stanza.

dovresti dormire nell'ala non utilizzata. è vicino alla mia stanza. solo per stanotte. la stanza è ampia e pulitissima. se vuoi Generosa rifarà il letto e darà una spolverata. e farà passare aria.

ma non era pulita?

Costanza era una bella donna italiana sulla quarantina, bassa e robusta, con un magnifico sorriso e occhi scintillanti.

va bene. per me va bene.

(continua su questo blog.1)

Postato da: iperio a 13:05 | link | commenti |
rain

 

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